FINO ALL’ULTIMO INDIZIO

FINO ALL’ULTIMO INDIZIO
di John Lee Hancock


John Lee Hancock scrive Fino all’ultimo indizio nei primi anni ‘90 e lo gira nel 2019. Nel frattempo, da Seven a True Detective, il modello del procedurale con un’anima ha cambiato forma, durata, e domicilio. E in conseguenza di questo, e di qualche pecca strutturale, il film appare sorpassato e poco equilibrato. A Los Angeles, Denzel Washington è un detective dal passato controverso che aiuta il collega Rami Malek a dare la caccia a un pericoloso serial killer. Jared Leto è il principale sospettato. Sulle principali piattaforme streaming.

Déjà vu

Già visto, già sentito. In più di un modo, nessuno dei quali particolarmente gratificante, Fino all’ultimo indizio è figlio del suo tempo, che è piuttosto diverso da quello attuale. Un po’ come lo stropicciato protagonista, il sempre dannatamente efficace Denzel Washington, imbolsito bambino prodigio della squadra omicidi con più di uno scheletro nell’armadio, da qualche tempo fuori dai giochi. Riscattato dall’anonimità di un commissariato di provincia e ricondotto sulla via di Los Angeles, siamo nei primi anni ’90, per effetto di un imprevedibile gioco di casualità. Due spunti. L’insistenza del rampante e inquieto detective Rami Malek, prima. Una serie di foschi omicidi seriali poi, che potrebbero o no essere collegati al grande caso irrisolto di qualche anno prima, sfogo narrativo e spirituale ineludibile per la letteratura poliziesca di ogni epoca e formato, lo costringeranno a rivedere i termini del suo esilio. Da qui in poi è il gatto con il topo con il sospettato numero uno, l’inquietante Jared Leto, e una pretesa non così approfondita di studio di carattere. Sulle più importanti piattaforme.

Sono tornati gli anni ’90?
Fino all'ultimo indizio recensione

Lo sfondo storico ha il suo peso. Originato da uno script che John Lee Hancock data intorno al 1993, Fino all’ultimo indizio a quasi trent’anni di distanza funziona, se non altro, come reliquia e radiografia a un tempo di un preciso stadio dell’evoluzione dell’istinto produttivo hollywoodiano. Il cinema di genere che si scopre improvvisamente mainstream (Oscar, botteghino) e recuperato nella considerazione critica, soprattutto in conseguenza del monumentale successo de Il silenzio degli innocenti (1991), per un decennio e forse anche qualcosa in più modella il gusto generale e requisisce gli schermi di mezzo mondo. L’offerta è una replica in serie del modello guardie e ladri, con più di un aggiustamento. L’idea è che il ladro a questo punto esplori senza troppi rimorsi le profondità di un istinto nichilista e spaventosamente perverso, mentre la guardia non è che stia poi tanto meglio.

Il modello di riferimento per qualsiasi costruzione di (tal) genere è, va da sé, l’impronta di forma e contenuto lasciata sul tipo di cinema e l’industria tutta da Se7en (1994), archetipo insuperato di armonizzazione tra introspezione psicologica e rigore procedurale. La regia di Hancock insegue senza requie il fantasma del film di Fincher replicandone la morale, qui piuttosto vaga, la simmetria nel cast, il triangolo che però funziona meno bene, addirittura il finale che allude ma non fa centro.

No, e difficilmente ritorneranno
Fino all'ultimo indizio recensione

Fino all’ultimo indizio teoricamente anticipa la rivoluzione di Fincher cercando di contrabbandare pillole di introspezione tra le pieghe della detective story pura. Ma i 28 anni che separano la prima stesura dal film cotto e mangiato sono tanti, forse troppi. L’anacronismo supremo è la donna nel film: vittima, madre, complice, spettro. Reazione, mai azione.

Con la televisione che per una questione di tempo e spazio riscrive la geografia e si appropria del procedurale con un’anima (Mindhunter, True Detective), il margine di credibilità cinematografica per la curiosità archeologica di Hancock si assottiglia maledettamente. Ciò che un tempo avrebbe suggerito novità e volontà di rottura, oggi appare sorpassato e non espresso a sufficienza. Come se non bastasse, l’uscita streaming di un lavoro pensato espressamente per la sala aggiunge all’equazione il sapore di un’amarissima, superflua, ironia.

Qualche parola sul cast e poi le conclusioni

Denzel Washington naviga sul racconto con la consueta energia disinvolta e carica su di sé il peso del mondo (e del film). Il dialogo del suo angelo caduto, in perenne conflitto con un’interiorità traumatica e un mondo molto cattivo, è reso con naturalezza, carisma e un apprezzabilissimo senso della misura. Rami Malek a metà del guado, suggerisce con efficacia la natura “scomposta” dell’anima del suo detective – il giovane Washington doveva assomigliargli in qualche modo – ma non misura perfettamente l’equilibrio tra stabilità e nevrosi. Eccentrico, sopra e fuori le righe in una maniera meno respingente di quanto non si dipinga criticamente, Jared Leto rispolvera la tipica personalità borderline pazza furiosa su cui si è costruita ad oggi buona parte della sua carriera.

Fino all'ultimo indizio recensione

In principio e per gran parte del tempo Fino all’ultimo indizio gioca al thriller procedurale standard, rievocando modelli ben conosciuti e preoccupandosi di non deviare troppo dal senso comune. Il tentativo, neanche troppo velato, è di “aggredire” la banalità del genere e così facendo preparare il pubblico alla sorpresa del terzo atto, che in teoria dovrebbe svelare la natura più intima del film. Che sarebbe l’analisi di un carattere che viene prima e oltrepassa il mistero stesso dell’indagine. Ma il risultato è purtroppo confusionario e squilibrato. Se l’idea di partenza conservava motivi di interesse, e restava ammirevole nella sua volontà di inseguire una scintilla di originalità in un discorso abbastanza stereotipato, l’esecuzione cade vittima delle trappole di una costruzione poco calibrata e di un tempo che trascorre in fretta. Poco o troppo, è da decidere.

Fino all'ultimo indizio poster locandina

Titolo originale: The Little Things
Regia: John Lee Hancock
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Durata: 128’
Genere: Noir, Thriller
Cast: Anna McKitrick, Chris Bauer, Denzel Washington, Ebony N Mayo, Frederick Koehler, Glenn Morshower, Isabel Arraiza, Jared Leto, Jason James Richter, John Harlan Kim, Joris Jarsky, Judith Scott, Maya Kazan, Michael Hyatt, Natalie Morales, Rami Malek, Sheila Houlahan, Sofia Vassilieva, Terry Kinney, Tiffany Gonzalez
Sceneggiatura: John Lee Hancock
Fotografia: John Schwartzman
Montaggio: Robert Frazen
Musiche: Thomas Newman
Produttore: Donald Sparks, John Lee Hancock, Mark Johnson
Casa di Produzione: Gran Via, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros. Italia

Data di uscita: 05/03/2021

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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