ANNA

ANNA
di Luc Besson


Con l’usuale approccio ipercinetico e popolare, e una protagonista (la quasi esordiente Saša Luss) che regge bene le continue trasformazioni del personaggio, Luc Besson architetta in Anna un gioco di reiterate svolte narrative, di continui flashback e flashforward che spezzano qualsiasi idea di linearità e rischiano a più riprese la saturazione; ma, se si riesce a stare al gioco, il film intrattiene con personalità e stile. Su Amazon Prime Video.

Matrioska bionda

È un destino un po’ sfortunato, quello incontrato nel nostro paese da questo Anna, ultimo lavoro (ma pur sempre risalente al 2019) di Luc Besson. Il film di Besson, infatti, uscito negli USA a giugno 2019, e successivamente distribuito in gran parte dei paesi europei e asiatici, è stato acquistato in Italia dalla 01 Disitribution, che ha rimandato fino al 2020 la sua data di uscita. La pandemia di Covid-19 ha fatto il resto, facendo sì che il film seguisse il destino di molti suoi (più) illustri “colleghi”, finendo direttamente in streaming – nella fattispecie su Amazon Prime Video. Un peccato, considerato il comparto visivo di tutto rispetto del film di Besson – ma questa non è una novità per il regista/produttore francese – ma anche il suo passo ipercinetico, che sicuramente avrebbero reso al meglio in una sala cinematografica. Ma tant’è. La reazione della critica, per questa sorta di Nikita elevato all’ennesima potenza – nel ritmo e nel montaggio – è stata a dir poco fredda, quella del pubblico appena sufficiente a recuperare i 30 milioni di dollari di budget. Un sostanziale insuccesso arrivato a dispetto dei nomi coinvolti (Luke Evans, Cillian Murphy ed Helen Mirren tra i più noti) che ha seguito quello, ben più drammatico nelle sue dimensioni, del precedente Valerian e la città dei mille pianeti (2017).

Eppure, abbandonate le ambizioni (spropositate) della sua precedente space opera, tornato a una dimensione di medio cabotaggio e a uno dei suoi temi prediletti (la donna guerriera), Besson ha confezionato qui un prodotto più che dignitoso, pensato come un b-movie ma realizzato con mezzi da cinema mainstream, capace di risultare eccessivo e fracassone mantenendo tuttavia personalità e stile. La formazione da killer della protagonista Anna, ben interpretata dalla quasi esordiente Saša Luss (già col regista nel film precedente) punta a restituire un conflitto interiore e un travaglio simile a quelli di Nikita, spostando tuttavia tempo e terreno dell’azione, moltiplicando esponenzialmente i turning point e le svolte narrative, confondendo volutamente la linea temporale. Anna è una bella tossicodipendente di stanza a Mosca nel 1990, vittima di violenza domestica da parte del compagno e costretta a vivere una vita all’insegna del degrado. La giovane viene reclutata dall’ufficiale del KGB Alex, ripulita dalla dipendenza e addestrata a diventare una killer spietata. Arrivata sotto copertura a Parigi, assumendo l’identità di una giovane modella, la ragazza porta a termine varie missioni, non abbandonando mai la speranza che la promessa fatta a suo tempo da Alex – la libertà dopo cinque anni di servizio – corrisponda a verità.

Per Anna, Besson riprende l’attenzione quasi feticistica per la donna killer, trasformata in un’efficiente macchina di morte (tema che nel precedente Lucy assumeva coloriture da sci-fi) e vi costruisce attorno una complessa trama spionistica, con qualche similitudine coi precedenti Atomica bionda (2017) e Red Sparrow (2018). I continui flashback e flashforward della storia spezzano da subito qualsiasi illusione di continuità temporale, costringendo lo spettatore a ripensare sempre quello che ha visto e a ricostruire mentalmente la linearità del plot; ma, una volta capito il “gioco”, la struttura del film diventa abbondantemente chiara e leggibile, grazie anche ai raccordi che gestiscono abilmente lo sfasamento temporale, replicando da un diverso punto di vista le scene già viste e riannodando continuamente i fili della trama. Questo dà l’occasione a Besson per fare di Anna un gioco a incastro con continui twist narrativi (piazzati indifferentemente avanti e indietro nel tempo), con la protagonista che assume di volta in volta identità diverse, nel doppio e triplo gioco dell’intreccio spionistico; un po’ come una matrioska (immagine esplicitamente richiamata nel film) che nasconde sempre uno strato e una figura diversi. La natura cangiante del personaggio dà l’occasione al regista di abbozzare un discorso sull’identità che resta a uno stato un po’ embrionale, ma nondimeno è capace di incuriosire e catturare.

Sempre diverso e paradossalmente sempre uguale a se stesso, con l’attesa reiterata di un nuovo flashback e di un colpo di scena che puntualmente spariglino le carte, Anna porta il gioco fino alle estreme conseguenze, rischiando a più riprese la saturazione e la gratuità. Una volta capito, il meccanismo architettato da Besson – oltre a richiedere uno sforzo sempre maggiore di sospensione dell’incredulità – diventa un po’ fine a se stesso; tuttavia ciò non pregiudica il piacere (più istintivo che cerebrale) di assistere all’ennesima svolta e all’ennesimo rovesciamento di prospettiva, per poco credibili e narrativamente lacunosi che possano risultare. In fondo, non ci si può stupire più di tanto della scarsa credibilità di un film che mostra improbabili pc portatili e chiavette USB in pieno 1990; Anna sembra vivere in un suo universo fantasioso, slegato dalla realtà e dalla storia, anche se non arriva all’astrazione giocosa (e probabilmente ciò è un male) di un John Wick. Un universo, quello della protagonista, in cui il regista piazza scene d’azione sempre ben dirette, con vorticosi piani sequenza e rapidi tagli di montaggio, che confermano un approccio alla messa in scena assolutamente popolare, programmaticamente pop; lo stesso approccio che gli ha alienato le simpatie della critica dagli anni 2000 in poi, quando – complice la fondazione della sua casa di produzione – i già presenti tratti parossistici e “di pancia” del cinema di Besson sono stati ulteriormente intensificati. Ma se qualche volta (come nel caso del già citato Valerian e la città dei mille pianeti) la ciambella non riesce col buco, in altri casi il regista indovina il mix degli ingredienti abbastanza bene. Non tanto da restare nella storia del cinema, sicuramente, ma abbastanza per portare a termine in modo dignitoso il suo lavoro.

Anna (2019) poster locandina

Titolo originale: Anna
Regia: Luc Besson
Paese/anno: Canada, Francia, Russia, Stati Uniti / 2019
Durata: 118’
Genere: Azione, Spionaggio, Thriller
Cast: Adrian Can, Aleksey Maslodudov, Alexander Petrov, Alison Wheeler, Andrew Howard, Anna Krippa, Cillian Murphy, Eric Godon, Greta Varlese, Helen Mirren, Ivan Franek, Jan Oliver Schroeder, Jean-Baptiste Puech, Lauren de Graaf, Lera Abova, Luke Evans, Maria Luss, Mikhail Safronov, Nikita Pavlenko, Sasha Beliaeva, Sasha Luss
Sceneggiatura: Luc Besson
Fotografia: Thierry Arbogast
Montaggio: Julien Rey
Musiche: Éric Serra
Produttore: Artemio Benki, Blanche Neumann, Luc Besson, Marc Shmuger
Casa di Produzione: EuropaCorp, OCS, Summit Entertainment, Télé Monté Carlo (TMC), TF1, TF1 Films Production, Work in Progress
Distribuzione: Amazon Prime Video

Data di uscita: 04/02/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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