NOMADLAND

NOMADLAND
di Chloé Zhao


3 Oscar, 2 Golden Globe, 1 Leone d’Oro. Nomadland, regia di Chloé Zhao, è la storia di una vita in movimento. Fern, un’eccellente Frances McDormand premiata dall’Academy, perde in un colpo solo tutta la sua vita. Casa, marito, soldi. Sceglie la via nomade e gira l’America in lungo e in largo. La casa è la strada. Analisi di un’interiorità ferita di rara potenza con qualche eccesso di lirismo che attenua leggermente la valutazione, forse non merita la totalità degli elogi e dei consensi ricevuti fino a qui ma è cinema on the road potente e stilisticamente elegante.

Verso casa

Il primo tempo di Nomadland è appena finito. Era cominciato a settembre, nella clamorosa eccezione pandemica di Venezia, con il Leone. Si chiude sette mesi dopo con tre Oscar, tanti altri premi nel mezzo e il profumo di un’occasione storica, si vedrà quanto irripetibile. Chloé Zhao è la seconda donna premiata come miglior regista in 93(!) anni, perfeziona aggiornandolo il modello studio di carattere con un’attenzione allo sfondo già proposto nel precedente e riuscito The Rider – Il sogno di un cowboy, seguirà prima o poi lo sbarco nell’universo del budget fuori portata con Eternals, la più ambiziosa (artisticamente) proposta Marvel di sempre. A quel punto, esaurito l’intervallo, comincerà il secondo tempo di Nomadland, il momento in cui si potrà rispondere con ragionevole certezza alla domanda da un milione di dollari: vale davvero l’esplosione di consensi?

Sulla strada con Frances McDormand
Nomadland recensione

Adattamento del lavoro omonimo della giornalista Jessica Bruder, Nomadland è la storia di Fern (Frances McDormand). La sua traiettoria è il curioso e poco auspicabile ibrido tra un’attitudine americana come poco altro, l’istinto vagabondo, e una congiuntura economica sfavorevole. La città di Fern chiude per recessione, il marito muore.

Non resta altro da fare, al di là di una parentesi stagionale in un magazzino Amazon, che preparare i bagagli e scegliere la via nomade. Adottando gli usi e i costumi di una tribù di girovaghi che scavano solchi lungo il paese, ciascuno con la sua quota di passato e nodi irrisolti. Li sfiora per un po’ Fern poi riparte, perché la sua casa è la strada e solo la strada. Attraverso la strada abbozza il tentativo di inventarsi una nuova vita, malgrado il passato, senza pietismi, senza certezze sul futuro o velleità di redenzione. Non basterà l’amicizia con il collega di pellegrinaggi David Strathairn a farle cambiare idea. Bisogna muoversi per riempire il vuoto dell’amore, della vita, del lavoro perduto.

Un bicchiere pieno a tre quarti: cosa funziona
Nomadland recensione

È vero che il tempo farà giustizia e darà al film lo spazio, il tempo, l’attenzione che merita. Ma qualcosa si può già dire. La sfida di Nomadland è di conciliare l’esplorazione intima con lo sguardo d’ambiente, il lirismo e la ruvidezza delle atmosfere. Riesce magnificamente a delineare l’interiorità inespressa della sua protagonista. Frances McDormand, terzo Oscar e ormai in pieno territorio Jack Nicholson, lavora in sottrazione e con un controllo finissimo della performance fisica riesce, grazie all’eloquenza di un silenzio, un’occhiata vagamente allusiva, una frase lasciata a metà, a disegnare profondità emotive che poche colleghe avrebbero saputo rintracciare con analoga credibilità e autorevolezza.

Un bicchiere pieno a tre quarti: cosa funziona un po’ meno

Ogni volta che la regia di Chloé Zhao prova aforzare il proprio sguardo, il film perde qualche giro. C’è un contrasto sottile e irrisolto che scuote le fondamenta di Nomadland e smorza un po’ l’effetto complessivo di quello che rimane comunque un più che solido studio di carattere, sorretto da una prova d’attrice potente nella sua finezza scrupolosa.

È l’incapacità di armonizzare fino in fondo il rigore del ritratto di un’interiorità dolorosa e combattuta, come quella di Fern e dei suoi compagni di viaggio, con una poesia della natura artificiosa e ridondante, vagamente sentimentale, che lega poco con il resto. Finché la macchina da presa tallona il volto (simbolicamente) tumefatto di Frances McDormand il film vola leggero. Quando sceglie di allontanarsi, nello slancio smarrisce una porzione piccola ma non trascurabile della sua solidità.

Nomadland poster locandina

Titolo originale: Nomadland
Regia: Chloé Zhao
Paese/anno: Germania, Stati Uniti / 2020
Durata: 108’
Genere: Drammatico
Cast: Angela Reyes, Annette Webb, Bob Wells, Brandy Wilber, Bryce Bedsworth, Carl R. Hughes, Charlene Swankie, David Strathairn, Douglas G. Soul, Frances McDormand, Gay DeForest, Karie Lynn McDermott Wilder, Linda May, Makenzie Etcheverry, Merle Redwing, Patricia Grier, Rachel Bannon, Ryan Aquino, Sherita Deni Coker, Teresa Buchanan
Sceneggiatura: Chloé Zhao
Fotografia: Joshua James Richards
Montaggio: Chloé Zhao
Musiche: Ludovico Einaudi
Produttore: Chloé Zhao, Dan Janvey, Emily Jade Foley, Frances McDormand, Geoff Linville, Mollye Asher, Peter Spears
Casa di Produzione: Cor Cordium Productions, Hear/Say Productions, Highwayman Films

Data di uscita: 29/04/2021

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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