THE VELVET UNDERGROUND

THE VELVET UNDERGROUND
di Todd Haynes


Nell’ordine: Karen Carpenter, la musica glam, Bob Dylan e ora i Velvet Underground. Todd Haynes ama la musica, l’abbiamo capito, e stavolta le dedica un documentario bello anche se un po’ squilibrato. Si chiama The Velvet Underground, passa a Cannes nel 2021 e arriva su Apple tv dal 15 ottobre 2021. Vita e miracoli dell’omonima e leggendaria band americana. Con più di un occhio alla scena culturale americana (newyorchese) dell’epoca. Dedicato a Jonas Mekas.

Musica, Maestri

Raccontare la musica passando attraverso il mondo dentro il quale – grazie al quale – malgrado il quale è nata, nella forma che le appartiene, con gli eroi che gli sono propri e il successo che merita, è sempre stata una preoccupazione fondamentale nel cinema di Todd Haynes. Una necessità narrativa, uno stimolo estetico, un capitolo a parte nel percorso di uno dei più eleganti e incisivi autori americani degli ultimi trent’anni. The Velvet Underground, vita, morti e miracoli dell’omonima, leggendaria e mostruosamente influente band americana, insieme ne conferma e contraddice il discorso. L’idea è sempre la stessa, filmare un mondo che cambia e la cornice poetica degli eroi che brillano in sottofondo. Ma rispetto all’affresco dandy/glam di Velvet Goldmine con il suo simil-Bowie, ben oltre la decostruzione di stili e personalità dylaniane di Io non sono qui, c’è pure un mitico cortometraggio sulla tragica esistenza di Karen Carpenter, l’approccio per quest’occasione cambia. Stavolta la forma è quella del documentario, l’imperativo è registrare, non riprodurre. A Cannes 2021 e su Apple tv dal 15 ottobre 2021.

I Velvet Undergound e la controcultura dell’epoca
The Velvet Underground (2021) recensione

C’è un mondo in subbuglio alle spalle e ai lati dei Velvet Undergound, e Todd Haynes vuole raccontarlo anche a costo di prendersi qualche libertà, giocando con il tempo e la storia, privata e personale, dei quattro (più due) membri del gruppo. La vita della band, ragionando sugli album, è brevissima. Quattro dischi, dal 1967 al 1970. Generalmente fraintesi dalla critica, totalmente ignorati dal grande pubblico, soldi zero ovviamente, l’impatto su decenni e decenni di rock indipendente (e non solo) è stato enorme, ma dannatamente retrospettivo. Un segreto ben conservato nel cuore di una setta di anticonformisti per vocazione e incendiari di professione, a suo modo molto glamour e clamorosamente dalla parte giusta della storia. The Velvet Underground accoglie lo sviluppo e l’effimera fioritura della controcultura americana degli anni ’60 tramite il racconto di New York, che della rivoluzione fu l’epicentro e il ventre accogliente, e dei suoi protagonisti.

È la forma, lo stile del racconto, che Haynes rielabora, con uno spiccato senso della distanza. Da Allen Ginsberg a Andy Warhol. Dalle sperimentazioni musicali di La Monte Young al cinema ultraveloce di Jonas Mekas, cui il film è affettuosamente dedicato, l’istinto primario del movimento culturale di cui il gruppo fa parte, allora ai margini oggi da portavoce, è di fare a pezzi la forma, l’equilibrio. L’idea stessa della narrazione.

The Velvet Undergound restituisce la provocazione modellando la sua estetica (ma solo quella) sui riferimenti d’epoca, replicando superficialmente lo stile di Warhol e Mekas mentre sul fondo la narrazione resta molto convenzionale. Todd Haynes vuole farci capire un mondo, senza entrarci dentro del tutto per non disorientarci troppo. Croce e delizia del film.

The Velvet Undergound & Nico (& Warhol)
The Velvet Underground (2021) recensione

Il racconto della band è volutamente squilibrato. The Velvet Underground è prima di tutto la storia di due personalità, artistiche e private, fuori norma. Il genio sregolato, sessualmente fluido e maledettamente accattivante di Lou Reed, scomparso nel 2013. E la sapienza tecnica, l’universo culturale vastissimo del grande John Cale, dal Galles suburbano e senza prospettive alla New York frizzantina della meta dei ’60 circa. L’incontro/scontro tra queste due sensibilità, perché oltre all’amore c’è stata anche una particina di odio, segna il tempo del racconto. Cale prende il sopravvento, forse per la prima volta nella percezione del suo ruolo nell’architettura del gruppo i rapporti con il collega sono parzialmente ridiscussi a suo favore. Lou Reed, per vita e arte, meriterebbe un lavoro tutto per lui. Il film taglia dove è possibile, ma nel calore del tributo non manca l’onesto accenno a certe asprezze caratteriali passate alla storia. Senza scendere in dettagli e in maniera rispettosa, il documentario ci ricorda che Lou Reed era un artista enorme, ma anche una persona difficilissima da avere accanto.

C’è spazio anche per gli altri, ovviamente, dal precocemente scomparso Sterling Morrison, chitarre, a Maureen “Moe” Tucker, batteria. Doug Yule, che sostituisce John Cale quando la situazione con Lou Reed si fa irrecuperabile. E soprattutto Nico, che entra qui nella parte di musa irraggiungibile e già proiettata sul suo futuro gotico e pesantemente condizionato da dipendenze varie. Oltre al padre, padrone e benefattore Andy Warhol, clamorosamente licenziato da Reed all’alba della svolta più “commerciale” del gruppo. Un bell’assembramento, no?

Il problema del notevole documentario di Todd Haynes sta appunto nella difficoltà a gestire l’equilibrio tra gli stimoli dell’universo culturale di riferimento e il dietro le quinte della musica. Impiega così tanto tempo a definire i contorni della scena culturale newyorchese dell’epoca, che non ne resta molto per raccontare gli ultimi anni di vita della band. Offre testimonianza, precisa e ricchissima, di un mondo e dei suoi eroi, assecondando passivamente le narrazioni standard sulla materia. Senza aggiungere davvero nulla di nuovo, o inseguire nuove angolazioni. Nel complesso, un lavoro notevole, cui manca però la spinta propulsiva per farsi davvero straordinario. A differenza della musica.

The Velvet Underground (2021) poster locandina

Titolo originale: The Velvet Underground
Regia: Todd Haynes
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Durata: 121’
Genere: Documentario, Musicale
Cast: Amy Taubin, Danny Fields, Doug Yule, Henry Flynt, Jackson Browne, John Cale, Jonathan Richman, La Monte Young, Lou Reed, Martha Morrison, Mary Woronov, Maureen Tucker, Merrill Reed Weiner, Richard Mishkin, Sterling Morrison
Sceneggiatura: Todd Haynes
Fotografia: Edward Lachman
Montaggio: Adam Kurnitz, Affonso Gonçalves
Produttore: Carolyn Hepburn, Christine Vachon, Christopher Clements, Dan Braun, David Blackman, Esther Robinson, J. Daniel Torres, Josh Braun, Julie Goldman, Todd Haynes
Casa di Produzione: Killer Content, Killer Films, Motto Pictures, PolyGram Entertainment
Distribuzione: Apple TV+

Data di uscita: 15/10/2021

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Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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