IL TENENTE COLOMBO, GARBATO EROE DELLA LOTTA DI CLASSE

IL TENENTE COLOMBO, GARBATO EROE DELLA LOTTA DI CLASSE

Cinquant’anni fa, nell’autunno del 1971, debuttava la serie con protagonista il detective interpretato da Peter Falk, che sovvertiva le regole del giallo classico. La visione della serie è perfetta per il periodo natalizio.

Così simili, così diversi. Agatha Christie (1890-1976) e Alfred Hitchcock (1900-1980) sono entrambi inglesi, fra i due ci sono solo dieci anni di differenza, hanno avuto grande successo quasi negli stessi anni (prima Dame Agatha, poi Hitch), in primis nel genere giallo. Ma sono profondamente diversi. E non solo perché la prima è stata una scrittrice e il secondo un regista. I gialli della Christie sono dei classici whodunit, il detective deve scoprire l’assassino, in un gioco con il lettore (che però ama essere ingannato), Hitchcock invece è più interessato alla suspense, poco contava per lui scoprire l’assassino (che spesso lo spettatore conosce già).
Il whodunit non era fra le sue corde ma ci sarebbe piaciuto vedere una sua versione di Dieci piccoli indiani o anche di Dalle nove alle dieci (usiamo l’evocativo primo titolo italiano), magari dal punto di vista dell’assassino (di Roger Ackroyd) .
Ma c’è indubbiamente un po’ di Hitchcock nella serie Colombo (Columbo in originale) che, concepita da Richard Levinson e William Link, trae ispirazione anche da uno dei film del maestro della suspense.
Certo, i due dicono di essersi ispirati al personaggio di Porfirij Petrovič, comparso nel romanzo Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij. Ma una fonte di ispirazione più recente è molto probabilmente l’ispettore capo Hubbard di Scotland Yard (interpretato da John Williams) nel film di Hitchcock del 1954 Il delitto perfetto.

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Lo spettatore conosce subito l’identità del colpevole, Ray Milland, il marito di Grace Kelly che ha mandato un ex compagno di college pluripregiudicato a uccidere la moglie fedifraga. Il piano è andato parzialmente storto: lei si è difesa e lo ha ucciso ma il marito cerca di farla condannare per omicidio senza che possa invocare la legittima difesa.
Hubbard si convince dell’innocenza della donna e comincia a tampinare il marito fino ad arrivare a scagionarla e a incolparlo.
È il metodo che userà Colombo.
Levinson e Link sono appassionati di un pilastro del giallo classico come Ellery Queen, negli anni Settanta ne cureranno la versione televisiva (con Jim Hutton nel ruolo dello scrittore detective) ma è proprio perché amano il whodunit che con Colombo lo ribaltano.
Sin dalle prime sequenze lo spettatore conosce l’identità dell’assassino che vede compiere il delitto e in ogni episodio segue il detective intrigato non dall’identità del colpevole ma da come questi riuscirà a scoprire la verità e a incastrare il colpevole.
Idea geniale, ma Colombo non sarebbe mai diventato un fenomeno televisivo senza Peter Falk.

‹‹Sono il Tenente Colombo››

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All’inizio il personaggio si chiama Tenente Fischer, appare in tv e poi a teatro, interpretato rispettivamente da Bert Freed e da Thomas Mitchell e solo nel 1965 viene contattato Peter Falk. Con lui diventa il Tenente Colombo e, dopo il film tv del 1968 Prescrizione assassino e il pilota Riscatto per un uomo morto, la prima stagione della serie debutta il 15 settembre 1971, cinquant’anni fa, con Un giallo da manuale. È diretto da Steven Spielberg e scritto da Steven Bochco, due ragazzi di buone speranze (il secondo sarà uno dei principali showrunner di serie tv crime, basti pensare a New York Police Department, l’altro non ha bisogno di dettagli biografici).
Ci sono già tutte le caratteristiche della serie e del personaggio. L’assassino è arrogante e ricco, sottovaluta Colombo e mal gliene incoglie.
Potrebbe anche esserci una allusione all’amato Ellery Queen: nell’episodio c’è una coppia di scrittori, Jim Ferris (Martin Milner) è quello creativo, Ken Franklin (Jack Cassidy) è l’organizzatore ed è quest’ultimo l’assassino.
Ellery Queen era il nom de plume di due cugini, Manfred B. Lee e Fredric Dannay, e alla morte di Lee, proprio nel 1971, non è più uscito un giallo firmato Ellery Queen.
Già in questo episodio si può vedere una sottile vena ideologica: il Tenente Colombo è il poliziotto proletario (e si premura di sottolinearlo, presentandosi davvero male in arnese) che consegna alla giustizia criminali che appartengono alle classici sociali più elevate e lo sottovalutano giudicandolo in base alle apparenze. È il proletario intelligente che consegna alla giustizia principi del foro, attori, produttori, imprenditori, medici, per certi versi è un eroe della lotta di classe. Ma lontano dai furori delle lotte operaie dell’epoca: è un eroe umano, spinto dalla giustizia ma anche dalla solidarietà verso la vittima, e la sua umanità è resa benissimo sia da Peter Falk (eccezionale) che da Giampiero Albertini, la sua (ottima) voce italiana.

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Colombo evoca la moglie (mai vista nella serie), cita parenti (spesso, a differenza della consorte, inventati), finge ignoranza, come un personaggio dei fumetti ha sempre lo stesso vestito, indossa un vecchio impermeabile beige sgualcito (che si era procurato lo stesso Falk) e guida una Peugeot 403 decappottabile grigia vecchia già a inizio Settanta (ma la serie andrà avanti fino a inizio XXI secolo). Tante le gag nelle quali viene scambiato per un barbone, per una comparsa da homeless in un film, per un cliente (poco danaroso) di una escort (nessuno di primo acchito pensa che sia davvero un poliziotto). Ha un cane basset hound molto pigro che chiama semplicemente Cane, ed è un fumatore accanito.
Sebbene possano sembrare agli antipodi, in lui c’è anche un po’ del Poirot di Agatha Christie. Certo, il detective belga pensa di essere sempre impeccabilmente vestito, ma è un ometto spesso ridicolo. E accentua il suo essere straniero con l’accento francese e fingendo di non capire le espressioni idiomatiche, facendo sì che il suo avversario lo sottovaluti, lo stesso stratagemma di Colombo.
Gli dice lo psicologo interpretato da Nicol Williamson in un episodio della settima stagione (l’ultima dopo una pausa decennale): ‹‹ Lei si fa passare per un cucciolo con l’impermeabile che scorrazza felice per il giardino scavando buche in tutte le aiuole e invece sta piazzando mine, dimenando la coda››.
Tampina il presunto colpevole con studiata invadenza e ha sempre un’ultima domanda prima di lasciarlo.
Famosi i duetti con gli assassini, abbiamo avuto fra gli altri Il Capitano Kirk (William Shatner) e il Signor Spock (Leonard Nimoy) di Star Trek, un’icona di Hitchcock come Vera Miles di Psycho, il protagonista e creatore della serie cult Il prigioniero Patrick McGoohan (anche regista di vari episodi), o il cantautore Johnny Cash amatissimo dallo scrittore Joe Lansdale.
Colombo (il cui nome è Frank, ma si capisce solo vedendolo dal distintivo in paio di episodi, non lo dice mai) è un gatto sornione che gioca con il topo per poi metterlo in trappola.

Colombo, l’italiano

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‹‹Lo sai che non ho mai considerato Columbo italiano? È perché Peter Falk è così chiaramente ebreo. Ma in effetti ebrei e italiani hanno molti aspetti in comune››. Ce lo aveva detto anni fa il critico statunitense Adam McGovern di madre ebrea (e quindi tecnicamente ebreo, la discendenza ebraica è matrilineare).
Concordando così, implicitamente con lo scrittore ebreo americano Norman Mailer che trovava gli ebrei italiani assolutamente indistinguibili dai connazionali, totalmente assimilati.
Del resto se in originale è Columbo si può immaginare che all’arrivo ad Ellis Island il cognome sia stato scritto male. E però “Colombo” è un cognome italiano piuttosto diffuso e appartiene (sarà un caso?) sia a ebrei che a “gentili” (probabilmente discendenti di convertiti in ere lontane), lo stesso Cristoforo Colombo, profondamente cattolico, si pensa discenda da ebrei conversi.
Colombo è famosissimo in Italia, nei primi anni Ottanta Falk viene a ricevere un Telegatto, la sua seconda moglie, Shera Danese (apparsa in vari episodi di Colombo, sia come assassina che come vittima), è italoamericana.
Ed è proprio l’Italia a spingerlo a tornare a interpretare il personaggio. Succede nel 1987 in una serie di spot per la Coop. Per ragioni contrattuali Falk non indossa l’iconico impermeabile, ma è chiaramente quello il Tenente Colombo, la voce è sempre quella di Albertini, ha gli stessi modi di fare, nel finale cita anche la moglie.

Il ritorno di Colombo

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Forse non è soltanto un caso se due anni dopo gli spot per la Coop la serie riprende dopo oltre dieci anni di sospensione (aveva chiuso nel 1978). Tecnicamente sarebbe l’ottava stagione, ma Rete 4 ha l’idea di considerarla una nuova serie chiamandola Il ritorno di Colombo.
Sono ventiquattro nuove puntate, fra stagioni ed episodi speciali si va avanti fino al 2003. A volte si cercano variazioni, con episodi fra il whodunit e il poliziesco classico (due sono adattamenti da romanzi della celebre serie dell’Ottantasettesimo Distretto di Ed MacBain), in Che fine ha fatto la Signora Colombo? sembra che la moglie sia stata assassinata (spoiler: non è così), ma i migliori sono quelli che utilizzano il vecchio format. Peter Falk è invecchiato, ma è sempre brillante è istrionico, in un episodio sembra quasi innamorarsi dell’assassina (Faye Dunaway) ma la incastra lo stesso. Purtroppo muore Albertini dopo aver doppiato l’ottava stagione, rimpiazzato da Antonio Guidi (ottimo professionista ma meno azzeccato come voce italiana di Colombo).
Columbo Likes the Nighlife è il brillante titolo originale dell’ultimo episodio, del 2003, Peter Falk vivrà fino al 2011, negli ultimi anni purtroppo soffriva di Alzheimer.
Ma una serie come Colombo vorremmo durasse all’infinito.
E chissà, magari in qualche aldilà sta ancora andando avanti.

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