SPENCER

SPENCER

Pablo Larraín torna al cinema con un biopic dedicato alla figura di Diana Spencer. Punti di forza del progetto, che a tratti può essere definito quasi una performance teatrale, sono la carismatica prova di Kristen Stewart e la sorprendente colonna sonora di Jonny Greenwood. Qualche perplessità invece sul punto di vista dell'operazione. In ogni caso da vedere, anche solo per la fattura più che buona.

Tutta una vita in pochi giorni

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This dead orchestra / play on instruments / strung with the fibres / of my mind
And skeletons dance / they have no voice / and no complaint
But I am still flesh / and will not serve / you vampire fools / bringing you life / by invoking dead
I’m tired of telling stories / with this ghostvoice of mine / so you can say you don’t / believe in ghosts
You drink me animal / wasted on my madness / leaving me blank and empty
But tonight / I’m Houdini / Gonna kill my shadow / penetrate your sanctum
See your loss / through your eyes / and laugh as two / you not knowing why / and wanting to die
(Arcturs – Ad Absurdum dall’album The Sham Mirrors)


A 5 anni da Jackie e Neruda – il 2016 è stato l’anno dei film biografici per Pablo Larraín – il regista cileno torna al cinema con una nuovo biopic concentrato su pochi fatidici giorni della vita di un personaggio realmente esistito.

E il termine “reale” in questo caso assume vari significati collaterali. In primis, come avveniva per la vedova Kennedy e per il poeta premio Nobel, i fatti sceneggiati dal veterano Steven Knight sono una ricostruzione immaginaria e immaginifica della travagliata biografia di Diana Spencer. Secondariamente ma non troppo, a essere Reale è la famiglia allargata dalla cui influenza Lady D tenta di sfuggire, per recuperare quel briciolo di equilibrio che le è rimasto. In sala dal 24 marzo.

Quartetto di nervi scoperti per principessa triste

Spencer, una solitaria Kristen Stewart in una scena del film di Pablo Larraín
Spencer, una solitaria Kristen Stewart in una scena del film di Pablo Larraín

Natale 1991. Nella tenuta della Regina a Sandringham fervono i preparativi per accogliere i reali britannici, i quali come da tradizione vi trascorreranno le feste. L’etichetta vuole infatti che in questa occasione ci si “diverta” mangiando, bevendo e andando a caccia. Un divertimento da dimostrare in modo oggettivo, tramite pesata da effettuarsi all’arrivo al maniero: il rifiuto di Diana, che si presenta in disastroso ritardo rispetto agli altri affermando che “metà del mio peso sono gioielli”, non è che uno dei tanti atti di ribellione della principessa del popolo nei confronti delle rigide imposizioni monarchiche.

Ascolta “Spencer da colpo di fulmine. Da vedere anche Audiard e il nuovo Altrimenti ci arrabbiamo” su Spreaker.

Ormai prossima al divorzio dal principe Carlo, che non fa nulla per nascondere il suo legame con l’amante Camilla; in disastrosa rotta con la famiglia reale, che la detesta cordialmente e non ne comprende né gli atteggiamenti né lo scontento; divorata dalla bulimia, incapace di sedersi a tavola senza vomitare quanto ingurgitato, preda di allucinazioni, vittima della malinconia e dei rimpianti per un’infanzia felice, braccata dai fotografi e sopratutto a un passo dall’esaurimento nervoso, la protagonista cerca di sopravvivere a tre giorni di sorveglianza estrema in un ambiente quasi del tutto a lei ostile.

Natale a Londra: un horror nobiliare

Spencer, Jack Farthing e Kristen Stewart giocatori di biliardo nel film di Pablo Larraín
Spencer, Jack Farthing e Kristen Stewart giocatori di biliardo nel film di Pablo Larraín

Più che la cronaca del processo di emancipazione dalla prigionia dorata, Spencer si presenta in tutto e per tutto come un horror o un thriller psicologico, a metà tra Shining di Kubrick (evocato dallo scenario sempre più allucinato in cui si muove Diana e citato nei titoli di testa), Repulsion di Polanski (la discesa nella follia della protagonista a causa della persistenza inquisitoria dello sguardo altrui) e persino Possession di Zulawski (per come trafigge e mortifica il suo corpo).

Diana alterna infatti momenti di commovente lucidità, in special modo gli scambi con il capo chef, la sua costumista e i figli, a sequenze in cui la tensione la spezza in due e non è più possibile distinguere cosa sia realtà da incubo – gli sfarzosi interni del maniero, tanto eleganti quanto freddi e vuoti – e cosa incubi a occhi aperti – le apparizioni di Anna Bolena, per non parlare di qualche sequenza di puro body horror.

Contribuiscono a quest’atmosfera opprimente la fotografia desaturata e bigia a opera di Claire Mathon, ma sopratutto la colonna sonora di Jonny Greenwood, forse in assoluto la cosa migliore della pellicola: note dissonanti che pescano a piene mani dal vocabolario musicale horror, quartetti d’archi stridenti e requiem per organo, interpolati in maniera straniante a ritmiche e fiati jazz.

A reggere su di sé questo martirio Kristen Stewart, che presta il carisma cinematografico e soprattutto lo sguardo magnetico alla sua Diana. Il campionario di mossette e manierismi dell’attrice, la grande fragilità, i lampi di vitalità e la goffaggine del suo personaggio riescono a riesumare efficacemente il ricordo di Diana.

Diana: donna emancipata o adolescente ribelle?

Spencer, Kristen Stewart è la principessa Diana nel film di Pablo Larraín
Spencer, Kristen Stewart è la principessa Diana nel film di Pablo Larraín

Preso come la pura messa in scena di un momento di crisi, quasi di rottura, nella vita di una donna che vorrebbe essere solo se stessa e rifiutare lo sdoppiamento sociale richiestole dalla sua posizione (come le spiega eloquentemente Carlo con una certa insofferenza), Spencer può dirsi artisticamente molto compiuto e godibile.

Se però lo sguardo si allarga sorgono alcuni dubbi, quantomeno per quel che riguarda il punto di vista. Larraín vorrebbe farci provare la stessa sofferenza di Diana mettendoci nei suoi panni, mettendo però in ombra il privilegio di cui la sua esistenza era indubbiamente ammantata. Con un pizzico di cinismo si può affermare che nei volteggi disperati della moglie del diretto discendente della Regina, nella sua paranoia e nei suoi rifiuti alle imposizioni, c’è un ribellismo adolescenziale che è tanto comprensibile quanto privo di sbocchi.

Jackie, fin dal titolo, si rivelava essere il processo cosciente e amaro di costruzione di un mito, una leggenda, un’icona, a partire da un lutto atroce. Un movimento che dal privato sfociava nel pubblico, quindi. Spencer – il cognome da nubile di Diana non è casuale – rappresenta proprio il processo inverso, ovvero la presunta e desiderata liberazione dai paramenti monarchici al fine di ritornare in una dimensione esclusivamente privata.

Se durante lo svolgimento del film si percepisce una certa nota ipocrita, in quanto il dolore evocato rimane sempre racchiuso nella propria particolarità, non trovando quasi mai l’universalità delle opere migliori, un finale dal tono molto arrembante e positivo viene però tradito dall’ultimo sguardo di Diana verso l’orizzonte, carico di presagi e di incertezza per il suo futuro.

Spencer, la locandina italiana del film di Pablo Larraín
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Scheda

Titolo originale: Spencer
Regia: Pablo Larraín
Paese/anno: Germania, Regno Unito, Cile / 2021
Durata: 111’
Genere: Drammatico, Biografico
Cast: Amy Manson, John Keogh, Kristen Stewart, Michael Epp, Richard Sammel, Sally Hawkins, Sean Harris, Timothy Spall, Ben Plunkett-Reynolds, Jack Farthing, Jack Nielen, Marianne Graffam, Matthias Wolkowski, Olga Hellsing, Oriana Gordon, Ryan Wichert, Shaun Lucas, Thomas Douglas
Sceneggiatura: Steven Knight
Fotografia: Claire Mathon
Montaggio: Sebastián Sepúlveda
Musiche: Jonny Greenwood
Produttore: Maren Ade, Jonas Dornbach, Janine Jackowski, Nicola Morrow, Paul Webster, Juan de Dios Larraín, Pablo Larraín
Casa di Produzione: Topic Studios, Fabula, FilmNation Entertainment, Komplizen Film, Shoebox Films
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 24/03/2022

Trailer

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Alessio Cappuccio
Giornalista pubblicista, appassionato di filosofia, ha iniziato a interessarsi di cinema ai tempi del liceo quando registrava pellicole a caso su Fuori orario. Scrive di tutto e per tutti, ha lavorato brevemente in tv e fa parte della redazione di un podcast a tema serie tv e cinema. Sogna di fare la fine di Balthazar circondato da nuvole di pecore.

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