CHOOSE OR DIE

CHOOSE OR DIE

Prodotto che gioca in chiave horror con la nostalgia per gli anni ‘80 (ancora molto presente nel pubblico di Netflix) adocchiandone uno dei simboli (i videogiochi a 8 bit), Choose or Die si regge su un’idea discretamente interessante, ma è gravato da un carattere troppo derivativo, e da una regia fiacca e priva di guizzi.

Scegli o muori. Di noia.

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In questo 2022, la fascinazione per gli anni ‘80 (seppur leggermente meno forte di quanto non lo fosse fino a qualche anno fa) è ancora ben viva presso quella fascia anagrafica di 45-50enni che, cresciuti in un decennio fondamentale per la cultura pop occidentale, rappresenta oggi una parte importante del pubblico di Netflix. Una fascinazione che, alla vigilia dell’attesa nuova stagione di Stranger Things – per cui l’hype, complice anche il lungo stop dovuto alla pandemia, resta alto – la piattaforma sta ovviamente continuando a sfruttare. In quest’ottica va letta la presenza nel catalogo Netflix di un titolo come questo Choose or Die, che proprio sulla malìa esercitata da quel decennio – e da uno dei prodotti culturali che meglio lo rappresentano, quello dei videogiochi – incentra la sua trama. Una trama che, diversamente dalla serie dei Duffer Brothers, mantiene con gli eighties un legame solo ideale (vista la sua ambientazione nel presente), espresso nella maledizione di un videogioco proveniente proprio da quel periodo. Videogioco le cui rudimentali immagini a 8 bit si riveleranno, ovviamente, foriere di orrori ben più concreti.

Maledizione a 8 bit

Choose or Die, una scena del film
Choose or Die, una scena del film di Toby Meakins

Al centro del plot di Choose or Die ci sono i personaggi di Kayla (Iola Evans) e Isaac (Asa Butterfeld), giovani appassionati di informatica che casualmente rinvengono, nella cantina di lui, una cassetta contenente un vecchio videogioco degli anni ‘80. La registrazione è accompagnata da un messaggio audio della star dell’horror Robert Englund, che parla di un premio di centomila dollari, non ancora vinto, destinato a chi riuscirà a completare il gioco. I due riescono a riattivare il videogioco trasferendone il codice sui loro pc, e ne scoprono la tematica horror: si tratta di un’avventura testuale basata su situazioni macabre, ognuna potenzialmente mortale per il personaggio impersonato dal giocatore. Ben presto, però, i due amici si rendono conto che le situazioni descritte dal gioco riproducono la realtà, e che questa sembra essere influenzata in modo decisivo (e invariabilmente orribile) dalle azioni dei giocatori. Impossibilitati a cancellare il codice del gioco, Kayla e Isaac si mettono alla ricerca della sua origine, mentre le persone intorno a loro iniziano a cadere vittime della maledizione.

Nostalgia, nostalgia assassina

Choose or Die, Iola Evans in una scena del film
Choose or Die, Iola Evans in una scena del film di Toby Meakins

Non è originalissima, l’idea alla base del film diretto da Toby Meakins, incentrata com’è sulla tecnologia quale moderno veicolo per la propagazione dell’orrore, equivalente contemporaneo di un libro o di uno specchio maledetti. Un’idea che era stata già esplorata da classici come Videodrome di David Cronenberg (insuperato, cupo apologo sul potere del mezzo televisivo) o, nei decenni successivi, dai giapponesi Ring di Hideo Nakata e Kairo di Kiyoshi Kurosawa. Tutti titoli che non a caso vengono adocchiati, in modo più o meno esplicito, dalla trama di questo Choose or Die, insieme a quel concetto di trasmissione “egoista” del contagio – qui nella forma della copia del gioco – che rischia di mettere a repentaglio la vita di un’altra persona. La variante esplorata dal film di Meakins, tuttavia, è quella di una maledizione non più legata (propriamente) a un oggetto tecnologico contemporaneo, ma piuttosto al reperto di un passato (recente) guardato con nostalgia: dal suo radicamento nella contemporaneità tecnologica, insomma, l’orrore torna a essere questione legata al passato, in particolare a uno oggi idealizzato. Anche e soprattutto dal pubblico a cui il film si rivolge.

Orrori citazionisti

Choose or Die, un'immagine del film
Choose or Die, un’immagine del film di Toby Meakins

La premessa, in sé non disprezzabile, su cui si base la costruzione di Choose or Die si infrange tuttavia su una sceneggiatura che subito si mostra zoppicante, non riuscendo a organizzare in modo coerente gli eventi generati dal videogioco maledetto, né i tentativi dei due protagonisti di fronteggiarli. Lo script, contrariamente a ciò che poteva apparire nei primi minuti, sceglie di concentrarsi soprattutto sul personaggio di Kayla, e su una storia familiare che tuttavia (negli 84 minuti di durata) non sembra esserci molto spazio né voglia di approfondire: quando, anzi, il videogioco sembra “giocare” (ci si passi il bisticcio linguistico) coi ricordi della ragazza, e con un suo caro tragicamente scomparso, l’effetto è quello di un fastidioso, inutile deja vu. Anche nella decisione di mostrare i fantasmi (fittizi) del passato dei personaggi, e di giocare in modo basilare coi sensi di colpa di questi ultimi, il film sceglie di essere derivativo; e lo fa oltretutto appiccicando tali suggestioni alla bell’e meglio su una trama che, per il resto, si muove su altri binari. Binari comunque percorsi senza convinzione, con l’unica “cifra” stilistica di un citazionismo grossolano, che sciupa anche la possibilità di giocare con la doppia faccia del sentimento nostalgico.

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I limiti della regia

Choose or Die, una sequenza del film
Choose or Die, una sequenza del film di Toby Meakins

In sé ben poco spaventoso, ma anche poco capace di generare quel senso di inquietudine che il soggetto potrebbe suggerire, Choose or Die si rivela di fatto essere un semplice contenitore di citazioni, dal carattere un po’ cheap e segnato da una certa grossolanità di approccio. Pur nella generale attenzione a non eccedere coi quantitativi di emoglobina, il film di Toby Meakins mostra qualche apprezzabile momento “forte” (la dolorosa morte del primo personaggio vittima della maledizione, con un gore suggerito ma non per questo meno disturbante; un’altra morte altrettanto efficace – benché derivativa – che coinvolge il nastro di una audiocassetta); ma si tratta di pochi frammenti, intuizioni relativamente felici di una regia che per il resto mostra una certa piattezza, un comodo adagiarsi su citazioni e rimandi senza mai cercare il guizzo personale. In questo senso, il film di Meakins – gravato anche da uno sviluppo narrativo che, nella seconda parte, si fa gradualmente più confuso e illogico – resta un mero esempio della parte più cheap e di consumo del catalogo Netflix: un prodotto le cui buone intuizioni iniziali (forse più casuali che ragionate) restano a galleggiare in un contenitore inconsistente e incapace di lasciare il segno.

Choose or Die, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: Choose or Die
Regia: Toby Meakins
Paese/anno: Regno Unito / 2022
Durata: 84’
Genere: Horror, Thriller
Cast: Asa Butterfield, Eddie Marsan, Angela Griffin, Caroline Loncq, George Hannigan, George Taylor, Ioanna Kimbook, Iola Evans, Joe Bolland, Kate Fleetwood, Pete MacHale, Robert Englund, Ryan Gage
Sceneggiatura: Simon Allen
Fotografia: Catherine Derry
Montaggio: Tommy Boulding, Mark Towns
Musiche: Liam Howlett
Produttore: Matthew James Wilkinson, Sébastien Raybaud, John Zois
Casa di Produzione: Anton, Stigma Films
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 15/04/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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