FARIBORZ KAMKARI E KURDBÛN: IL MIO NO ALL’INDIFFERENZA VERSO TUTTE LE GUERRE

FARIBORZ KAMKARI E KURDBÛN: IL MIO NO ALL’INDIFFERENZA VERSO TUTTE LE GUERRE

In occasione della serata evento di presentazione al cinema Troisi, la nostra intervista al regista del documentario Kurdbûn - Essere curdo. "Non dobbiamo voltare le spalle a tutti coloro che soffrono per le guerre".

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Un documentario che riesce nell’impresa di raccontare una tragedia civile di cui poco si è parlato sui media internazionali, nobilitare il lavoro di una giornalista coraggiosa e, nel contempo, parlare della tempra di un popolo, quello curdo, che da anni cerca pace e riconoscimento internazionale. È la forza di Kurdbûn – Essere curdo (prodotto da Far Out Films e Acek e distribuito da Officine UBU), il film diretto da Fariborz Kamkari che questa sera verrà presentato in una serata evento al cinema Troisi di Roma.

Kamkari, curdo nato a Mashad, in Iran, ha dato un impianto cinematografico al materiale girato dalla giornalista turca, di origine curda, Berfin Kar, che si è trovata a testimoniare, quasi per caso, l’assedio di Cizre, a cavallo tra il 2016 e il 2017. La città curda nel sudest della Turchia, al confine con la Siria e l’Iraq, è stata teatro di una delle più sanguinose rappresaglie degli ultimi anni. Un assedio di 79 giorni, da parte dell’esercito turco, che è stato un’azione punitiva dopo la vittoria alle elezioni del partito democratico filocurdo HDP.

La voce di Fariborz Kamkari è pacata e gentile quando ci racconta la genesi di questo lavoro che si inserisce perfettamente in una cinematografia (Pitza e datteri, I fiori di Kirkuk) che da tempo si interroga sull’identità curda e sulla bellezza delle contaminazioni culturali.

Fariborz Kamkari e l’identità curda

Fariborz, sei curdo-iraniano, quanto è stato importante per te lavorare a un progetto così forte?
Appartengo al popolo curdo che in più di 100 anni è stato diviso contro la sua volontà tra quattro nazioni (Turchia, Iran, Iraq e Siria ndR). In questi anni abbiamo avuto una storia molto sanguinosa, con tratti molto comuni. Quando ho visto il materiale girato da Berfin ho rivisto l’esperienza che ho vissuto da bambino nel Kurdistan iraniano. A sette anni ho vissuto anche io in una città assediata dall’esercito iraniano per più di 40 giorni. L’idea di fare questo documentario nasce proprio per raccontare questo destino comune del popolo curdo.

Ci racconti come sei riuscito ad avere quelle immagini e come ci hai lavorato successivamente?
Mi ha contattato Berfin Kar, che non conoscevo, da un ospedale psichiatrico a Malta dov’era ricoverata dopo essere fuggita dalla Turchia, dicendomi di aver visto i miei film e di volermi mostrare del materiale. Mi ha spedito del materiale di circa 20 ore, su un totale di 300, ma per dire sì mi è bastato vedere i primi venti minuti. Era una sorta di diario visivo, girato giorno per giorno, che mi ha ispirato ad ampliare la storia, non solo raccontando quello che è successo a Cizre, ma anche la storia dolorosa del popolo curdo. La tragedia di Cizre è uno dei tanti episodi che ha caratterizzato la nostra storia.

La forza dell’autenticità

Le immagini che vediamo sono potenti, sono un pugno nello stomaco. Il materiale che presenti è doppiamente prezioso.
La forza di questo materiale viene dalla sua realtà. Sembra un film di guerra di quelli girati a Hollywood, ma è la realtà. Sono immagini riprese in maniera clandestina con una macchina da presa amatoriale, anche con il telefonino. La giornalista si trovava in mezzo ai bombardamenti e doveva salvare la sua vita e quella della sua troupe. Ho lasciato grezze le immagini per rispetto alla loro autenticità e per rendere omaggio a persone che hanno rischiato la loro vita per denunciare un crimine del genere. Qualsiasi intervento come regista avrebbe potuto danneggiare il materiale. Utilizzato, peraltro, in un tribunale popolare di Bruxelles che ha condannato il governo turco per aver violato i diritti umani.

Fariborz Kamkari, la nostra intervista all'autore del doc Kurdbûn - Essere curdo
Un’immagine di Fariborz Kamkari, la nostra intervista all’autore del doc Kurdbûn – Essere curdo

Fariborz Kamkari, come Gramsci, odio gli indifferenti

Del massacro di Cizre non si è parlato molto sui media. Quanto è importante che in questi giorni di guerra si possa parlare anche di altri conflitti dimenticati?
Purtroppo l’Occidente, e l’Europa hanno voltato il viso altrove e non hanno guardato tutto quello che sta succedendo non lontano da noi, in Afghanistan, in Siria, in Medio Oriente. Dobbiamo ricordare che non si può essere indifferenti.

Cosa speri che possa succedere dopo l’uscita del documentario?
Come ex bambino di guerra, la guerra ha devastato la mia infanzia. Il cinema mi ha dato la speranza di poter raccontare la tragedia che ho visto durante la mia vita in Kurdistan-Iran. Ho sempre pensato che attraverso i miei film potessi raccontare tutto ciò che magari non è stato raccontato nei media ufficiali. Spero che questo possa sensibilizzare il pubblico. Non si può non vedere quello che succede attorno a noi, dobbiamo prendere posizione. Spero che il film possa dare luce a questa realtà ignorata.

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Ascolta l’intervista completa a Fariborz Kamkari

Ascolta “Fariborz Kamkari e il doc Essere curdo: «Non possiamo essere indifferenti davanti alla guerra»” su Spreaker.

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Francesca Fiorentino
Giornalista professionista, ho cominciato a lavorare in radio e continuo a parlare attraverso i podcast. Amo il cinema, la scrittura, le margherite, le magliette a righe, i regali inaspettati e i taccuini nuovi. Ovviamente anche la pizza. Qui leggi il mio sito.

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