OBI-WAN KENOBI 1X04

OBI-WAN KENOBI 1X04

Il quarto episodio della serie dedicata alla figura di Obi-Wan Kenobi conferma l’alta qualità estetica, e soprattutto narrativa, di un prodotto che accompagna lo spettatore in un percorso fluido e gestito senza alcuna forzatura. E, in questa struttura così ben progettata, il simbolismo diventa uno degli elementi maggiormente utilizzati per raccontare, senza troppe parole, la rinascita di un uomo e della sua anima jedi.

Dal fuoco all'acqua, il cammino della rinascita

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Arrivati al quarto episodio di questa miniserie è ormai chiara e confermata la convinzione di trovarsi di fronte a un prodotto di qualità non solo registica ma, soprattutto, di scrittura. Fino a ora, infatti, il racconto di Obi-Wan Kenobi è stato in grado di trasportare lo spettatore all’interno di un percorso tracciato con molta chiarezza, costruendo una ritmica fluida attraverso il giusto gioco di attese, rallentamenti, suspense e, alla fine, azione. Motivazioni, queste, che danno la sensazione di trovarsi di fronte a un’architettura e struttura della narrazione assolutamente unica e compatta, divisa in parti solo per comodità e necessità televisive. Non è un caso, dunque, che questo quarto episodio muova i suoi primi passi partendo dal punto dov’era stato interrotto il precedente. E con questo non si fa riferimento ad una consecutio narrativa ma, piuttosto, a un collegamento emotivo e, soprattutto, simbolico.

Il confronto tra Obi–Wan Kenobi e Darth Vader, infatti, torna a essere al centro dell’azione anche se, effettivamente, i due non incrociano materialmente le loro strade. Almeno in questa parte. A unirli, invece, sono gli elementi naturali. Come il fuoco ha rappresentato l’esplosione distruttiva del loro rapporto, ora l’acqua sembra destinata a lenire le loro ferite. Ma se Anakin emerge parzialmente guarito nel corpo ma malato nell’anima, Obi–Wan compie il percorso esattamente contrario. Salvato dai ribelli, esce dalle acque guaritrici quasi con un disperato singulto di vita. Il corpo non è ancora ristabilito, la forza deve riprendere ancora vigore, ma l’uomo e lo jedi sembrano essersi riallineati in una nuova consapevolezza; il passato non può essere cancellato ma deve essere il punto d’inizio per un nuovo percorso. Il tentativo di tornare a esser nuovamente se stesso, dunque, non è il segno di un orgoglio ritrovato o di un peccato di ubris. Al contrario è una necessità che nasce dall’affetto per Leia, e per salvare quel futuro che, già una volta, credeva di aver messo al sicuro.

Il ritorno dello Jedi?

Obi-Wan Kenobi, un'immagine di Ewan McGregor nel quarto episodio
Obi-Wan Kenobi, un’immagine di Ewan McGregor nel quarto episodio della serie

Abbiamo già accennato come questa serie viva di forti simbolismi. Tra questi i più attesi e conosciuti al pubblico di appassionati sono i segni distintivi dello jedi, che vanno dall’abito alla spada laser. Due aspetti distinguibili da qualsiasi altro, che in questo quarto episodio tornano a mostrarsi. Ma sempre seguendo un tempo e una ritmica appropriata, senza fretta e improvvise rivelazioni. Indubbiamente l’Obi Wan che vediamo organizzare una missione di salvataggio per Leia sembra più sicuro, con una postura del corpo diversa volta a mostrare una maggiore consapevolezza o, se vogliamo, l’ineluttabilità del destino.

Per quanto abbia provato, infatti, sembra che sia impossibile liberarsi di se stesso e di una natura speciale. Nonostante questo, però, il contatto con la Forza e il suo utilizzo sono ancora avvolti nel dubbio e nell’incertezza. A sostenere lo jedi in questo momento, piuttosto, è un altro tipo di potere che torna a riscoprire a maneggiare. Si tratta dell’amore per gli altri. L’ultima persona cui Obi–Wan si è legato affettivamente, proiettando aspettative e speranze, è stato Anakin.

La successiva delusione non ha fatto altro che gettare Kenobi in uno stato di sfiducia generale verso se stesso e il mondo circostante. Oggi, però, l’incontro con la vivace e autonoma Leia rimette in discussione tutto. Questo rapporto, infatti, è la vera spinta che riaccende nuovamente i motori, l’escamotage perfettamente gestito senza sovrastrutture o eccessi emotivi. Nella costruzione graduale della fiducia reciproca e del senso di responsabilità, vengono poste le basi per comprendere le motivazioni di legami che, all’inizio di questa saga, abbiamo dato per assodato. Ma la narrazione di Guerre stellari, per quanto possa sembrare nebulosa, in realtà ha una chiara traiettoria circolare. Alla fine tutto torna, si unisce, e ciò che è iniziato ha un termine. Tranne, ovviamente, essere uno jedi. Perché in quel caso si entra nell’empirico e in una sorta d’immaterialità che, se non vogliamo chiamare spirito, possiamo definire anima.

Bentornati a Star Wars

Obi-Wan Kenobi, una foto del quarto episodio
Obi-Wan Kenobi, una foto del quarto episodio della serie Disney+

Fin dal primo episodio, questa serie ha dimostrato, dal punto di vista estetico e dell’atmosfera, un legame strettissimo con lo storico capitolo del 1977 della saga cinematografica. Un’unione che abbiamo trovato immediatamente nei desolati deserti di Tatooine e in una scenografia che non sembrava mai artefatta. Il quarto episodio, però, ha il potere di riportare emotivamente indietro il tempo narrativo, trasportandoci nuovamente nelle atmosfere scure e minacciose della Morte Nera. Ovviamente ancora non sono mature le condizioni che porteranno a quegli eventi, ma la base spaziale dell’Impero dove Obi–Wan s’introduce ha la stessa impenetrabilità e riporta la medesima sensazione di minaccia. Dal punto di vista strettamente scenografico, poi, anche gli interni vengono riprodotti con un’evidente familiarità senza, però, cadere mai nel tentativo di una rassicurante quanto sterile copia.

All’interno di quest’ambientazione in cui Kenobi riesce a entrare grazie all’elemento dell’acqua, che, come abbiamo già accennato, è simbolicamente rilevante per tutto l’episodio, si mette in atto il primo rapimento di una Leia tanto giovane quanto tenace. La stessa testardaggine che contribuirà a forgiare e definire il personaggio nella sua fase adulta. Ciò che veramente conta, però, è che in questa scenografia Kenobi trova un passo sempre più sicuro, spinto da una necessità che va oltre il proprio volere. La stessa che lo porta, in un’ambientazione di oscurità quasi completa, a sguainare finalmente quella spada laser, simbolo di un ritorno alla Forza e di speranza. Un momento che, oltre ad avere un valore affettivo particolare per gli appassionati, segna il plot twist o, se vogliamo, introduce alla fase finale di un racconto di rinascita e riscoperta di se stessi.

Obi-Wan Kenobi, la locandina italiana della serie

Scheda

Titolo originale: Obi-Wan Kenobi
Regia: Deborah Chow
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Genere: Fantascienza
Cast: Ewan McGregor, James Earl Jones, Moses Ingram, O’Shea Jackson Jr., Sung Kang, Eddie Vincent, Hayden Christensen, Indira Varma, Maya Erskine, Rya Kihlstedt, Vivien Lyra Blair, Will Westwater
Sceneggiatura: Stuart Beattie, Hannah Friedman
Fotografia: Chung Chung-hoon
Montaggio: Kelley Dixon
Musiche: Natalie Holt, John Williams
Produttore: Thomas Hayslip, Katterli Frauenfelder, Deborah Chow
Casa di Produzione: Walt Disney Pictures, Lucasfilm
Distribuzione: Disney+

Data di uscita: 08/06/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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