PERSUASIONE

PERSUASIONE

Adattando il romanzo conclusivo della carriera di Jane Austen, la regista Carrie Cracknell prova a inserire toni più da comedy nel rigido schema del period drama d’ambiente nobiliare; ma quella di Persuasione resta una riverniciatura superficiale, che a tratti finisce per danneggiare il soggetto senza apportarvi nulla di realmente innovativo.

Una rilettura poco persuasiva

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Sull’onda del successo di una serie come Bridgerton, di cui solo pochi mesi fa abbiamo visto la seconda stagione, Netflix punta con questo Persuasione a rinverdire i fasti di un genere di lunga tradizione come il period drama, traendo spunto per l’occasione da quello che fu il romanzo conclusivo della carriera di Jane Austen. Un romanzo che, per quanto forse meno noto dei più celebrati (e proficuamente adattati) Ragione e sentimento e Orgoglio e pregiudizio, era stato comunque già oggetto di due precedenti versioni televisive, datate rispettivamente 1995 e 2007. In questo nuovo adattamento, la regista Carrie Cracknell (con un solido background nella regia di opere teatrali, qui al suo esordio in un lungometraggio) sceglie un approccio leggermente diverso da quello che ha finora caratterizzato le trasposizione filmiche dei lavori della Austen, che punta a spezzare la resa un po’ ingessata della realtà di una famiglia nobiliare inglese di inizio ‘800; un’impostazione che vira per larghi tratti della storia su toni improntati alla commedia, più in linea coi gusti del pubblico della piattaforma, abituato alla commistione di generi e atmosfere anche nei prodotti sulla carta più classici. Una scelta che vuole valorizzare anche un’interprete riconoscibile come Dakota Johnson, qui alla sua seconda apparizione in meno di due mesi in un film distribuito da una piattaforma (la precedente era stata quella di Cha Cha Real Smooth, film col marchio di Apple); al suo fianco, un cast che vede nei ruoli principali Cosmo Jarvis e Henry Golding, nei panni degli altri due “terminali” del triangolo sentimentale al centro della storia.

Dalle maree del passato

Persuasione, Dakota Johnson in una poetica immagine del film
Persuasione, Dakota Johnson in una poetica immagine del film Netflix

Protagonista della vicenda di Persuasione è la ventisettenne Anne Elliot, secondogenita di Sir Walter Elliot, nobiluomo vedovo, vanitoso e opportunista, oltre che poco attento nella gestione delle sue finanze; l’uomo, in ansia per la solidità economica della sua famiglia, è preoccupato perché la ragazza, differentemente dalle sue tre sorelle, non sembra essere ancora in vista di un matrimonio vantaggioso. Proprio Sir Walter, otto anni prima, era stato tra le cause principali – insieme alle pressioni dell’amica di famiglia Lady Russell – del naufragio della relazione tra Anne e il giovane marinaio Frederick Wentworth, all’epoca povero e apparentemente senza prospettive. Ora, quando gli Elliot, a causa della poco oculata gestione di Sir Walter, sono costretti a dare in affitto la loro lussuosa residenza di famiglia, un Fredrick più maturo, stimato e nel frattempo diventato capitano, fa di nuovo irruzione nella vita di Anne; la giovane, che non ha mai dimenticato quel vecchio amore, sarà colta dai rimpianti e da una speranza di ricucitura mai sopita, nonostante Wentworth sembri invece essersi lasciato alle spalle speranze e illusioni del passato.

L’interlocuzione continua

Persuasione, Dakota Johnson in una sequenza del film
Persuasione, Dakota Johnson in una sequenza del film Netflix

L’approccio di partenza di Persuasione sembra denunciare da subito la voglia della regista di dare una lettura originale e personale alla vicenda narrata da Jane Austen, innestando nella storia – attraverso la rottura della quarta parete – l’interlocuzione diretta della protagonista con lo spettatore. Uno stratagemma che vuole conferire al film un tono più lieve e – almeno in parte – giocoso rispetto alla sua controparte letteraria, stimolato anche dalla presentazione sopra le righe, nei minuti iniziali, dei membri della famiglia: una presentazione tesa a ribadire, in modo magari un po’ didascalico, il carattere di “corpo estraneo” della protagonista nel contesto familiare, portatrice di una diversità di vedute (e valori) che sarà l’innesco principale della storia. Proprio quel tono punta a stemperare, almeno nella prima parte del film, il potenziale melodrammatico del soggetto, ricercando una sintesi tra la fedeltà narrativa alla vicenda originale – mai tradita, almeno nel canovaccio di base e negli snodi principali della trama – e l’esigenza di una sua resa più dinamica e in linea col gusto moderno. Una contrapposizione che la sceneggiatura di Ronald Bass (al suo attivo un classico come Rain Man – L’uomo della pioggia, ma anche il recente Before We Go, esordio dietro la macchina da presa di Chris Evans) risolve accentuando il cinismo divertito (ma un po’ dolente) della protagonista, portatrice di una maschera che viene puntualmente rimossa nelle sue frequenti interlocuzioni con lo spettatore.

La patina e la sostanza

Persuasione, Henry Golding e Cosmo Jarvis in una scena del film
Persuasione, Henry Golding e Cosmo Jarvis in una scena del film Netflix

Proprio la presenza eccessiva del dialogo con chi guarda – che sovente rende (troppo) esplicite pulsioni e spinte emotive che la tradizione del genere vorrebbe invece solo suggerite – rappresenta uno dei limiti principali del film di Carrie Cracknell; un’opera che a dispetto dell’impianto cinematografico e spettacolare (valorizzato anche dagli sfarzosi costumi, e da un buon lavoro sulle location e sulla loro resa) resta in certa misura viziata dal background teatrale della regista. Il continuo “mettersi a nudo” (verbale) della protagonista interpretata da Dakota Johnson finisce, paradossalmente, per togliere spazio e respiro agli altri personaggi, in primis quello di un Patrick Wentworth che soffre anche della poco convinta interpretazione di Cosmo Jarvis, un po’ in affanno in un ruolo forse non proprio nelle sue corde. Più riuscite e centrate, in questo senso, risultano le figure del cinico William Elliot (un gigioneggiante ma efficace Henry Golding) e della narcisista e ipocondriaca sorella minore di Anne, resa in modo divertito e sopra le righe – ma credibile, nella sua natura grottesca – da Mia McKenna-Bruce.

Resta tuttavia, in questo Persuasione targato Netflix, l’imperfetta sintesi tra la natura melodrammatica del soggetto – legata a doppio filo alla rappresentazione sociale della nobiltà inglese dell’inizio del diciannovesimo secolo – e la sua tentata rilettura in chiave comedy, che finisce per fermarsi a una superficiale riverniciatura, senza intaccare stilemi e topoi che avrebbero necessitato di una reinterpretazione più profonda. Una riverniciatura che comunque, per la sua modalità insistita, finisce per rendere posticcia l’ultima parte del film, in cui la natura melò del soggetto vorrebbe emergere con più forza – complice anche l’efficace commento musicale – senza tuttavia riuscirvi del tutto.

Persuasione, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: Persuasion
Regia: Carrie Cracknell
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 107’
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Cosmo Jarvis, Dakota Johnson, Gary Beadle, Nikki Amuka-Bird, Richard E. Grant, Simon Paisley Day, Afolabi Alli, Agni Scott, Ben Bailey Smith, Edward Bluemel, Eve Matheson, Hardy Yusuf, Izuka Hoyle, Jake Siame, Jordan Long, Lydia Rose Bewley, Mia McKenna-Bruce, Nia Towle, Stewart Scudamore, Yolanda Kettle
Sceneggiatura: Ron Bass, Alice Victoria Winslow
Fotografia: Joe Anderson
Montaggio: Pani Scott
Musiche: Stuart Earl
Produttore: Andrew Lazar, Christina Weiss Lurie
Casa di Produzione: Media Rights Capital (MRC)
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 15/07/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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