SAMARITAN

SAMARITAN

Con Samaritan, Sylvester Stallone riproduce se stesso con un misto di malinconia, ironia, e pur presente fisicità da (stagionato) action hero; il film di Julius Avery, distribuito da Prime Video, è un cinecomic vagamente retrò, che pur sfiorando a tratti il semplicismo ispira naturalmente simpatia.

Samaritan is back in action

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Dato definitivamente l’addio ai personaggi di Rocky e Rambo (con coda di accuse al produttore Irwin Winkler per la gestione economica del primo), e preparandosi a tornare per la quarta (e forse ultima) volta nel ruolo del mercenario Barney Ross in The Expendables 4, Sylvester Stallone non sembra, comunque, voler mollare il genere dell’action movie. E, d’altronde, perché dovrebbe farlo? Arrivato a 76 anni, Sly continua comunque a sfoggiare un physique du rôle di tutto rispetto, oltre a un volto al quale le rughe hanno aggiunto profondità e malinconica introspezione, senza togliere la durezza che abbiamo conosciuto negli anni migliori. Una compenetrazione di caratteristiche che abbiamo già visto nell’ultimo, sottovalutato Rambo: Last Blood, e che ora torna anche in questo Samaritan, progetto dal taglio action/sci-fi diretto da Julius Avery. Un film, quello di Avery, il cui soggetto (scritto originariamente per il cinema) era stato precedentemente adattato in una graphic novel, e che in effetti mostra i tratti di un singolare cinecomic. Un cinecomic che definiremmo deliziosamente retrò, almeno rispetto alla declinazione più moderna del genere; un soggetto in cui Stallone riesce di nuovo a sfruttare a suo vantaggio – non senza un buon quantitativo di autoironia – il passare degli anni, e l’inevitabile peso che questo porta con sé.

Il ritorno del vecchio leone?

Samaritan, Sylvester Stallone e Javon 'Wanna' Walton in una scena
Samaritan, Sylvester Stallone e Javon ‘Wanna’ Walton in una scena del film

Introdotto da un prologo animato, il film è ambientato in un futuro non troppo lontano, in una metropoli segnata da povertà, degrado e disoccupazione. Qui, il giovanissimo Sam Cleary vive nel mito di Samaritan, un supereroe un tempo paladino della città, apparentemente scomparso nel nulla venticinque anni prima, dopo uno scontro mortale col suo malvagio fratello Nemesis. Lo scontro tra i due, entrambi outsider e considerati dei freak – ma successivamente schieratisi su fronti opposti – ha apparentemente provocato la morte di Nemesis e la scomparsa nel nulla di Samaritan; ma, ora, Sam è convinto che l’eroe sia tornato, e che si nasconda dietro le fattezze del suo solitario dirimpettaio Joe Smith. Un ritorno più che mai provvidenziale, in quanto la gang di Cyrus sembra intenzionata a far risorgere il mito di Nemesis, preparando una serie di attentati destinati a far precipitare la città nel caos. Preso di mira a sua volta dal malvivente, Sam spera che il suo eroe possa far tornare l’ordine in città; ma Joe/Samaritan sembra aver perso la fiducia in se stesso, e forse anche lo stimolo a combattere…

Humour e action retrò

Samaritan, Sylvester Stallone respinge un gruppo di balordi in una scena
Samaritan, Sylvester Stallone respinge un gruppo di balordi in una scena del film

Action movie con un canovaccio da sci-fi (blandamente) distopica, ma anche con un’attitudine e un passo quasi da racconto fantasy (sensazione alimentata da un prologo altamente stilizzato, con le maschere che celano i due protagonisti a sottolinearne il carattere archetipico) Samaritan è un comic movie dal sapore inevitabilmente vintage; un film in cui Stallone – che conferisce a ogni progetto in cui entra un taglio fortemente personale – sembra guardare coscientemente al suo passato, ai mai dimenticati anni ‘80 e ‘90 e alla sua galleria di personaggi. In questo senso, il film di Julius Avery recupera un po’ l’ingenuità – e anche la semplicità e linearità narrativa – del cinema d’azione che fu, lasciando perdere le contaminazioni e l’estetica gratuitamente pop, mettendo da parte qualsiasi concessione a un gusto pulp, e conferendo un taglio diverso dal solito (molto più malinconico) alla sua pur presente componente ironica. Di fatto, Sly sembra divertirsi a interpretare un personaggio come quello di Joe/Samaritan, sorta di “orso” disilluso dal fare bonario, vecchio maestro riluttante a tornare in azione in quanto segnato da uno scontro fratricida; i dialoghi col piccolo protagonista sono segnati da uno humour inaspettatamente garbato, che recupera un po’ (esso stesso) la visione ingenua dell’infanzia – quella dello Spielberg produttore, per capirsi – di molto cinema fantastico anni ‘80. Un mood che si compenetra con quello più improntato all’action, che verrà gradualmente fuori nel corso del racconto.

Un’operazione che ispira simpatia

Samaritan, una scena
Samaritan, una scena del film di Julius Avery

È un progetto che ispira naturalmente simpatia, Samaritan, specie per la sua capacità di essere vintage senza concessioni al gusto gratuitamente nostalgico di oggi (solo in una scena fa capolino, in modo decontestualizzato, un cabinato da sala giochi anni ‘80); ma ispira simpatia, il film di Avery, anche per la capacità mostrata da Stallone di “vestire” il personaggio con consapevolezza, e con un efficace mix di malinconia, autoironia e fisicità da stagionato action hero. La linearità della sceneggiatura sfiora a tratti il semplicismo, specie per il modo meccanico in cui il piccolo protagonista si avvicina, per poi prenderne le distanze, alla gang di Cyrus, per lo scarso peso dato al rapporto con sua madre (personaggio quasi inutile narrativamente) e per il mancato approfondimento del sottotesto “sociale” della trama. Un limite che in fondo è connaturato al taglio dato alla storia, che fa dell’ambientazione (vagamente) distopica più un pretesto che un elemento realmente funzionale; uno sfondo, di fatto, sul quale mettere in scena una vicenda dai caratteri fortemente archetipici, a cominciare dai nomi stessi dei due fratelli (Samaritan, Nemesis). Le stesse scene action sono improntate a una sostanziale sobrietà e leggibilità, senza sostanziali accelerazioni o eccessi pirotecnici – risultato forse anche di un budget non altissimo; la componente spettacolare è tutta protesa verso l’ultima, cinetica frazione, segnata da un plot twist in definitiva non necessario (ma che comunque non disturba). La “morale” – che non riveliamo per evitare qualsiasi accenno di spoiler – è un po’ telefonata; ma in definitiva anche questo fa parte del gioco. Di fatto Samaritan, pur non lasciando tracce nella storia del cinema, segna un ulteriore tassello nella filmografia dello Sly “autunnale”: quello che in questi anni abbiamo imparato ad apprezzare quanto e più dell’altro.

Samaritan, la locandina italiana
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Scheda

Titolo originale: Samaritan
Regia: Julius Avery
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Genere: Fantascienza, Azione, Fantastico
Cast: Dascha Polanco, Martin Starr, Michael Aaron Milligan, Moises Arias, Pilou Asbæk, Sylvester Stallone, Javon ‘Wanna’ Walton, Abraham Clinkscales, Frederick Williams, Henry G. Sanders, Jared Odrick, Kevin Mikal Curry, Roger Payano, Shameik Moore, Sophia Tatum
Sceneggiatura: Bragi F. Schut
Fotografia: David Ungaro
Montaggio: Matt Evans, Pete Beaudreau
Musiche: Jed Kurzel, Kevin Kiner
Produttore: Braden Aftergood, Sylvester Stallone
Casa di Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer (MGM), Balboa Productions
Distribuzione: Amazon Prime Video

Data di uscita: 26/08/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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