MARGINI

MARGINI

Presentato a Venezia 79 in concorso alla Settimana della Critica, Margini tratteggia il ritratto di una generazione che, in lotta con se stessa e la realtà che la circonda, sembra immobilizzata in una eterna adolescenza, destinata a deludere più che a far sognare e costruire il futuro.

Una rivoluzione di provincia a ritmo di punk

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Quando la cultura punk e, in modo particolare, il punk rock hanno iniziato a dominare la scena giovanile alla fine degli anni settanta in Inghilterra, il fenomeno ha rappresentato una vera e propria rivoluzione del costume. Dal punto di vista musicale, poi, il genere ha contribuito alla nascita di band storiche come i Sex Pistols e i Clash, mentre la moda assisteva allo stile tutto particolare di Vivienne Westwood, i cui abiti sembravano nascere proprio da queste sonorità particolari. Alla base di tutto c’era una chiara insoddisfazione giovanile che non si riconosceva in nessun modo con la società borghese, troppo incentrata sui privilegi di pochi. Una condizione che, ad oggi, sembra ancora essere l’elemento centrale di una sottocultura urbana. L’unica differenza è che, dagli ambienti giovanili della capitale inglese, si è passati, in una sorta di salto temporale, in quelli meno stimolanti di una cittadina di provincia italiana.

In modo particolare Margini, film di Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti presentato alla Settimana della Critica della 79a Mostra del Cinema di Venezia, porta lo spettatore nel cuore di una quotidianità immobile e priva di prospettive come quella di Grosseto. Un luogo che, fotografato senza nessun tipo di riconoscimento architettonico, si trasforma in una sorta di terra di nessuno. Qui, infatti, sembra che ogni speranza di evoluzione o miglioramento personale sia impossibile. L’unica soluzione è accomodarsi all’interno di una consuetudine fatta di piccoli gesti, senza troppo pretendere dal futuro. In un contesto di assoluta immobilità, però, il regista prova a narrare soprattutto l’ansia e il desiderio di movimento delle generazioni più giovani che, disabituate all’idea di avere un futuro, risolvono tutto in una serie di azioni scomposte e sconnesse con la realtà che li circonda. Il risultato è spesso dissonante come il punk hard rock che ascoltano e che considerano l’atto più rivoluzionario della propria esistenza. Una vita costantemente divisa tra il desiderio di andare oltre i propri limiti e l’attitudine a un’eterna adolescenza che, a un certo punto, appare solo come un escamotage per evitare di crescere. Qualsiasi cosa questo voglia dire.

L’età delle scelte

Margini, Francesco Turbanti, Matteo Creatini ed Emanuele Linfatti in una sequenza del film
Margini, Francesco Turbanti, Matteo Creatini ed Emanuele Linfatti in una sequenza del film di Niccolò Falsetti

Protagonisti del film di Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti sono tre amici che, pur con qualche anno di differenza, cercano di superare l’amenità del luogo in cui vivono grazie al potere della musica. Michele, Edoardo e Jacopo, infatti, cercano di portare avanti quello che chiamano il loro “discorso artistico” nonostante le grandi difficoltà imposte da un ambiente non particolarmente ricettivo al genere musicale praticato. Così, per superare l’ennesima delusione, decidono di stupire Grosseto con un grande concerto punk, invitando una famosa band americana. Un sogno, però, che i tre non hanno la capacità di gestire nel migliore dei modi e che porta in superficie atteggiamenti spesso adolescenziali e distruttivi. Un percorso emotivo, dunque, che perfettamente si armonizza e viene rappresentato dalla musicalità spesso cacofonica del punk. In questo caso, infatti, l’atmosfera generale del film viene definita proprio dalla musica che, all’interno della narrazione di Margini, si presenta come un quarto protagonista. Probabilmente il più importante di tutti, visto che, in qualche modo, detta il ritmo e le azioni dei tre ragazzi desiderosi di riscatto.

Ma sarà veramente questa la motivazione che li muove o, piuttosto, il desiderio di rimanere fermi, bloccati in un’eterna adolescenza? Per lo spaccato generazionale descritto da Falsetti e Turbanti, infatti, l’ambiente che li circonda e i cosiddetti limiti imposti appaiono come una sorta di paravento dietro il quale nascondersi per dare una giustificazione ai propri fallimenti o, al massimo, a una assenza di azione. In questo contesto, dunque, l’altro elemento messo chiaramente in evidenza è la possibilità di ricorrere sempre al libero arbitrio, mostrando che il futuro spesso dipende dalle scelte fatte. Così, mentre Michele ed Edoardo esprimono gli accenti più aspri di una gioventù che tutto sacrifica sull’altare del punk rock, anche la propria famiglia, Jacopo decide razionalmente di allontanarsi e di non perdere la possibilità che un altro tipo di musica gli offre. Perché a un certo punto è inevitabile dover affrontare l’età delle scelte.

Confronto generazionale

Margini, Emanuele Linfatti in una sequenza del film
Margini, Emanuele Linfatti in una sequenza del film di Niccolò Falsetti

Alla base di ogni rivoluzione culturale c’è sempre stato uno scontro generazionale molto forte. Lo stesso che Margini mette chiaramente in scena evidenziando, però, tutto il silenzioso dolore che ne deriva. In questo confronto, infatti, sembrano non esserci vinti e vincitori. Piuttosto se ne esce tutti sconfitti, anche se il senso di resa è più amaro per chi si sente ormai sulla sponda degli adulti. In questo caso, infatti, ad addolorare e pesare come una perdita profonda è la sensazione di non essere riusciti a costruire quel dialogo considerato necessario, essenziale. O, forse, di aver tralasciato l’educazione in nome di una comprensione e assistenza continua.

In modo particolare, il film mette in evidenza nuclei famigliari che, pur nella loro semplicità, cercano di mettere in atto tutte le tecniche protettive possibile per poi doversi arrendere definitivamente. Una resa che, nel linguaggio di una madre, è rappresentata da un gesto veramente rivoluzionario per un genitore come l’abbandono, la fine di qualsiasi attività assistenziale, spingendo nel mondo il proprio figlio per obbligarlo a crescere. A questa sconfitta fa eco la delusione di una giovane donna che, aspettando di veder maturare il proprio compagno, è costretta a prendersi la responsabilità di una figlia e della loro sorte economica. In questo senso, dunque, Margini propone dei ritratti maschili onestamente disturbanti e fastidiosi, delineando una generazione poco concreta e volta a un gioco perenne, ferma a un giovinezza che sembra durare anche troppo.

Scheda

Titolo originale: Margini
Regia: Niccolò Falsetti
Paese/anno: Italia / 2022
Durata: 91’
Genere: Commedia
Cast: Paolo Cioni, Valentina Carnelutti, Emanuele Linfatti, Aurora Malianni, Francesco Turbanti, Matteo Creatini, Nicola Rignanese, Silvia D’Amico
Sceneggiatura: Tommaso Renzoni, Niccolò Falsetti, Francesco Turbanti
Fotografia: Alessandro Veridiani
Montaggio: Roberto Di Tanna, Stefano De Marco
Musiche: Giancane, Alessandro Pieravanti
Produttore: Alessandro Amato, Marco Manetti, Luigi Giuseppe Chimienti, Antonio Manetti
Casa di Produzione: Dispàrte, Mompracem, Manetti Bros. Film
Distribuzione: Fandango

Data di uscita: 08/09/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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