AVATAR – LA VIA DELL’ACQUA: JON LANDAU SUL NUOVO FILM, IN USCITA IL 14 DICEMBRE

AVATAR – LA VIA DELL’ACQUA: JON LANDAU SUL NUOVO FILM, IN USCITA IL 14 DICEMBRE

In attesa dell’uscita di Avatar - La via dell’acqua, Jon Landau ha incontrato in collegamento web la stampa italiana, fornendo alcuni dettagli sull’attesissimo sequel del film di James Cameron.

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Mancano ancora poco meno di tre mesi all’uscita – fissata, lo ricordiamo, per il 14 dicembre 2022 – dell’attesissimo Avatar – La via dell’acqua, primo dei quattro sequel previsti per l’Avatar del 2009 di James Cameron (gli altri usciranno a cadenza annuale). Un’attesa che oggi abbiamo potuto almeno in parte ingannare con la visione in anteprima di un montaggio di sequenze del nuovo film (circa 20 minuti in tutto), e soprattutto con un incontro virtuale, in collegamento web, col produttore Jon Landau.

Non possiamo, al momento, rivelarvi nulla, né fornirvi alcun tipo di impressione, su quanto visto del nuovo film, a causa dell’embargo imposto dalla produzione; possiamo tuttavia darvi un resoconto dell’incontro successivo con Landau. Un dialogo non lunghissimo ma stimolante, che ha aumentato ulteriormente l’hype per questo nuovo film, che si occuperà di riportare gli spettatori su Pandora a ben 13 anni dall’uscita dell’originale. Film originale, peraltro, la cui (re)visione (in attesa del suo imminente ritorno in sala, fissato per il 22 settembre) ha concluso la mattinata, con un 3D che a tanti anni di distanza continua a restare tra gli esempi più funzionali e visivamente coinvolgenti di utilizzo della stereoscopia.

Avatar - La via dell'acqua, una scena del film
Avatar – La via dell’acqua, una scena del film di James Cameron

Nel nuovo film purtroppo non avremo più la colonna sonora di James Horner, scomparso nel 2015. Cosa può dirci sul suo sostituto, Simon Franglen?
Jon Landau: Quella di James è stata una perdita tragica, mi ricordo benissimo la notizia. Nessuno può prendere il suo posto, ma Simon non è nuovo: faceva già parte del team di Jim, aveva collaborato agli score di Titanic e del primo Avatar. Simon ha nel sangue i suoni di Pandora, e ha fatto un lavoro bellissimo combinando i suoni indigeni coi numeri dell’orchestra: non avremmo potuto essere più felici di lavorare con lui.

Il film, stando a quanto riportato dalla stampa, ha avuto una produzione abbastanza travagliata. Qual è stata la difficoltà più grande che avete incontrato?
Forse la più grande sfida è stata fare quella di fare quattro sequel in uno: c’è voluto un sacco di tempo, perché prima di iniziare a girare dovevamo avere tutte e quattro le sceneggiature. Volevamo avere un quadro completo di quello che saremmo andati a realizzare. Un’altra sfida è stata quella della performance capture sott’acqua: non volevamo fare finta, quindi abbiamo costruito un serbatoio che potesse catturare le performance degli attori sott’acqua. Questo film ha molte più sequenze con attori in carne e ossa, ci sono delle scene con personaggi in computer grafica in un mondo prevalentemente reale.

Avatar - La via dell'acqua, Sam Worthington e Zoe Saldana in una scena
Avatar – La via dell’acqua, Sam Worthington e Zoe Saldana in una scena del film di James Cameron

In un’intervista al New York Times, Cameron ha detto che c’è stato da combattere con gli studios, per fare il film che volevate. Quali sono stati i vostri punti irrinunciabili?
Jim in realtà faceva riferimento soprattutto al primo film. Per questi sequel, invece, non abbiamo avuto grossi scontri, loro hanno assecondato praticamente tutto ciò che volevamo fare. Nel primo film invece l’idea ambientale che c’era alla base aveva reso apprensive alcune persone.

Il film è in 3D, una tecnologia che negli ultimi anni si è un po’ persa. Come mai secondo lei ora viene usata molto meno?
Il 3D serve ad aprire una finestra sul mondo, non a fare in modo che il mondo entri dalla finestra. Dopo di noi l’hanno usato un po’ tutti, ma non si sono resi conto che non è il 3D in sé a rendere un film bello; semmai accentua quello che già c’è. Il concetto è quello di cogliere la sfida che questa tecnologia può portare: l’hanno fatto in modo eccellente Martin Scorsese con Hugo Cabret, e anche Ang Lee con Vita di Pi. Io mi auguro che questo nuovo film consenta ai produttori di tornare a questa tecnologia, realizzando cose che altrimenti non sarebbero possibili.

Avatar - La via dell'acqua, Sigourney Weaver in una scena del film
Avatar – La via dell’acqua, Sigourney Weaver in una scena del film di James Cameron

Si dice che nel nuovo film tornerà Sigourney Weaver, ma in un nuovo ruolo. È vero?
Sì, Sigourney è presente in questo film. Interpreta il ruolo di Kiri, una ragazzina 14enne adottata, ma non solo: in realtà la vedremo interpretare tre personaggi, la Grace umana, il suo avatar, e la giovane Kiri. Lei era molto contenta di avere questa opportunità: la performance capture infatti le ha consentito di essere giocosa, e interpretare un personaggio che altrimenti non le sarebbe stato possibile interpretare.

Il primo Avatar è stato un grande successo in un’altra epoca, un’epoca precedente alla pandemia. Ora il pubblico è cambiato, e sono cambiate anche le sue abitudini di visione. Cosa vi aspettate oggi?
Voglio condividere con voi qualcosa che è stato scritto nel New York Times: diceva che ormai le sale erano in declino perché l’intrattenimento si poteva avere a casa. Beh, l’hanno scritto nel 1983. La pandemia è ancora con noi, ma le persone vanno comunque a cercarsi l’esperienza del cinema. Se offriamo un prodotto fatto bene, la gente viene; andare al cinema è l’equivalente del concerto dal vivo per la musica. Dobbiamo aspettarci che le sale offrano l’esperienza migliore in termini di luce, qualità, ecc. Dobbiamo lavorare per questo fianco a fianco con gli esercenti.

Avatar - La via dell'acqua, un'immagine del film
Avatar – La via dell’acqua, un’immagine del film di James Cameron

Avatar è stato in molti sensi uno spartiacque, successivamente il cinema è cambiato. James Cameron è un regista che deve sempre battere se stesso e stabilire nuovi standard. Avatar – La via dell’acqua ci riporterà a un tipo di cinema che non si fa più? O sarà qualcosa di totalmente nuovo?
Jim ha sempre fatto così: ha spinto quei progressi che poi hanno aperto la strada ad altri registi. Per esempio ha scritto la scena in computer grafica di The Abyss perché voleva usare quella tecnologia in Terminator 2; quello che ha fatto lui, poi, ha consentito la realizzazione di film come Jurassic Park. In Titanic ha usato le comparse in CGI, e poi hanno iniziato a farlo anche altri. Lui ha spinto i confini sempre più in là. Spero che gli strumenti da lui utilizzati in questo film (per esempio la performace capture per Sigourney) possano aiutare gli altri registi a fare altrettanto.

Perché avete deciso di girare quattro film praticamente insieme?
Abbiamo pensato fosse un modo più efficiente per portare avanti la produzione: nei film ci sono anche dei ragazzi molto giovani, ed era difficile far mantenere loro lo stesso look a distanza di anni.

Avatar - La via dell'acqua, una sequenza del film
Avatar – La via dell’acqua, una sequenza del film di James Cameron

Cosa potete dirci sul budget del film? Il primo Avatar, quando è uscito, era il film più costoso della storia del cinema.
Non so se sia stato davvero quello più costoso: ce l’avevano detto anche con Titanic. La cosa interessante è che noi siamo l’unico business che non fa pagare di più un prodotto, anche se spendiamo di più per realizzarlo. Credo che film dopo film riusciamo a fare tutto sempre nel modo più efficiente, ma producendo comunque sempre grandi film.

Il continuo rinvio di questo sequel è stato letto da molti in chiave negativa. Potremmo invece reinterpretare il passaggio del tempo in senso positivo, con la possibilità di sfruttare le nuove tecnologie?
Beh, abbiamo comunque impiegato meno tempo di quanto abbiano fatto con Top Gun: Maverick! Quello che abbiamo fatto qui, comunque, non sarebbe stato possibile anni fa, è vero: Jim è un esploratore, uno che esplora sia nei film che nella vita, e giustamente si è preso il suo tempo. Un tempo che gli è servito anche per scrivere. Negli effetti speciali, con questo film, abbiamo potuto raggiungere un livello di dettaglio ben più alto, anche nei primi piani, rendendo tutti i personaggi interessanti e particolari.

Avatar - La via dell'acqua, Sam Worthington in una scena del film
Avatar – La via dell’acqua, Sam Worthington in una scena del film di James Cameron

Un tema centrale è quello dell’ambiente: quanto un film come questo può aiutare a sensibilizzare gli spettatori?
Io spero davvero che lo faccia: il primo film, per esempio, iniziava e finiva con Jack che apriva gli occhi, e questa è un’immagine molto forte, in questo senso. In un film non si può fare una predica; noi volevamo piuttosto usare la fantascienza come metafora. Quello ambientale è un tema che avrà un’eco in tutte le sequenze. Abbiamo cercato anche di realizzare una produzione molto green, utilizzando tecnologie ecologiche ed evitando di usare la plastica. Le nuove generazioni, quando usciranno dal cinema, guarderanno il mondo in maniera un po’ diversa.

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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