MY POLICEMAN

MY POLICEMAN

My Policeman, regia di Michael Grandage, con Emma Corrin e Rupert Everett, è il secondo ruolo importante nel 2022 cinematografico di Harry Styles. Il senso del suo passaggio sul film spiega cosa funziona e cosa no in questa storia di identità represse e auspicabile liberazione. Disponibile su Prime Video dal 4 novembre 2022.

Gli innocenti

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My Policeman è il secondo film del 2022 con protagonista Harry Styles. Il mondo non ha fatto finta di non accorgersene. L’indiscrezione, l’attesa, la curiosità, anche quella più maliziosa, possono funzionare come appoggio per un solido passaparola, la polemica ha una sua utilità pratica, spesso è meno spontanea di quanto si pensi e questo aiuta. Se maneggiata con cura però; un approccio meno fantasioso, meno caloroso, certo più equilibrato, potrebbe giovare come e più del suo contrario. La regia è di Michael Grandage, e il film è disponibile su Prime Video a partire dal 4 novembre 2022. Arriva a qualche mese di distanza dalla presentazione in pompa magna al Toronto International Film Festival, un esercizio in sobrietà e pacatezza se paragonato alla frenesia, agli eccessi, ai report di turbolenze sul set e soprattutto al surreale, incredibile (ma perfettamente intonato ai tempi) sputogate di contornoalla prima veneziana dell’altra, recente, incursione cinematografica della popstar. Don’t Worry Darling, così si chiamava. Possibile che oggi, forse, nessuno ricordi che tutto quel trambusto era associato alla presentazione di un film.

Tutto dipende dalle domande che scegliamo di fare

My Policeman, Harry Styles ed Emma Corrin in una scena del film
My Policeman, Harry Styles ed Emma Corrin in una scena del film di Michael Grandage

Anche la seconda volta, My Policeman, è andata a finire come la prima. La critica oltreoceano non ha nascosto la sua freddezza nei confronti del film preso nell’insieme. Ha avuto anche qualcosa da ridire sulla spendibilità cinematografica del protagonista. La verità è che in questo caso il particolare sovrasta l’universale e non c’è modo di rimettere a posto le cose. Vale la pena di ricordare che My Policeman è l’adattamento dell’omonimo romanzo della britannica Bethan Roberts, ispirato a sua volta a un episodio nella biografia di E.M. Forster (l’autore di Casa Howard)? Vale la pena di intervenire criticamente, per riconoscere al film dignità e un fondamento di interesse, nel bene e nel male, quando sembra che l’unica cosa importante sia la risposta a una sola maledetta domanda? Tutto dipende dalle domande che scegliamo di fare. L’interrogativo che attraversa il film come un fantasma, e ne agita il sonno, è ineludibile ma in fondo è una parte consistente del problema. Spiega molte cose. Harry Styles sa recitare?

Tutte le storie d’amore sono tragiche?

My Policeman, Gina McKee e Rupert Everett in una scena del film
My Policeman, Gina McKee e Rupert Everett in una scena del film di Michael Grandage

Si fa fatica a credere a Harry Styles vestito da poliziotto, ma è proprio questo il punto. Una fragilità, una dolcezza, una certa aria inoffensiva, qualità strategicamente posizionate e che contrastano con la ruvida, ottusa e ipocrita virilità che l’immaginazione collettiva associa alla divisa, al ruolo e al profilo di chi la indossa. Un’idea pericolosa e retrograda, che My Policeman, almeno nelle intenzioni, mette potentemente in discussione, come tante altre storture esistenziali. Mostrando lo scarto sottile che separa realtà e apparenza, denudando l’oscenità dei pregiudizi e parlando di bugie. Del male che fanno, a chi le racconta e a chi le subisce. Per un film che si chiede se tutte le storie d’amore siano tragiche, quella che sceglie di raccontare tragica lo è di sicuro.

C’è qualcosa di classicamente tragico nel senso di ineluttabilità che accompagna il destino dei tre protagonisti. Tre protagonisti, due storie d’amore. La prima è quella di Tom (Harry Styles) e Patrick (David Dawson). Tom è un poliziotto, vive a Brighton negli anni’50, fatica ad accettare il sentimento che lo lega a Patrick, che invece si fa scudo del coté artistico (è curatore di museo) per vivere la sua identità e la sua sessualità in modo più libero. Libero ma non aperto, perché l’amore omosessuale, a quei tempi, vale la galera. Tom e Patrick consumano segreti nell’ombra, in attesa di chissà quale liberazione. Tom si convince che serve uno “schermo”.

Lo schermo è Marion (Emma Corrin). Marion ama Tom ma forse ha più affinità con Patrick. Affronta il casto corteggiamento del poliziotto equivocando la sua ritrosia, immagina il pudore di un vero gentiluomo. Questo legame tripartito, dal punto di vista della giovane donna, è Jules e Jim ma riscritto da una penna mediocre e bacchettona. Marion non capisce cosa succede. Capirà, dolorosamente, solo dopo il matrimonio. Passano gli anni, Marion (Gina McKee) è ancora sposata con Tom (Linus Roache). Accoglie in casa Patrick (Rupert Everett), malato e bisognoso di cure. Tutti e tre hanno bisogno di guarire da qualcosa. Ritrovarsi è necessario.

Sono tutti innocenti, nonostante le loro colpe

My Policeman, Harry Styles, David Dawson ed Emma Corrin in una scena del film
My Policeman, Harry Styles, David Dawson ed Emma Corrin in una scena del film di Michael Grandage

Sono tutti innocenti, nonostante i torti orribili che si infliggono a vicenda. Sono tutti innocenti, nonostante le colpe di cui si macchiano. Sono colpevoli, ma innocenti, Tom e Patrick. Che rispondono all’ingiustizia con l’ingiustizia, rovinando la vita di Marion, trascinandola dentro un sogno d’amore che è qualcosa di meno di una sporca bugia e qualcosa di più di un’illusione amarissima. Colpevole, ma senza macchia, Marion, che non capisce e peggio ancora, almeno all’inizio, non fa nessuno sforzo per capire. E preferisce la meschinità al perdono. L’innocenza è centrale nel discorso di My Policeman.

La vera colpa è fuori dal triangolo. Il mondo fa economia di felicità, ne immagina un tipo soltanto, patriarcale, eterosessuale e tradizionalista. Chi non si adatta ai margini del disegno, viene forzato a entrarci. Peccato che il film dimentichi di approfondire, di valorizzare la premessa, limitandosi alla confusione e alla superficialità di un racconto grezzo e appena abbozzato, che ingolfa la verità sentimentale, politica ed esistenziale dei suoi protagonisti in goffe caratterizzazioni. Magari oggi una storia di identità represse e di auspicabile liberazione è fuori tempo massimo, o quasi. Certo il sesso nel film, la franchezza e la maggiore limpidezza della sua rappresentazione, è salutare.

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The trouble with Harry (Styles)

My Policeman, Harry Styles ed Emma Corrin in un'immagine del film
My Policeman, Harry Styles ed Emma Corrin in un’immagine del film di Michael Grandage

C’è una questione che sovrasta tutto e precede tutto, monopolizza l’attenzione e orienta i (pre)giudizi. Harry Styles porta in dote al film un senso di spaesamento nei confronti dell’atto cinematografico che può esser d’aiuto nel sostenere il disagio esistenziale del personaggio, ma solo fino a un certo punto. Per un’interpretazione monocorde e un po’ legnosa, vale la pena di ricordare che questi sono vizi transitori, che l’esperienza può (non del tutto ma può) correggere. Il problema è questione di prospettiva. Harry Styles non manca di fascino, bellezza, personalità, ma al cinema questo non basta, serve altro, occorre la disinvoltura e l’autorevolezza connaturati al passaggio di un autentico protagonista. Qui, semplicemente, non ci sono. La scena è fatta di centro e margini, c’è chi nasce per servire l’una, chi l’altra. Pensiamo a Brad Pitt, non protagonista ma troppo bello per non essere anche protagonista, che costruisce una carriera prestigiosissima sull’ambiguità di trovarsi contemporaneamente al centro della scena e un po’ai margini. Con le dovute proporzioni, un esempio da seguire. Forse, la colpa di un film come My Policeman è di essersi lasciato sedurre dalle promesse di una popolarità consistente, senza indagare troppo. Ne ha ricavato un senso di squilibrio e un protagonista mal posizionato. Ma si impara anche da questi errori.

My Policeman, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: My Policeman
Regia: Michael Grandage
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2022
Durata: 113’
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Lucy Briers, Richard Dempsey, Chris Ma, Kadiff Kirwan, Gareth Kennerley, Emma Corrin, Jae Alexander, Emily John, Freya Mavor, Dora Davis, Maddie Rice, Joseph Potter, Sean Jackson, Linus Roache, Richard Cant, Gina McKee, Harry Styles, Jack Bandeira, Rupert Everett, David Dawson
Sceneggiatura: Ron Nyswaner
Fotografia: Ben Davis
Montaggio: Chris Dickens
Musiche: Steven Price
Produttore: Sarah Schechter, Philip Herd, Cora Palfrey, Greg Berlanti, Robbie Rogers
Casa di Produzione: Amazon Studios, MGC Entertainment, Independent Entertainment
Distribuzione: Amazon Prime Video

Data di uscita: 04/11/2022

Trailer

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Francesco Costantini
Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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