ANDOR 1X11

ANDOR 1X11

Creata da Tony Gilroy

Nonostante la narrazione di Andor viri nuovamente verso una visione d’insieme, questa volta rimane intatta la sensazione di movimento e attività che ci consegna un undicesimo episodio carico di attesa e promesse.

La gente deve sapere

Pubblicità

Dopo aver assistito alla rivolta nella prigione di Narkina 5, grazie alla quale la narrazione ha attivato una netta accelerazione, l’undicesimo episodio di Andor si apre all’insegna di un ritorno a una visione d’insieme. Come siamo stati abituati dall’andamento osservato fino a questo momento, il racconto globale è stato strutturato seguendo una sorta di schema ripetuto già in diversi momenti. Così, alla fase preparatoria succede il momento in cui l’azione si esprime al suo massimo per poi tornare a una sorta di assestamento per arrivare al prossimo plot twist. Questa volta, però, ci si appresta al gran finale, almeno della prima stagione. Per questo motivo, dunque, la fase di assestamento successiva a un’azione è meno evidente delle precedenti.

A mutare sono gli animi dei diversi personaggi che, animati da una forte inquietudine, attribuiscono a tutta l’azione un sentimento d’incombente cambiamento. La sensazione che si stia arrivando a un punto cruciale è assolutamente chiara per tutti loro. Questo ha il merito di rimandare allo spettatore un sentimento di attesa che somiglia molto alla suspense. Un escamotage narrativo che, in questo momento, ha un valore ancora più grande perché molto atteso. Così, mentre su Ferrix si assiste taciti e addolorati alla morte della madre di Cassian, intorno il mondo rimane con il fiato sospeso aspettando che arrivi il tempo giusto per sciogliere tutti i nodi messi in evidenza dalla narrazione fino a questo punto. Cassian, nuovamente in fuga, troverà la giusta motivazione per iniziare la propria lotta? Luthen raggiungerà un punto d’incontro tra i propri ideali e le necessità spesso brutali della resistenza? Questi sono solamente due dei molti quesiti sollevati dall’episodio. Domande che, a differenza di quanto accaduto precedentemente, stanno per ottenere la loro risposta accendendo di curiosità e aspettative.

Il valore dell’attesa

Andor, Elizabeth Dulau e Faye Marsay in una scena dell'episodio 11
Andor, Elizabeth Dulau e Faye Marsay in una scena dell’episodio 11

Se c’è un aspetto che la serie ideata da Tony Gilroy ha evidenziato è il valore dell’attesa. La sua architettura narrativa, infatti, in alcuni casi ha messo a dura prova la pazienza e la fiducia degli spettatori consegnando un racconto dai tempi lunghi. Oggi sappiamo che si è trattata di una scelta assolutamente funzionale all’evoluzione della storia ma, soprattutto, a quella del personaggio. Cassian Andor, infatti, è un protagonista sui generis, soprattutto per l’universo di Star Wars. Definito da un punto di vista prevalentemente personale e concentrato sulle proprie esigenze, ha richiesto del tempo per iniziare a volgere lo sguardo verso l’esterno. La sua successiva partecipazione come parte attiva alla rivoluzione, infatti, non è frutto di una sorta d’illuminazione catartica ma proviene da un cammino lungo e non sempre condivisibile.

In questo modo, dunque, arrivati all’undicesimo episodio, ci troviamo a confronto con un protagonista sicuramente credibile che, lontano dall’aver concluso la sua parabola, è in un costante divenire emotivo e intellettuale. Per questo motivo, dunque, possiamo dire che la parola d’ordine di questo nuovo episodio sia “osservare”. Il che implica un’attesa attiva e non passiva, esattamente come stanno facendo gran parte dei personaggi in atto. Al centro della scena, come abbiamo detto, c’è la morte di Maarva Andor, la madre adottiva di Cassian. Intorno a lei si mettono in atto un insieme diverso di atteggiamenti. C’è chi rimane distante a osservare, senza farsi notare. Chi utilizza quest’attesa per scrutare le reazioni degli altri. E, per finire, c’è un Impero che pensa di sfruttare l’accaduto per tendere una trappola al fuggitivo Cassian, senza troppa fatica. L’importante è rimanere con gli occhi aperti a guardare. Il centro della questione, che rende l’attesa del prossimo episodio carica di aspettative, è uno solo: cosa saranno in grado di vedere?

Trenta uomini per un bene superiore

Andor, Forest Whitaker in una sequenza dell'episodio 11
Andor, Forest Whitaker in una sequenza dell’episodio 11

Nel tempo dilatato di quest’attesa funzionale è stato costruito anche un personaggio e un percorso volto a sviluppare delle riflessioni inedite ma necessarie sul concetto di resistenza e sui sacrifici che comporta. Portavoce e rappresentate di questa parte più concettuale è Luthen. Il suo percorso inizia avvolto nel mistero e, un passo alla volta, svela le carte che ha in mano. Gli aspetti strettamente personali di questo personaggio non vengono mai chiaramente rivelati. E non se ne sente nemmeno la necessità. Il suo fine è altro. Lo scopo che lo muove, almeno per quanto riguarda lo sviluppo dell’insieme narrativo, è puntare l’attenzione sulla natura reale del combattere, sui quei particolari non sempre alti che definiscono la rivoluzione contrapposta a un potere oppressore.

Anche in questo caso si tratta di un aspetto insolito per la struttura emotiva e “filosofica” di Star Wars. Dalla storica trilogia fino a oggi, infatti, è sempre stato presentato un universo chiaramente diviso tra bene e male. E chi si trovava nel primo ha il privilegio di agire senza alcun tipo di ombra o sottinteso. Questo vuol dire, in parole povere, che l’atto rivoluzionario e di resistenza è inondato di forte idealismo, identificando i suoi protagonisti come degli eroi senza dubbi o parti oscure. In Andor questa struttura viene completamente spazzata via. Non solo si vive in una sorta di costante ambiguità e spionaggio, ma l’undicesimo episodio punta l’attenzione proprio sul concetto di sacrificio per un bene comune. Il che vuol dire accettare di perdere consapevolmente degli uomini pur di arrivare a colpire il proprio bersaglio in un secondo momento.

Una realtà che potrebbe essere molto facile da raccontare ma non altrettanto da far vivere. Al suo interno, infatti, si nasconde l’insidia della scelta e la consapevolezza di non essere mai realmente sicuri delle decisioni prese. In questo senso, dunque, Luthen rappresenta proprio il combattente, lo stratega, l’uomo necessario che, però, porta sulle proprie spalle il peso di tutti i sacrifici fatti e imposti. Il suo volto è segnato dalla consapevolezza e dalla perdita dell’innocenza, la stessa che anima i più giovani ma che ha abbandonato da molto tempo chi ha sperimentato sulla propria pelle gli effetti collaterali del resistere. Il suo è un ruolo centrale, anche se non sempre al centro della scena, ed è quello che solleva l’asticella delle aspettative, portando il mondo di Guerre stellari verso la realtà sprezzante e priva di romanticismo della guerra.

Andor, la locandina della serie

Scheda

Titolo originale: Andor
Creata da: Tony Gilroy
Regia: Toby Haynes
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Genere: Drammatico, Avventura, Fantascienza, Azione
Cast: Genevieve O'Reilly, Ben Miles, Christopher York, Jack Donoghue, Rasaq Kukoyi, Salman Akhtar, Ben Fox, Hubert Hanowicz, Fode Simbo, Mensah Bediako, Romario Simpson, Martin Ware, Anton Valensi, Kingsley Amadi, Andy Gathergood, Samson Cox-Vinell, Adrian Rawlins, Andy Serkis, Brian Bovell, Christopher Fairbank, Diego Luna, Forest Whitaker, Jonathan Gunning, Stellan Skarsgård
Sceneggiatura: Beau Willimon, Tony Gilroy
Fotografia: Adriano Goldman
Montaggio: Simon Smith
Musiche: Nicholas Britell
Produttore: Diego Luna, John Gilroy, Tony Gilroy, Kate Hazell, John Hampian, David Meanti, Kathleen Kennedy, Michael A. Garcia, Ally O'Leary
Casa di Produzione: Lucasfilm
Distribuzione: Disney+

Data di uscita: 16/11/2022

Pubblicità

Trailer

Dagli stessi registi o sceneggiatori

Pubblicità
Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.