WASH ME IN THE RIVER

WASH ME IN THE RIVER

B-movie con un cast importante (Jack Huston, Robert De Niro, John Malkovich), distribuito in Italia da Prime Video, Wash Me in the River cerca di coniugare il dramma sociale col revenge move più sanguigno; ma il risultato, appesantito da una simbologia religiosa didascalicamente rimarcata, è stanco e poco stimolante.

Una vendetta non certo stupefacente

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Se c’è un genere che non passa mai di moda, a tutte le latitudini, è quello del revenge movie. Un filone che, nelle sue declinazioni più “povere”, una volta andava ad affollare il mercato del direct-to-video, mentre ora finisce (spesso) direttamente sulle piattaforme. A questo proposito, in questo 2022 in via di chiusura, qualche tempo fa Netflix aveva ospitato un tentativo di via italiana al genere, col poco riuscito – ancorché in un certo senso coraggioso – Il mio nome è vendetta; ora, Prime Video risponde con questo Wash Me in the River (titolo da noi usato in luogo dell’originale Savage Salvation, forse perché ritenuto più eufonico), diretto dal misconosciuto Randal Emmett e interpretato da un cast che comprende nomi come quelli di Jack Huston, Robert De Niro e John Malkovich. Un film che parte come una sorta di dramma sociale sulla tossicodipendenza, ambientato nello sfondo rurale di una cittadina del sud degli Stati Uniti, per poi deragliare verso l’action movie incentrato sulla vendetta, che si pone da qualche parte tra una versione (poverissima) di John Wick e i tanti cloni dei vari Taken interpretati da Liam Neeson. Un mix di atmosfere sulla carta interessante, che tuttavia in questo caso, come vedremo, finisce per scontentare entrambi i pubblici di riferimento.

Un film dalle due facce

Wash Me in the River, Jack Huston e Willa Fitzgerald in una sequenza
Wash Me in the River, Jack Huston e Willa Fitzgerald in una sequenza del film

Al centro della trama di Wash Me in the River c’è la coppia composta da Shelby John e Ruby Red (interpretati rispettivamente da Jack Huston e Willa Fitzgerald), da tempo alle prese con problemi di tossicodipendenza. Quando, dopo la proposta di matrimonio da parte di lui, i due decidono di dare un taglio alla vecchia vita e disintossicarsi, le cose sembrano mettersi per il meglio; ripulitisi dalla dipendenza, i due possono finalmente iniziare a progettare una vita diversa, col benestare della religiosa famiglia di lei. Ma la tragedia – portata dalle vecchie conoscenze della coppia – è dietro l’angolo; una tragedia che trasformerà Shelby John in una macchina di morte assetata di vendetta, e che porrà sulle sue tracce l’anziano sceriffo Mike Church (col volto di Robert De Niro).

Nonostante la presenza della sequenza introduttiva, un flash forward che mostra chiaramente le intenzioni del film, tutta la prima parte del film di Randal Emmett si declina principalmente come un dramma sociale, sullo sfondo di una provincia americana rappresentata come irrimediabilmente corrotta (e resa una sorta di cimitero) dal traffico di droga. La prima metà di Wash Me in the River, bagnata dalle torride atmosfere di una cittadina rurale del sud, con sottofondo di ballate country-folk, è tutta incentrata sull’odissea della disintossicazione dei due protagonisti, con occasionali digressioni sulla figura dello sceriffo, la cui famiglia è stata a sua volta toccata dal dramma della dipendenza da eroina. Poi, il film cambia, in modo invero fin troppo brusco.

Schematismi e forzature

Wash Me in the River, John Malkovich in una scena
Wash Me in the River, John Malkovich in una scena del film

La costruzione visiva e narrativa di Wash Me in the River, come si diceva in apertura, finisce per deludere sia gli amanti dell’action movie puro che quelli del dramma sociale, filoni già di per sé difficili da conciliare; una doppia delusione dovuta non solo al tono schizofrenico del film, ma soprattutto a una scrittura approssimativa dei personaggi, con psicologie tagliate con l’accetta che rendono l’identificazione spettatoriale più che mai problematica. Che il revenge movie presenti psicologie spesso basilari è un dato di fatto, ma qui il problema è anche quello di una scarsa credibilità nel comportamento del principale protagonista (un Jack Huston abbastanza credibile come blue collar bello e dannato, ma evidentemente poco a suo agio nel ruolo di ammazzasette). La vendetta del personaggio di Shelby John segue uno schema a tratti privo di logica – con alcuni “colpevoli” lasciati in vita, e altri eliminati senza tanti complimenti; ma soprattutto nel personaggio non c’è nulla, in termini di background, che prepari davvero lo spettatore a una simile svolta. Una superficialità aggravata da un De Niro che, per tutta la prima parte del film, viene presentato in modo ridondante come figura malinconica e dolente, con un’espressione sofferente perennemente stampata sul volto e una funzionalità narrativa praticamente nulla. Le cose vanno anche peggio per quanto concerne il personaggio interpretato da John Malkovich, figura di contorno per tre quarti del film, poi passato in primo piano con una svolta un po’ maldestra, atta solo a giustificare l’impiego di un nome di tanto prestigio.

Un sottotesto che appesantisce

Wash Me in the River, Jack Huston in una sequenza
Wash Me in the River, Jack Huston in una sequenza del film

Il sottotesto religioso di Wash Me in the River (richiamato esplicitamente dal titolo scelto dalla distribuzione italiana, più indirettamente da quello originale) è sottolineato con tratto marcato, nel tema forte del battesimo nel fiume – preludio a una supposta rinascita, successiva ad alcuni peccati che devono essere compiuti – e dalla simbologia cristologica che ricorre a più riprese nel corso del film. Una basilare dialettica tra peccato e redenzione incarnata innanzitutto da una città precipitata nel baratro, nonché da una sorta di angelo della morte convinto di agire per conto di un dio in cui non ha mai creduto; un vendicatore contrapposto a un villain che la sceneggiatura – per la sua particolare struttura – non trova neanche il tempo per delineare un minimo, men che meno per dargli una qualche credibilità. L’innalzamento del ritmo della seconda parte del film porta un paio di sequenze d’azione discretamente dirette, senza che tuttavia il regista riesca davvero ad agganciare – come sarebbe stato d’uopo fare – il pubblico del revenge movie più sanguigno. Le incongruenze di cui la vendetta del protagonista è disseminata, unite alla prevedibilità di ogni snodo narrativo (finale compreso) rendono difficoltoso sospendere l’incredulità e stabilire l’empatia minima col personaggio; b-movie per b-movie, Wash Me in the River sarebbe stato probabilmente più efficace – pur nei limiti della sua concezione – se avesse percorso da subito e con più convinzione la strada del film di genere. Così com’è, il film di Randall Emmett resta un medio action movie rivestito di una patina sociale che, a uno sguardo attento, risulta più pretenziosa che altro. Un risultato poco stimolante, da qualsiasi ottica lo si voglia guardare.

Wash Me in the River, la locandina
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Scheda

Titolo originale: Savage Salvation
Regia: Randall Emmett
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 101’
Genere: Drammatico, Azione, Thriller
Cast: J. Oscar Simmons, Jon Orsini, Tyler Jon Olson, Clay Wilcox, Quavo, Sean Kael Williams, Macy Kyla Weathersby, Lauren Johnson, Lindsay Pulsipher, Tierney Smith, Max Walls, Noel Gugliemi, Celeste Fianna, Trent L. Horn, Winter Ave Zoli, Miller Garfinkel, Meadow Williams, Katalina Viteri, Dale Dickey, Jack Huston, John Malkovich, Julie Oliver-Touchstone, Robert De Niro, Swen Temmel, Willa Fitzgerald
Sceneggiatura: Adam Taylor Barker, Chris Sivertson
Fotografia: Eric Koretz
Montaggio: Colby Parker Jr., Eric Freidenberg
Musiche: Philip Klein
Produttore: Randall Emmett, Shaun Sanghani, Joel Cohen, Timothy C. Sullivan, Tyler Jon Olson, Petr Jákl, Nick Koskoff, Chad A. Verdi, George Furla, Alana Crow
Casa di Produzione: Ingenious Media, The Avenue Entertainment, Buffalo 8 Productions, Emmett/Furla/Oasis Films (EFO Films), Lucky 13 Productions, River Bay Films, BondIt Media Capital, SSS Entertainment, Verdi Productions
Distribuzione: Amazon Prime Video

Data di uscita: 28/12/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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