DOCTOR STRANGE NEL MULTIVERSO DELLA FOLLIA

DOCTOR STRANGE NEL MULTIVERSO DELLA FOLLIA

Atteso e temuto, Doctor Strange nel Multiverso della Follia si rivela essere, di fatto, uno dei migliori film Marvel degli ultimi anni. Un lavoro in cui l’estro di Sam Raimi, pur costretto in un contenitore con un alto grado di standardizzazione, può esprimersi in modo compiuto e soddisfacente.

Vecchi (e nuovi) amici nel multiverso

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L’hype che ha preceduto l’uscita di questo Doctor Strange nel Multiverso della Follia, nuovo atteso tassello del Marvel Cinematic Universe, è stato molto più “trasversale” che in passato. L’annuncio dell’ingaggio in regia di Sam Raimi, subentrato nel progetto dopo l’abbandono del regista del precedente episodio, Scott Derrickson, ha stimolato l’interesse (e la cauta curiosità) anche di una fetta di pubblico normalmente tiepida sulle produzioni Marvel. Raimi, peraltro, è stato colui che con i suoi Spider-Man aveva restituito dignità al genere del cinecomic, (ri)portandovi un’impronta autoriale, e coniugandola come forse nessun altro con l’approccio più mainstream. In più, questo secondo episodio delle avventure dello stregone interpretato da Benedict Cumberbatch era stato annunciato dal patron della Marvel Kevin Feige come “il primo horror del Marvel Cinematic Universe”: una definizione che è parsa calzare a pennello a un regista che proprio da quel genere è partito, ritornandovi poi più di una volta nel corso della sua carriera. E ora, avendo visto finalmente il film di Raimi, possiamo dire che l’impronta del regista – pur diluita all’interno di un contenitore con regole e paletti ben precisi – è sicuramente presente.

Saving America

Doctor Strange nel Multiverso della Follia, Xochitl Gomez in una scena del film
Doctor Strange nel Multiverso della Follia, Xochitl Gomez in una scena del film di Sam Raimi

Il plot segue gli eventi di Spider-Man: No Way Home, film che aveva approfondito quel concetto di multiverso già introdotto nel primo Doctor Strange. Lo stregone, dopo l’incontro/scontro con Peter Parker, si trova qui alle prese con un incubo ricorrente, che lo vede scegliere di “sacrificare” una misteriosa ragazza, da lui mai conosciuta nella realtà, per il bene del multiverso. Poco dopo, Strange incontra davvero la ragazza in questione, che sembra aver attirato su di sé le ire di un terrificante mostro, approdato nelle strade di Londra da un’altra dimensione.

Ascolta “Sam Raimi e il suo Doctor Strange da applausi” su Spreaker.

La ragazza, di nome America Chavez, pare avere la capacità di viaggiare nel multiverso, capacità che è bramata da un misterioso demone che le dà la caccia; il sogno di Strange sarebbe quindi, in realtà, la visualizzazione da parte dello stregone di ciò che un suo alter ego aveva fatto davvero in un universo alternativo. Strange, deciso a proteggere America, sceglie così di chiedere aiuto a Wanda Maximoff, che già aveva avuto a che fare in passato col multiverso; ma l’incontro con Wanda gli riserverà più di una sorpresa.

Wanda senza Visione

Doctor Strange nel Multiverso della Follia, Elizabeth Olsen in una scena del film
Doctor Strange nel Multiverso della Follia, Elizabeth Olsen in una scena del film di Sam Raimi

Abbiamo scelto di rivelare il meno possibile del plot di Doctor Strange nel Multiverso della Follia, in particolare del ruolo del personaggio di Wanda/Scarlet Witch; un personaggio che diviene centrale in questo nuovo film, che ne riprende le vicende poco dopo gli eventi della serie WandaVision. Proprio la visione della prima serie Disney+ del Marvel Cinematic Universe si rivela essere elemento molto importante (forse ancor più che lo stesso primo film sul personaggio) per la fruizione di questo nuovo lavoro: se non altro perché gli eventi contenuti nella serie (più volte qui richiamati) aiutano a meglio comprendere e inquadrare il personaggio interpretato da Elizabeth Olsen. Un personaggio che, nell’arco narrativo che l’ha vista finora protagonista, tra grande e piccolo schermo, appare di fatto essere tra i più interessanti e meglio caratterizzati delle ultime fasi dell’universo Marvel. Un’evoluzione certo ben delineata (seppur in fondo non imprevedibile), resa anche qui da una buona prova da parte della Olsen. Più in generale, una prima caratteristica che ci sentiamo di premiare di Doctor Strange e il Multiverso della Follia è una certa attenzione all’equilibrio della scrittura e alla coerenza degli eventi, in un contenitore che, a dispetto delle sue ramificazioni e dei suoi molti subplot, appare equilibrato e ben congegnato. Un contenitore che (e anche qui scegliamo di restare sul vago) offrirà anche ai fans alcune gustose – e inattese – anticipazioni di ciò che lo aspetta nei prossimi film del franchise.

Ma Sam c’è

Doctor Strange nel Multiverso della Follia, Benedict Cumberbatch in una sequenza del film
Doctor Strange nel Multiverso della Follia, Benedict Cumberbatch in una sequenza del film di Sam Raimi

La curiosità principale del fan (e del cinefilo) è tuttavia quella a cui abbiamo accennato in apertura, legata cioè a quanto dell’estetica e del gusto di Sam Raimi si veda in questo film: un film che segna peraltro il ritorno dello stesso Raimi alla regia di un lungometraggio dopo ben nove anni (risale infatti al 2013 il suo Il grande e potente Oz). La risposta è: anche se il regista de La casa non ha ripetuto qui il “miracolo” che gli riuscì coi primi due Spider-Man – e ciò era probabilmente impossibile – la sua mano in Doctor Strange e il Multiverso della Follia è indubbiamente presente. Una mano che a nostro avviso si vede maggiormente nella seconda parte del film, sia in singole sequenze (in cui sono presenti anche alcune gustose auto-citazioni) sia in un mood in generale meno scanzonato rispetto a molti film Marvel del passato. Vogliamo qui essere chiari, comunque: a dispetto delle parole di Kevin Feige, non siamo di fronte a un horror, genere che prevede una grammatica – ed espedienti narrativi – piuttosto lontani da quello che è attualmente il mondo Marvel. Tuttavia, Raimi sembra qui essersi divertito molto a giocare col suo pubblico e con le sue aspettative, offrendo gustosi sprazzi della sua estetica, che “contaminano” sanamente, da dentro, un contenitore caratterizzato da un alto grado di standardizzazione. Frammenti, quelli della visione del regista, che comunque vanno oltre il mero gioco autocitazionista, trovando quasi sempre una collocazione funzionale nel tessuto narrativo del film. Un tessuto che frena leggermente sul versante del look à la Inception che avevamo visto nel precedente episodio (look richiamato solo in un paio di sequenze); pur negli universi che comunicano e a volte collassano l’uno sull’altro, questo secondo Doctor Strange appare decisamente più fisico, e insieme più iconoclasta per ciò che mostra, rispetto al film del 2016 di Scott Derrickson.

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Porte spalancate

Doctor Strange nel Multiverso della Follia, una spettacolare scena del film
Doctor Strange nel Multiverso della Follia, una spettacolare scena del film di Sam Raimi

Gli spettatori del Marvel Cinematic Universe, comunque – in particolare quelli che cercano in questo franchise, in parti uguali, ripetizione e (limitate) novità – resteranno comunque soddisfatti da Doctor Strange nel Multiverso della Follia; un lavoro che spinge il franchise di Kevin Feige verso nuovi territori ma ne conferma le principali linee estetiche e narrative, legate a un universo (meglio, a infiniti universi possibili) che volutamente sceglie di non porsi confini. Proprio l’introduzione del concetto di multiverso può portare teoricamente il franchise in più direzioni, contemplando magari uno sviluppo ulteriore di quel mood più dark, quello che qui viene introdotto e con cui Raimi sembra essersi sentito particolarmente a suo agio. Un’ipotesi, quest’ultima, esplicitamente adocchiata sia dall’originale finale del film (anch’esso molto citazionista) sia dalla scena mid-credits, che lascia la porta spalancata al ritorno del personaggio e (chissà) forse anche a quello dello stesso regista. La scena post-credits, invece, è puro Sam Raimi: un piccolo “abbraccio” cinematografico agli amanti del regista, che non potrà non essere apprezzato.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: Doctor Strange in the Multiverse of Madness
Regia: Sam Raimi
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 126’
Genere: Horror, Avventura, Fantascienza, Azione, Fantastico
Cast: Benedict Cumberbatch, Benedict Wong, Chiwetel Ejiofor, Elizabeth Olsen, Julian Hilliard, Michael Stuhlbarg, Patrick Stewart, Rachel McAdams, Bruce Campbell, Jett Klyne, Keenan Moore, Soo Cole, Tony McCarthy, Xochitl Gomez
Sceneggiatura: Michael Waldron, Jade Halley Bartlett
Fotografia: John Mathieson
Montaggio: Bob Murawski, Tia Nolan
Musiche: Danny Elfman
Produttore: Kevin Feige, Mitchell Bell, Richie Palmer
Casa di Produzione: Marvel Studios
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures

Data di uscita: 04/05/2022

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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