OBI-WAN KENOBI 1X01-1X02

OBI-WAN KENOBI 1X01-1X02

Bentornati in una galassia lontana lontana. Questo vuol dire che lo spin-off dedicato al personaggio del maestro Jedi per eccellenza, Obi-Wan Kenobi, riesce a inserirsi nella tradizione alzando notevolmente il livello della narrazione. La serie tv diretta da Deborah Chow, infatti, mostra fin dai primi due episodi la forza di una scrittura volta al racconto emotivo del personaggio senza dover ricorrere a rimandi estetici o sterili giochi di riferimenti cinematografici. In questo modo lo spettatore viene messo subito in connessione con il mondo di Obi-Wan, pronto a farsi accompagnare in un percorso volto a ritrovare la Forza. Su Disney+.

Il ritorno di un eroe sconfitto

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Dopo una lunga attesa e un trailer che faceva ben sperare, finalmente la Disney ha reso disponibile, sulla sua piattaforma, la serie dedicata a uno dei protagonisti più simbolici ed emblematici della saga di Star Wars. Nonostante, infatti, scompaia fisicamente in modo prematuro per mano di Darth Vader, la sua essenza o, se vogliamo, la sua forza, è destinata a farsi sentire per tutta la narrazione della storica trilogia creata da George Lucas. Una presenza che è tornata a essere concreta in quella successiva degli anni 2000. Sicuramente meno amata e di successo ma che, ad oggi, ha il merito di aver posto le basi da cui iniziare un nuovo racconto sulla figura del maestro Jedi per eccellenza. Colui che, a detta dei suoi persecutori, “è l’ultimo fuoco di un mondo estinto”.

Ovviamente tutti questi riferimenti non portano che alla figura di Obi-Wan Kenobi che, passando dall’originaria interpretazione di Alec Guinness a quella più giovanile e immatura di Ewan McGregor, oggi vive una sua era di rinascita trovando nuovamente nel volto più segnato e riflessivo dell’attore scozzese una congiunzione naturale tra il suo passato e futuro, ben noto a tutti gli appassionati.

Obi-Wan Kenobi, Ewan McGregor in una sequenza della serie
Obi-Wan Kenobi, Ewan McGregor in una sequenza della serie Disney+

La miniserie, divisa in sei episodi, riposiziona dunque ancora una volta le lancette dell’orologio narrativo e, al tempo stesso, riesce a portare la saga all’interno di un territorio meno d’azione e più interiore. Una scelta che si nota immediatamente fin dalle immagini iniziali del primo episodio, in cui i primi piani sul volto di McGregor e la ripetizione cadenzata di una quotidianità invisibile ci mostrano la condizione emotiva del personaggio, rivelando a tutti un eroe spezzato, un uomo in conflitto con la sua stessa natura, divorato dal fallimento e in profonda negazione.

Per questo motivo è bene chiarire, nel caso in cui ci si aspettasse fin dalle prime sequenze un tripudio di spade laser e combattimenti ben coreografati, che la ritmica e il racconto puntano in direzioni completamente diverse. E, a dirla tutta, con successo e con un tempismo perfetto. Due qualità che permettono a questa miniserie di diversificarsi in modo netto da nuovi prodotti del mondo galattico come The Mandolarian e, soprattutto, The Book of Boba Fett.

La regia di Deborah Chow, infatti, si prende tutto il tempo dell’elaborazione necessaria per presentare nuovamente al pubblico il personaggio. Perché il protagonista di questo racconto è completamente diverso da quello già incontrato. Un concetto che, grazie a una scrittura precisa, definita e, soprattutto, conclusa, è chiarito senza nessuna possibilità di fraintendimenti. E in questa conoscenza si creano della nuove aspettative capaci di portare, o riportare, lo spettatore in un mondo conosciuto eppure diverso, e concedendo il brivido di una nuova avventura.

Rinnegare la Forza

Obi-Wan Kenobi, un'immagine della serie
Obi-Wan Kenobi, un’immagine della serie Disney+

Il racconto di Obi-Wan Kenobi prende inizio dieci anni dopo la morte di Padmé Amidala, la nascita dei gemelli e, soprattutto il duello finale tra Anakin Skywalker e Obi-Wan. In quell’occasione il maestro Jedi è stato costretto a incrociare la sua spada laser con quella di un allievo amato e cresciuto come un figlio. Anakin; questi, nfatti, corroso e tentato dalla sua voglia di potere personale, si è lasciato portare nella parte oscura. Come ultimo atto finale, poi, Kenobi decide di nascondere i gemelli per proteggerli da eventuali vendette e ripercussioni. Da quel momento, infatti, l’Imperò inizierà una persecuzione capillare ai danni dei Jedi, sterminandoli tutti. Nonostante questo, però, Obi–Wan non riesce ad allontanarsi da Tatooine.

Qui, Luke sta crescendo ignaro delle sue origini mentre l’uomo lo osserva da lontano alla ricerca di un segnale che mostri il suo talento. La prospettiva di poterlo addestrare, un giorno, è l’unica speranza che spinge un uomo stanco e piegato dagli eventi ad andare avanti. In questo senso, nella figura del giovane Skywalker risiede non solamente il futuro della Forza, ma anche il riscatto personale di Kenobi.

Come abbiamo già preannunciato, infatti, in questo caso sul racconto globale prevale quello personale. Questo vuol dire che i primi due episodi di Obi-Wan Kenobi sono completamente incentrati sull’indagine emotiva e sul quel tormento silenzioso che ha portato uno Jedi a spogliarsi dei suoi “privilegi” per apparire essenzialmente uomo. Ed è esattamente questa l’interpretazione offerta da McGregor, fatta per lo più di movimenti, di consuetudini e di silenzi.

Obi-Wan Kenobi, Joel Edgerton e Moses Ingram in una scena della serie
Obi-Wan Kenobi, Joel Edgerton e Moses Ingram in una scena della serie Disney+

Elementi che, insieme alle desolate vastità del deserto di Tatooine, raccontano molto su una scelta di anonimato voluta e vissuta come una sorta di punizione. In realtà qui ci troviamo di fronte a un eremita abbandonato dalla sua stessa “religione”, che rifiuta l’abito, i segni che lo identificano e quei poteri amplificati e allenati per portare sollievo agli altri. In questo senso, dunque, Obi–Wan sembra aver definitivamente sotterrato anche la sua coscienza insieme alla sua spada laser, indegno del suo credo e incapace di perdonare se stesso.

Una condizione interiore che lo collega con un Luke Skywalker ormai adulto che in Star Wars: Il risveglio della Forza, provato dal fallimento nell’addestrare il nipote, si nasconde al mondo. In entrambi i casi la nuova narrazione legata alla saga di Star Wars consegna due simboli che, rifiutando il ruolo di faro e luce, scelgono un destino d’invisibilità o di omologazione. Un gioco di scomparse che, soprattutto in questa serie Disney, racconta molto del personaggio e di come appare agli occhi esterni.

Non è un caso infatti che, nonostante Obi-Wan sia ricercato con ossessione, nessuno degli inquisitori sia riuscito a posare lo sguardo su di lui. Eppure si aggira nel loro mondo, ma riesce a diventare impalpabile ed effimero come un sogno al risveglio. Fantasma di un’epoca passata, sembra essere diventato inconsistente a se stesso e agli altri. Ma c’è qualche cosa dal quale non potrà sfuggire e che, un passo alla volta, lo riporterà indietro ma come un uomo nuovo: la Forza.

Leia e Obi-Wan: ritrovare se stessi

Obi-Wan Kenobi, un'immagine di Darth Vader nella serie
Obi-Wan Kenobi, un’immagine di Darth Vader nella serie Disney+

Un altro aspetto interessante di questa serie tv è una narrazione che, oltre a prendersi tutto il tempo per approfondire i caratteri e i vari percorsi emotivi rifuggendo il facile rimando ad alcuni modelli cinematografici, riesce a muoversi su più livelli. In questo caso, infatti, ci si trova di fronte adun intreccio di strade che portano Obi–Wan Kenobi, Luke e Leia a incrociare i loro destini prima del tempo. Un percorso scelto per una duplice motivazione.

Da una parte, infatti, si va a colmare quel gap temporale e di informazioni con la prima trilogia. Qui, infatti, ci troviamo di fronte a dei legami già consolidati con il maestro Jedi senza, però, conoscerne l’effettivo sviluppo. In secondo luogo, poi, il rapporto con i gemelli rappresenta, per questo personaggio in profonda crisi, l’unico elemento in grado di scuoterlo dal suo torpore, offrendogli effettivamente una possibilità di riscatto prima del tempo.

E non sembra nemmeno un caso che la prima a svegliare Obi–Wan Kebobi dal suo sonno sia proprio Leia. Secondo la narrazione tradizionale, infatti, si è abituati a vedere la figura del maestro Jedi collegata con maggior forza a Luke. In realtà, se ben ricordiamo, il messaggio lasciato nel droide da Leia è rivolto proprio a Kenobi. Da dove nasce la loro conoscenza e la fiducia nutrita dalla principessa nei confronti dell’uomo? Lo spin-off prova a colmare anche questa assenza d’informazione, ma più che gli eventi in se, è importante ciò che rappresentano. In questa occasione, infatti, Leia rappresenta la necessità del tornare e del riappropriarsi di quelle capacità insite nell’animo di uno Jedi come un DNA. La Forza, dunque, è un richiamo istintivo per alleviare le pene degli altri e per Obi-Wan è un’azione necessaria per salvare la piccola principessa nonostante tutte le sue resistenze. Così, attraverso il semplice gesto di una mano, il protagonista riprende coscienza di se e del suo potenziale. Nonostante questo, però, non assistiamo a una rivelazione improvvisa e a un’esternazione spettacolare del potere della Forza. Anzi, tutto il contrario. La regia di Deborah Chow rifiuta anche in questo caso soluzioni paradossali per il semplice gusto dello spettacolo, ma rispetta i tempi realistici di un uomo ancora profondamente insicuro di se. In questo modo, dunque, il secondo episodio termina sul volto di un Ben Kenobi pensieroso ma ormai convinto che il ritorno sia inevitabile. Anakin è ancora vivo, e lo sta aspettando soffocato dall’odio di Darth Vader.

Obi-Wan Kenobi, la locandina italiana della serie

Scheda

Regia: Deborah Chow
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Genere: Fantascienza
Cast: Benny Safdie, Ewan McGregor, Joel Edgerton, Kumail Nanjiani, Moses Ingram, O’Shea Jackson Jr., Rupert Friend, Simone Kessell, Sung Kang, Bonnie Piesse, Hayden Christensen, Marisé Álvarez, Maya Erskine
Sceneggiatura: Joby Harold, Stuart Beattie, Hossein Amini
Fotografia: Chung Chung-hoon
Montaggio: Nicolas De Toth
Musiche: John Williams, Natalie Holt
Produttore: Katterli Frauenfelder, Thomas Hayslip, Deborah Chow
Casa di Produzione: Walt Disney Pictures, Lucasfilm
Distribuzione: Disney+

Data di uscita: 27/05/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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