LA CITTÀ INCANTATA

LA CITTÀ INCANTATA

A distanza di circa un ventennio dalla sua uscita originale, La città incantata mantiene intatta la sua forza immaginifica, rivelando una volta di più perché molti spettatori occidentali si sono innamorati del cinema di Hayao Miyazaki proprio attraverso la sua visione. Il film torna in sala con Lucky Red dal 1º al 6 luglio.

Il viaggio di Chihiro e Sen

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A circa un ventennio dalla sua uscita originale, La città incantata resta impresso indelebilmente nella memoria collettiva come il film che ha fatto conoscere il cinema di Hayao Miyazaki in occidente. Una popolarità, quella del film che vede protagonista la piccola Chihiro, prigioniera in un paese popolato di creature magiche e yokai, dovuta indubbiamente ai riconoscimenti ottenuti a livello internazionale (in primis l’Orso d’Oro al Festival di Berlino – ex aequo con Bloody Sunday – e l’Oscar come miglior film d’animazione) oltre che alla grande fortuna critica del film; una popolarità che tuttavia, a ben vedere, appare oggi abbastanza sorprendente, specie laddove si paragoni la pellicola ai precedenti lavori del maestro giapponese. Rivedendo oggi La città incantata, infatti, appare del tutto evidente come Miyazaki abbia concepito una storia molto più interna ai codici espressivi del fantasy nipponico (a sua volta legati alle figure del folklore locale) rispetto a molti dei suoi lavori precedenti. Un soggetto con poche contaminazioni con la tradizione del romanzo occidentale per ragazzi – che pure Miyazaki amava – al di là dell’idea di partenza che presenta un’ovvia assonanza col carrolliano Alice nel paese delle meraviglie. Ma la debordante forza immaginifica del soggetto, le finezze visive, unite alla potenza lirica di singole, folgoranti sequenze, hanno reso il film un’opera straordinariamente resistente al tempo; al punto che probabilmente oggi, nella vulgata, laddove si pensi a Miyazaki è proprio La città incantata il film che viene in mente per primo.

Una deviazione e un incantesimo

La città incantata, una contrariata Chihiro in una scena del film
La città incantata, una contrariata Chihiro in una scena del film di Hayao Miyazaki

Protagonista della storia è la piccola Chihiro, una ragazzina di dieci anni che si sta trasferendo in una casa di campagna coi suoi genitori. Quando, durante il viaggio in auto verso la casa, il padre sbaglia strada, i tre si ritrovano davanti a un tunnel, che sbuca su quello che sembra un villaggio abbandonato. Mentre Chihiro è spaventata e vorrebbe tornare indietro, i genitori si inoltrano nei vicoli, incuriositi, notando la prevalente presenza di quelli che sembrano locali destinati alla ristorazione. Proprio in uno di questi, la famiglia trova un ricco banchetto; i due coniugi, pensando di poter pagare non appena qualcuno si presenterà, iniziano a servirsi, mentre Chihiro esplora incuriosita i dintorni.

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Al suo ritorno, la ragazzina scopre con orrore che i genitori si sono ingozzati fino a trasformarsi, letteralmente, in due maiali; fuggendo, Chihiro vede le strade del villaggio popolarsi di spiriti, e nota che il suo stesso corpo sta diventando evanescente. La ragazza viene tratta in salvo da Haku, uno strano giovane che le fa mangiare una bacca che dona di nuovo consistenza al suo corpo; il ragazzo spiega a Chihiro che, per evitare di fare la stessa fine dei genitori, dovrà trovarsi un lavoro nel complesso termale della città, che ospita divinità e spiriti in cerca di ristoro. L’intera struttura è retta da Yubaba, un’anziana strega che Chihiro dovrà convincere a offrirle un impiego, nella speranza di poter evitare la sorte dei genitori, e riuscire in qualche modo a liberarli dall’incantesimo.

Un portale per un nuovo universo

La città incantata, la piccola Chihiro in pericolo in una sequenza del film
La città incantata, la piccola Chihiro in pericolo in una sequenza del film di Hayao Miyazaki

Se è vero che, tra i due padri fondatori dello Studio Ghibli, Hayao Miyazaki è quello che ha incorporato più spesso la dimensione fantastica nel suo cinema – a fronte di un Isao Takahata che invece, fin dall’inizio della sua carriera, ha spesso prediletto soggetti realistici – è vero anche che La città incantata segna una svolta e una radicalizzazione, in questo senso, nel cinema del maestro nipponico. Staccandosi sia dalle rappresentazioni futuristico-avventurose di Nausicaä della Valle del Vento e Il castello nel cielo (nonché della serie Conan il ragazzo del futuro), sia dal fantasy a sfondo medievale di Principessa Mononoke, il film è il primo in cui Miyazaki letteralmente immerge la sua protagonista in una realtà fantastica, praticamente priva di legami col mondo tangibile. Laddove lo spunto di partenza si sovrappone infatti, in parte, a quello de Il mio vicino Totoro, e laddove l’arco narrativo di Chihiro può mostrare qualche punto di contatto con quello della protagonista di Kiki – Consegne a domicilio, il mondo de La città incantata è, tra quelli elaborati da Miyazaki, il primo a mostrare una matrice totalmente fantasy, dal forte carattere allegorico e retto da leggi che non sottostanno a quelle esterne. La stessa immagine del tunnel, in apertura, è in questo senso emblematica: il padre di Chihiro, di fronte a quel passaggio, pronuncia le parole anticipatrici: “È un portale”. Un portale che per la protagonista segnerà l’ingresso in un mondo affascinante quanto pericoloso, specchio distorto (ma in certa misura rivelatore) della stessa realtà esterna.

La lotta di Sen per restare Chihiro

La città incantata, Chihiro con la strega Yubaba in una scena del film
La città incantata, Chihiro con la strega Yubaba in una scena del film di Hayao Miyazaki

Si diceva, in apertura, che La città incantata è forse il film di Hayao Miyazaki che presenta meno contatti con la narrativa e l’iconografia occidentale; di fatto, qui non trovano espressione né la passione del regista per i velivoli aerei (sostituiti dal drago volante Haku, e da uno sciame di shikigami di carta) né il suo usuale afflato ecologico, tenuto sottotraccia nella vicenda dello “spirito del cattivo odore” (in realtà la divinità di un fiume inquinato, che viene aiutata a riacquistare la sua forma originale dalla protagonista). La stessa, usuale dimensione politica del cinema di Miyazaki si fa più allegorica, restando nascosta nelle pieghe del racconto – e nella rappresentazione di un regno retto da una despota capricciosa, fondato su una logica di sfruttamento – ed esprimendosi in singoli, emblematici episodi (l’avidità senza freni generata dalla presenza dello spirito senza volto, creatore di pepite d’oro). Per il resto, il fulcro del racconto è tutto sull’avventura della piccola protagonista in quella che si rivelerà un’esperienza formativa sui generis, prima autentica prova di crescita al di fuori delle mura familiari, e lotta per la preservazione dell’identità (espressa dal nome, che la strega muta in Sen – elidendo due caratteri dalla scrittura originale – ma che la protagonista riesce a conservare nella memoria). In questo senso, l’usuale carattere “morale” di molte fiabe occidentali viene qui rovesciato: Chihiro/Sen sarà chiamata a ripagare un danno compiuto dai suoi genitori – che hanno rubato del cibo destinato agli spiriti – dimostrando quella maturità e quel rispetto per l’alterità (che è tale anche quando, letteralmente, invisibile) che la coppia ha dimostrato di non possedere.

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Una nuova quotidianità e un viaggio

La città incantata, il treno magico in una scena del film
La città incantata, il treno magico in una scena del film di Hayao Miyazaki

Se è vero che La città incantata ha rappresentato il “battesimo” per molti spettatori occidentali al cinema di Miyazaki, è pur vero che molti fruitori storici dei film del regista si saranno trovati probabilmente spiazzati di fronte alla struttura narrativa di quest’opera: una struttura decisamente più episodica e “statica” (e il termine non è da leggere necessariamente con valenza negativa) rispetto a quella articolata e avventurosa di molti suoi dei lavori precedenti. Più che la classica quest (anch’essa, usualmente, di derivazione occidentale) che ha segnato gli archi narrativi dei protagonisti de Il castello nel cielo, Nausicaä e Mononoke – ma a ben vedere anche il Lupin de Il castello di Cagliostro, e lo stesso protagonista di Porco Rosso – di Chihiro/Sen viene qui ritratta una “nuova” quotidianità, segnata da episodi più o meno grotteschi o meravigliosi che ne sostanziano l’evoluzione. Episodi che vedono in primo piano le creature del folklore locale tanto care al regista, che si concede anche qualche auto-citazione (gli esseri fatti di fuliggine sono simili alle palline senzienti di polvere de Il mio vicino Totoro); creature qui rappresentate in una sorta di immaginifica parata, ma in modo sempre funzionale all’evoluzione della vicenda (si vedano i personaggi della divinità del fiume e dello spirito senza volto). Solo nella sua seconda parte, il film prende un’evoluzione più classica, con l’allontanamento della protagonista dal centro termale e il suo viaggio con lo scopo di curare l’amico Haku; ed è proprio qui che il film mostra alcune delle sue sequenze più riuscite, dal lirico, malinconico viaggio in treno – come sempre contrappuntato dalle perfette note di Joe Hisahishi – al volo mozzafiato di Chihiro e Haku al ritorno, occasione per la riemersione della memoria e il consolidamento di un antico, muto legame. Momenti che, da soli, danno la misura del perché La città incantata sia tuttora così amato, e che ribadiscono, una volta di più, la forza immaginifica di un cinema capace di brillare anche quando si allontana dai suoi territori più usuali.

La città incantata, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: Sen to Chihiro no kamikakushi
Regia: Hayao Miyazaki
Paese/anno: Giappone / 2001
Durata: 125’
Genere: Avventura, Animazione, Fantastico
Cast: Mari Natsuki, Akio Nakamura, Bunta Sugawara, Keiko Tsukamoto, Ken Yasuda, Koba Hayashi, Michiko Yamamoto, Miyu Irino, Rumi Hiiragi, Ryûnosuke Kamiki, Shigeru Wakita, Shirô Saitô, Takashi Naitô, Takehiko Ono, Tatsuya Gashûin, Tsunehiko Kamijô, Yasuko Sawaguchi, Yô Ôizumi, Yumi Tamai
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Fotografia: Atsushi Okui
Montaggio: Takeshi Seyama
Musiche: Joe Hisaishi
Produttore: Toshio Suzuki, Ryoichi Fukuyama, Seiji Okuda
Casa di Produzione: Nippon Television Network (NTV), Tohokushinsha Film Corporation (TFC), Mitsubishi, Dentsu, Studio Ghibli, Tokuma Shoten
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 01/07/2022

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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