PRINCIPESSA MONONOKE

PRINCIPESSA MONONOKE

Recuperando l’epica di Nausicaä della valle del vento e Il castello nel cielo, e trasportandola nel contesto di un brutale e affascinante medioevo fantasy, Hayao Miyazaki dirige con Principessa Mononoke uno dei suoi capolavori; un film in cui batte un cuore ecologista e antimilitarista, ma che si mantiene al contempo lontano da qualsiasi manicheismo o didascalismo. Il film torna in sala, con Lucky Red, dal 14 al 20 luglio 2022.

Di uomini, animali e spiriti della foresta

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Nell’ambito della carriera di Hayao Miyazaki, e più in generale nella produzione dello Studio Ghibli, un’opera come Principessa Mononoke occupa sicuramente un posto di primaria importanza. Un posto che il pubblico “generalista” italiano non sempre è stato disposto a riconoscergli, anche a causa di una prima distribuzione cinematografica breve e infedele nell’adattamento – per opera di quella che allora, nel lontano 2000, era la Buena Vista International – che tuttavia ebbe se non altro il merito di rompere il muro di invisibilità, su grande schermo, che allora circondava le opere del maestro giapponese. Un muro che poi sarebbe stato definitivamente abbattuto col successivo La città incantata, che (complice l’Oscar e l’Orso d’Oro a Berlino) si incaricò di portare il cinema di Miyazaki in modo capillare al grande pubblico italiano. Eppure Principessa Mononoke, rivisto oggi, rifulge ancora come una delle vette più alte della cinematografia del regista nipponico; un compendio perfetto dei suoi temi unito a una storia complessa e articolata, che abbraccia l’epica e il senso di avventura con una lucidità e compiutezza che forse mai, in precedenza, il cinema di Miyazaki era riuscito a raggiungere. Una vicenda in cui il regista, peraltro, utilizzava di nuovo (dopo il precedente Porco Rosso) l’ambientazione storica così come la sua trasfigurazione fantastica, unendo il vivido ritratto politico di un mondo (lì l’Italia fascista, qui il Giappone rurale del periodo Muromachi) a una sua profonda e ragionata reinterpretazione.

Il viaggio di Ashitaka

Principessa Mononoke, San e Ashitaka in una sequenza del film
Principessa Mononoke, San e Ashitaka in una sequenza del film di Hayao Miyazaki

Protagonista della vicenda è il giovane Ashitaka, principe di un villaggio che, per proteggere la sua gente, è costretto a uccidere un gigantesco esemplare di cinghiale della foresta, gravemente ferito e apparentemente impazzito. Ferito a sua volta nello scontro con l’animale, Ashitaka si rende conto che si tratta di uno spirito venuto dall’Ovest, reso folle e rabbioso da una palla di ferro che aveva trafitto il suo corpo; ma il giovane scopre anche, con sgomento, che la ferita inferta dall’animale si sta rapidamente estendendo lungo il suo braccio, infettandolo con lo stesso rancore cieco (e mortale) di cui lo spirito era contaminato.

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Dopo aver consultato la sciamana del villaggio, Ashitaka prende la decisione di partire verso l’ovest per scoprire l’origine dello spirito cinghiale, col proposito di “vedere cosa accade, con occhi non velati dall’odio”. Nell’approdo del suo viaggio, il giovane principe scoprirà la spietata guerra che infuria tra la Città del Ferro e gli spiriti-animali della foresta; due schieramenti all’interno dei quali si muovono rispettivamente la signora Eboshi, guida della città che ha depredato parte delle risorse della foresta per estrarre ferro, e la principessa San detta Mononoke, una ragazza allevata fin dalla più tenera età dai lupi. Ashitaka, affascinato da San ma convinto della necessità di un patto tra uomini e spiriti della natura per la sopravvivenza reciproca, cercherà di fermare lo scontro, con la speranza di riuscire anche a guarire la piaga che infetta il suo corpo.

Lo scontro e la sua problematizzazione

Principessa Mononoke, il protagonista Ashitaka in una drammatica scena del film
Principessa Mononoke, il protagonista Ashitaka in una drammatica scena del film di Hayao Miyazaki

Con Principessa Mononoke, Miyazaki ripropone l’afflato epico, l’impianto narrativo avventuroso e i temi di partenza (in primis quelli dell’ecologismo e dell’antimilitarismo) che avevano già permeato di sé i precedenti Nausicaä della valle del vento e Il castello nel cielo; in questo lavoro, tuttavia, il regista giapponese innesta queste tematiche in un contesto di dimensioni ancor più vaste e articolate, mettendo in scena non solo il conflitto diretto tra uomo e natura, ma anche quelli che squassano da dentro le stesse comunità umane, oltre ai vari gruppi di spiriti-animali che vivono nella foresta. Una problematizzazione di ruoli e schieramenti che riflette il periodo storico scelto (tra i più caotici ma anche cruciali per lo sviluppo del Giappone moderno) e che riporta in primo piano quel rifiuto del manicheismo – dichiarato quanto coerentemente sviluppato – che avevamo già visto in Nausicaä, Il castello nel cielo e Porco Rosso – e che ritroveremo in molti dei successivi lavori del regista. Tra i film di Miyazaki, Principessa Mononoke è forse quello in cui batte un cuore più esplicitamente ecologista, capace tuttavia di schivare le trappole del didascalismo e di sostanziare il suo messaggio con una costruzione narrativa di rara e preziosa complessità. Un intreccio che rifugge qualsiasi tentazione di semplificazione idilliaca nella rappresentazione del regno degli dei-animali, dipinto come un dominio quasi altrettanto crudele di quello umano; un dominio parimenti percorso da sentimenti di vendetta, dolore e furia cieca, e da un rancore che si esprime fisicamente nella purulenza che contagia prima il dio cinghiale, e poi il protagonista Ashitaka. Non fermandosi, peraltro, a loro due.

Due comunità, il ruolo femminile, e un muto custode

Principessa Mononoke, una sequenza del film
Principessa Mononoke, una sequenza del film di Hayao Miyazaki

Come nella tradizione (anche occidentale) del romanzo d’avventura, il viaggio di Ashitaka – da momento eminentemente individuale, di ricerca personale ed “espiazione” di una colpa – diviene occasione di scoperta e contatto con l’alterità, con due comunità lontane in lotta tra loro, che tuttavia necessitano entrambe di essere comprese e raccontate per trovare (forse) una possibile composizione. Comunità che vedono entrambe in primo piano – e anche questo è un motivo ricorrente del cinema del regista – l’elemento femminile; un elemento che tuttavia viene raccontato anch’esso con modalità lontane da qualsiasi tentazione di stereotipizzazione. Tanto Eboshi quanto San (quanto, prima di quest’ultima, la sua madre adottiva, la lupa Moro) sono capaci in egual misura di proteggere la vita e di dare la morte, di guidare i propri simili e di fronteggiare il nemico con la necessaria spietatezza; le violenze di cui loro stesse si macchiano, tuttavia, sono ben più motivate e sostanziate di quelle (dettate da brama di potere e avidità) che vedono protagonisti i mercenari al soldo dell’imperatore, o gli stessi samurai che vogliono impadronirsi delle ricchezze del villaggio. In una lotta in cui ragioni e torti sfumano e progressivamente si confondono, a vegliare su tutto e a tentare di ricomporre gli opposti – compresi quelli di giorno e notte, ombra e luce – sembra essere rimasta solo la figura del dio cervo, muto custode che tuttavia (come ogni elemento della mitologia del film) non è fisicamente immortale. Un dio fragile – come la stessa foresta – la cui eventuale dipartita potrebbe finire per annientare tutti gli attori presenti sul campo, che siano uomini, animali o spiriti.

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Un’epica crudele e lirica

Principessa Mononoke, San e Ashitaka in una scena del film
Principessa Mononoke, San e Ashitaka in una scena del film di Hayao Miyazaki

Distaccandosi nettamente dai toni giocosi (adatti anche a un pubblico più giovane) che avevano caratterizzato alcuni dei suoi lavori precedenti, Miyazaki conferisce a Principessa Mononoke un mood adulto e quasi plumbeo, supportato da una graficità che tocca punte di violenza mai raggiunte in passato. Abbondano, nel film, sequenze che raffigurano teste e arti mozzati, oltre alla già citata, impressionante rappresentazione del contagio di cui resta vittima il dio cinghiale; incarnazione, quest’ultima, di un odio che, anche quando viene rimosso, lascia una cicatrice come eterno memento, e come monito su una sua possibile rinascita. Lo scontro di cui San e Ashitaka saranno, parimenti, spettatori e protagonisti, lascerà sul campo lutti, morte e dolore, elementi che – specie nel lungo conflitto che vede in campo uomini, lupi e cinghiali – il film sceglie di portare sullo schermo senza remore; la natura (umana e animale) può toccare punte di indicibile crudeltà, punte che il film sceglie da subito di non mettere tra parentesi. Tuttavia, l’epica intrisa di violenza (ma, anche per questo, così credibile e intimamente umanista) di Principessa Mononoke è capace anche di punte di straordinario lirismo, di parentesi di dolente intimità (nel primo incontro di Ashitaka col dio cervo), di una resa dei personaggi che trascende la loro mera categorizzazione, affiancando all’affresco politico e alla riflessione ecologica un racconto che vibra come pochi di malinconia e umanità. Un racconto che, dopo una densa e impressionante ultima parte, nega anche il mero happy ending, non rinunciando fino all’ultimo alla complessità e credibilità dei suoi personaggi. Personaggi-emblema di un’umanità che ha fatto alcuni passi, in un percorso ancora tutto da scrivere e da raccontare.

Principessa Mononoke, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: Mononoke-hime
Regia: Hayao Miyazaki
Paese/anno: Giappone / 1997
Durata: 133’
Genere: Avventura, Animazione, Fantastico
Cast: Sumi Shimamoto, Tetsu Watanabe, Yûko Tanaka, Akihiro Miwa, Akira Nagoya, Hisaya Morishige, Kaoru Kobayashi, Kei Iinuma, Masahiko Nishimura, Michiko Yamamoto, Mitsuko Mori, Mitsuru Satô, Tsunehiko Kamijô, Yôji Matsuda, Yuriko Ishida
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Fotografia: Atsushi Okui
Montaggio: Hayao Miyazaki, Takeshi Seyama
Musiche: Joe Hisaishi
Produttore: Toshio Suzuki, Seiji Okuda
Casa di Produzione: Nibariki, Nippon Television Network (NTV), Studio Ghibli, DENTSU Music And Entertainment, Tokuma Shoten, TNDG
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 14/07/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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