PORCO ROSSO

PORCO ROSSO

In Porco Rosso, Hayao Miyazaki si cimenta per la prima volta con un setting storico, innestando l’elemento fantastico e fiabesco su un contesto politico ricostruito con straordinaria accuratezza. Il risultato è un altro dei suoi capolavori, manifesto della sua filosofia libertaria e avversa a ogni autoritarismo. Il film, che ha da poco compiuto 30 anni, torna in sala con Lucky Red dall'1 al 7 agosto.

Il volo del maiale

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Nel 1992, dopo una serie di lungometraggi di matrice fantasy o futuristica, in cui il setting temporale non rivestiva un’importanza fondamentale per la trama, Hayao Miyazaki si cimenta per la prima volta, in Porco Rosso, con un’ambientazione prettamente storica. Lo fa con un lungometraggio che esprime in modo esplicito la sua passione – già suggerita praticamente in tutta la sua filmografia precedente – per i veicoli aerei, e in questo caso per gli idrovolanti; mezzi che, stando alle parole di un personaggio, uniscono cielo e mare, parimenti capaci di lavare gli animi dei loro piloti; piloti descritti come “più impavidi dei marinai, e più fieri dei piloti di semplici aeroplani”. La genesi del film di Miyazaki, nato dal manga Hikōtei jidai, scritto dallo stesso regista, ha risentito fortemente del clima contemporaneo alla produzione, con lo scoppio della guerra in Jugoslavia; un clima che ha convinto Miyazaki ad ampliare l’originario progetto di un mediometraggio promozionale per la Japan Airlines, destinato alla visione esclusiva sui voli di linea, rendendo più drammatico il clima originale e costruendovi attorno una trama più strutturata. Una scelta che ancora una volta, per il maestro giapponese, si è rivelata vincente, dando vita a un’opera che riveste un posto importantissimo nella sua filmografia: di fatto Porco Rosso, oltre che un film avventuroso in cui ritroviamo la meraviglia e il respiro epico dei migliori lavori di Miyazaki, risulta oggi la descrizione incredibilmente puntuale di un’epoca e di un clima politico, con uno sguardo per metà nostalgico e per metà cupamente anticipatore delle tragedie che verranno (quelle, cioè, della Seconda Guerra Mondiale). Un’accuratezza storica capace di legarsi in modo perfetto e armonico alla componente fantasy della vicenda, tutta incarnata nell’aspetto del suo protagonista.

Curtis sfida Porco

Porco Rosso, il protagonista e Donald Curtis in una scena del film
Porco Rosso, il protagonista e Donald Curtis in una scena del film di Hayao Miyazaki

Protagonista del film di Miyazaki, ambientato nell’Italia del 1929, è il pilota di idrovolante Marco Pagot, ex asso della Regia Aeronautica durante la Prima Guerra Mondiale, sopravvissuto per miracolo a un’imboscata che ha decimato la sua squadra. Dopo l’aggressione, l’uomo ha misteriosamente assunto le sembianze di un maiale, e per questo si è convinto a lasciare l’aviazione, diventando un temuto cacciatore di taglie. Porco Rosso, così come viene ribattezzato ora Marco, si ferma frequentemente nel bar dell’Hotel Adriano gestito da Gina, sua amica e vecchia fiamma; nello stesso hotel, frequentato da pirati dell’aria, cacciatori di taglie e spie, appare un giorno il pilota americano Donald Curtis, che mal sopporta la notorietà di Porco/Pagot ed è segretamente innamorato di Gina. Il pilota decide così di stringere segretamente alleanza coi pirati dell’aria, sbeffeggiati ripetutamente da Porco e a loro volta desiderosi di vendetta; sopravvissuto a una prima imboscata di Curtis, Porco si rifugerà nell’officina Piccolo SpA di Milano, gestita da un suo vecchio amico con l’aiuto della nipote adolescente Fio. Il signor Piccolo e Fio aiuteranno così Porco a rimettere a nuovo il suo idrovolante; ma presto il cacciatore di taglie si renderà conto che, oltre a Curtis e ai pirati, anche la polizia fascista si è messa sulle sue tracce.

Radici nel vento

Porco Rosso, Flo in mezzo ai pirati in una scena del film
Porco Rosso, Fio in mezzo ai pirati in una scena del film di Hayao Miyazaki

Se molti dei precedenti film di Miyazaki mostravano una componente politica nascosta tra le pieghe del racconto, celata tra le maglie di una sci-fi distopica colorata di fantasy (in opere come Nausicaä della Valle del Vento e Il castello nel cielo) o inserita sullo sfondo di un’avventurosa fiaba contemporanea (in Lupin III – Il castello di Cagliostro) con Porco Rosso il regista giapponese esplicita chiaramente il suo punto di vista sui regimi totalitari, e il suo rigetto viscerale per qualsiasi autoritarismo. Marco Pagot/Porco Rosso è da un lato una figura di reietto che – assumendo la forma dell’animale considerato sporco e triviale per eccellenza dalla cultura occidentale – si presenta come fiero outsider, irriducibilmente individualista nella sua diversità, e “costituzionalmente” inviso al potere; dall’altro, il personaggio concentra su di sé l’aura romantica di un antieroe, di una canaglia da film noir anni ‘40 (iconografia più volte adocchiata e rimasticata dal film) privo di legami e votato a una libertà che significa invariabilmente cuori femminili spezzati, “radici nel vento” (per citare Ivan Graziani) e solitudine. Uno stereotipo, se si vuole, che tuttavia Miyazaki maneggia con grande intelligenza, fornendo al personaggio un’aura malinconica che, attraverso pochi e riusciti dialoghi, rende credibile tanto il suo rapporto col vecchio amore Nina, quanto quello con la nuova amica e compagna di viaggio Fio. In questo senso, in Porco Rosso Miyazaki sbeffeggia, oltre che il regime in sé (con la celeberrima frase “meglio porco che fascista”, variamente tradotta) anche il sessismo insito nella società del tempo; e lo fa da un lato mettendone a nudo la strisciante ipocrisia – in un’officina costretta a far conto solo su manodopera femminile, con gli uomini emigrati a causa della crisi economica – e dall’altro irridendo affettuosamente un protagonista il cui fascino, intriso di quello stesso sessismo, si ritrova a confrontarsi con un personaggio femminile fuori dagli schemi. Un personaggio che non è difficile immaginare, da adulta, come parente stretta di quelle Nausicaä e Mononoke che tanta importanza hanno rivestito nella galleria di ritratti femminili creati dal regista.

Né porco, né fascista

Porco Rosso, un malridotto Porco con Flo in una scena del film
Porco Rosso, un malridotto Porco con Fio in una scena del film di Hayao Miyazaki

In Porco Rosso c’è ovviamente una forte componente fiabesca e avventurosa, esplicitata in una storia che riprende con gusto l’afflato epico di certo cinema hollywoodiano contemporaneo (omaggiato, e affettuosamente preso in giro, nella figura dell’aviatore Donald Curtis), contaminandolo tuttavia con una filosofia che – nel climax che conduce allo scontro finale, e nell’enfasi sull’onore di un confronto ad armi pari tra il protagonista e Curtis – resta profondamente legata alla cultura nipponica. Anche in questo caso, il regista lavora da un lato riproponendo quell’epica che ha sempre dimostrato di saper maneggiare così bene (specie nella proposizione di due personaggi archetipici, e fortemente caratterizzati, come quelli di Marco e Curtis), dall’altro smontandola e parodiandola negli esiti: lo spettacolare scontro aereo che una folla di curiosi era venuta a gustarsi si trasforma, infine, in una grottesca scazzottata, che vede vincitore colui che semplicemente riesce a restare in piedi più a lungo. Una decostruzione dell’archetipo in fondo coerente con lo spunto fantastico che muove il film, con quella mutazione del protagonista che – lo scopriamo nel corso della storia – cela in realtà il senso di colpa, e la dolorosa consapevolezza di essere rimasto l’ultimo testimone di un mondo al tramonto. E, a ben vedere, quella crepuscolare è un’altra delle componenti costitutive (e poco ricordate) di un’opera come Porco Rosso: il film fotografa con precisione, nella stretta sempre più opprimente del regime sulla vita sociale, la perdita di quegli spazi di libertà che i piloti di idrovolanti – fossero essi pirati o cacciatori di taglie – incarnavano così bene. Presto, l’Italia fascista avrebbe costretto i suoi assi a volare di nuovo per la patria, in una follia bellica da cui sarebbe stato eliso qualsiasi residuo romanticismo. Ma Marco Pagot, siamo pronti a scommetterci, sarebbe già volato lontano, per allora: non più Porco, probabilmente, ma comunque mai fascista.

Porco Rosso, la locandina italiana del film
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Scheda

Titolo originale: Kurenai no buta
Regia: Hayao Miyazaki
Paese/anno: Giappone / 1992
Durata: 94’
Genere: Avventura, Fantastico, Animazione
Cast: Mahito Tsujimura, Minoru Yada, Osamu Saka, Akemi Okamura, Akio Ôtsuka, Bunshi Katsura Vi, Hiroko Seki, Reizô Nomoto, Shûichirô Moriyama, Tokiko Katô, Tsunehiko Kamijô, Yû Shimaka
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Fotografia: Atsushi Okui
Montaggio: Takeshi Seyama, Hayao Miyazaki
Musiche: Joe Hisaishi
Produttore: Hideo Ogata, Toshio Suzuki, Tatsumi Yamashita
Casa di Produzione: Tokuma Shoten, Nibariki, Nippon Television Network (NTV), Japan Airlines (JAL), TNNG, Studio Ghibli, Toho Company
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 01/08/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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