LUPIN III – IL CASTELLO DI CAGLIOSTRO

LUPIN III – IL CASTELLO DI CAGLIOSTRO

Primo lungometraggio di Hayao Miyazaki – ma anche personale rielaborazione di un personaggio che era già un’icona – Lupin III – Il castello di Cagliostro è una fiaba moderna che guarda a oriente come a occidente, innervata di un grande senso d’avventura; ma soprattutto della fantasia e del portato umanista del cinema di un regista che era già maestro.

Il ladro e la fanciulla

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Uscito originariamente nelle sale giapponesi nel 1979, Lupin III – Il castello di Cagliostro segna l’esordio nella regia di un lungometraggio – e l’irruzione definitiva in un mondo, quello del cinema, che lo vedrà presto protagonista – per Hayao Miyazaki. Il maestro giapponese, all’epoca, aveva già una solida esperienza in campo televisivo, tradottasi tra l’altro nei disegni e nel progetto generale di Heidi, nella creazione e nella regia di un classico come Conan – Il ragazzo del futuro, nonché nella regia e sceneggiatura di vari episodi della prima serie di Lupin III. Proprio tenendo presente il suo lavoro per la serie ispirata ai fumetti di Monkey Punch, ma riadattandone le basi alla luce di una poetica i cui canoni erano già evidentissimi, Miyazaki realizza il suo film d’esordio, atto d’amore e insieme “tradimento” di quella che era già un’icona. Abbiamo usato le virgolette sulla parola “tradimento”, perché la reinterpretazione del personaggio di Lupin, in Cagliostro, è in fondo personale ma rispettosa, di quelle capaci di allargare gli orizzonti di un personaggio, integrandovi elementi altri, senza davvero tradirne il background. Ciò nonostante, accanto a una maggioranza di fans del ladro creato da Monkey Punch che, negli anni, hanno eletto Cagliostro a miglior film dedicato al personaggio, resta una minoranza di puristi che non lo considera davvero “un film di Lupin”. Integralismi che a nostro avviso, di fronte a un risultato come quello del film di Miyazaki, lasciano davvero il tempo che trovano.

Falsi d’autore

Lupin III – Il castello di Cagliostro recensione

Il plot di Lupin III – Il castello di Cagliostro muove da un furto compiuto da Lupin e dal fidato compare Jigen nel caveau del Casino di Montecarlo; i due scoprono che l’ingente bottino da loro recuperato è in realtà il frutto dell’eccellente lavoro di falsari, il “denaro del Capro” prodotto nel minuscolo Arciducato di Cagliostro. Quando decidono di recarsi nell’Arciducato, i due si imbattono nel tentativo di fuga di una bellissima ragazza vestita da sposa, inseguita da scagnozzi armati; Lupin, invaghitosi da subito della giovane, tenta di favorirne la fuga, ma riesce solo a farsi da lei consegnare un misterioso anello. Quest’ultimo rimanda a un antico segreto: quello del castello di Cagliostro e delle due antiche casate che da sempre lo governano, nonché al tentativo del malvagio Conte, reggente del minuscolo stato dopo la morte dell’Arciduca, di sposarsi con la di lui figlia, per riunire le due casate. Lupin e Jigen, presto coadiuvati dal compare Goemon, decidono di penetrare nel castello per impossessarsi delle ricchezze che contiene, ma anche per salvare la giovane Clarisse, prigioniera del Conte e sua “promessa” sposa; ma sulle loro tracce, nel frattempo, si è messo l’infaticabile ispettore Zenigata dell’Interpol, nemico giurato del trio.

Ombra e luce

Lupin III – Il castello di Cagliostro recensione

A partire dallo splendido inseguimento automobilistico che apre il film – che lasciò a bocca aperta un ancor giovane Steven Spielberg – Lupin III – Il castello di Cagliostro mostra fin dalle sue prime battute la pasta di cui è fatto l’ancor giovane Miyazaki: sia come sopraffino narratore di storie che come metteur en scène di razza tramite il linguaggio dell’animazione. La sequenza, ancor oggi straordinaria nella resa, introduce (su uno sfondo idilliaco che rimanda a Heidi – serie che sarà esplicitamente richiamata anche più avanti nel film) quella che è di fatto una fiaba dai tipici canoni occidentali: c’è il castello con una damigella prigioniera (nella sua torre più alta), c’è un sovrano malvagio che vuole sposarla contro la sua volontà, c’è un cavaliere solitario – qui declinato in una figura di antieroe/fuorilegge – che ha la missione di salvarla. Anche alcuni motivi della colonna sonora – opera del compositore Yuji Ohno, che contempla anche brani di musica jazz e classica – rimandano ad atmosfere medievaleggianti ed essenzialmente fiabesche, che hanno da sempre fatto parte del composito background del regista. Background in cui è altresì presente la divorante passione per i veicoli aeromobili, che torneranno praticamente in tutti i suoi film successivi: qui ne troviamo da subito uno in apertura, che ritroveremo ancora in chiusura – con una funzione fondamentale – nello scoppiettante finale. Ma anche la stessa idea di un segreto meraviglioso e terribile sepolto nel passato, insieme a quella dell’ombra e della luce destinate a riunirsi (primo cenno di una poetica che avrà nel non manicheismo uno dei suoi punti cardine) sono altrettanti biglietti da visita per un autore che su questi temi fonderà praticamente tutta la sua filmografia.

Ladri gentiluomini e cavalieri erranti

Lupin III – Il castello di Cagliostro recensione

Narrativamente compatto, a dispetto di alcune difficoltà di sviluppo e produttive (lo script originale dovette essere considerevolmente ridotto, mentre la lavorazione iniziò con gli storyboard non ancora completati) Lupin III – Il castello di Cagliostro – checché ne pensino i “talebani” del personaggio – resta in primis un film dedicato al ladro creato da Monkey Punch. Anzi, tutti gli elementi del mondo di Lupin, a partire dai suoi personaggi (e qui ci sono proprio tutti: non solo i già citati Jigen, Goemon e Zenigata, ma anche la socia/avversaria Fujiko) vengono inseriti nella storia nei punti giusti, in ruoli non solo esornativi ma perfettamente funzionali al racconto. In questo, assume grande valore la riscrittura del personaggio di Zenigata, nemico storico del protagonista che qui diventa suo momentaneo alleato: ma è un’alleanza che si carica nella storia di quella valenza di rispetto (affine a quello tra due samurai) che finirà per accomunarli contro il vero villain, il malvagio e potente Conte. Anzi, quella di Zenigata, nella sua ostinazione nel perseguire i crimini del reggente a dispetto dell’ostracismo dei suoi superiori, e dell’establishment politico, diviene quasi una figura tragica, un vero e proprio eroe anti-sistema; in questo senso, il socialista Miyazaki inserisce nella storia un elemento politico (quello dei legami tra i governi delle principali potenze mondiali, e un’organizzazione criminale che ricicla le sue fortune in affari legali) che dà alla storia una nuova sostanza. Una sostanza che tuttavia non esclude il portato fiabesco e all’insegna della meraviglia (e di un humour comunque sempre presente) del film di Miyazaki, che smussa alcuni elementi del personaggio (a partire dal suo character design, e da un volto visibilmente addolcito rispetto al passato) e costruisce in sottofondo una love story impossibile e per questo tanto più coinvolgente. Con qualche punta di visibile melò, e persino con un po’ di lacrime: perché Hayao Miyazaki, narratore di fiabe moderne, ma anche tra i grandi umanisti del cinema del XX secolo, è stato ed è anche questo. Il suo pubblico, in quel lontano 1979, lo avrebbe imparato presto.

Lupin III – Il castello di Cagliostro recensione
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Scheda

Titolo originale: Rupan sansei: Kariosutoro no shiro
Regia: Hayao Miyazaki
Paese/anno: Giappone / 1979
Durata: 100’
Genere: Commedia, Avventura, Animazione, Poliziesco
Cast: Akio Nojima, Eiko Masuyama, Eken Mine, Gorô Naya, Ichirô Nagai, Juji Matsuda, Junkichi Kamada, Kinpei Azusa, Kiyoshi Kobayashi, Kôhei Miyauchi, Makio Inoue, Masayuki Katô, Mikio Terashima, Minoru Midorikawa, Osamu Saka, Shôzô Hirabayashi, Sumi Shimamoto, Tadamichi Tsuneizumi, Tarô Ishida, Yasuo Yamada, Yôko Yamaoka
Sceneggiatura: Haruya Yamazaki, Hayao Miyazaki
Fotografia: Hirokata Takahashi
Montaggio: Masatoshi Tsurubuchi
Musiche: Yuji Ohno
Produttore: Tetsuo Katayama
Casa di Produzione: TMS Entertainment
Distribuzione: Yamato Video, Mikado Film

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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