LA CASA TRA LE ONDE

LA CASA TRA LE ONDE

Seconda regia per Hiroyasu Ishida, La casa tra le onde è una fiaba contemporanea ricca di fascino e sottilmente malinconica, che illumina con acutezza l’infanzia e i suoi dolori nascosti; quella fase della vita in cui, contrariamente a ciò che suggerirebbe il senso comune, ci si scopre spesso in grado di provare rimpianto, e di struggersi per un passato che non vuole andarsene.

L'oceano della memoria

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In questi ultimissimi giorni d’estate, in attesa di aggiungere al suo catalogo i “pezzi da novanta” provenienti dalla recente Mostra del Cinema di Venezia (il primo dei quali sarà il discusso Blonde), Netflix rimpolpa la sua proposta di anime con questo La casa tra le onde, ultima produzione dell’ancor giovane Studio Colorido. Un’opera che segna la seconda prova nella regia di un lungometraggio per il già prolifico animatore, e autore di corti, Hiroyasu Ishida, che proprio per lo stesso studio aveva diretto, nel 2018, il surreale Penguin Highway; ed è un lavoro che conferma un percorso tutto personale, per il regista nipponico, nel segno di un approccio al racconto capace di unire l’attenzione all’infanzia – nei protagonisti e nelle tematiche trattate, tutte “ad altezza di bambino” – a un modo di narrare assolutamente adulto, all’insegna della contaminazione fruttuosa tra quotidiano e fantastico, proiezione individuale e collettiva verso il futuro e messa in rilievo della memoria e della nostalgia. Un’impostazione che qui si consolida nella forma di un vecchio palazzo (letteralmente) alla deriva, all’interno del quale si aggirano fantasmi – sia fisici che metaforici – che finiranno per tenere imprigionati al suo interno i giovani protagonisti.

Alla deriva

La casa tra le onde, un'immagine del film
La casa tra le onde, un’immagine del film di Hiroyasu Ishida

Al centro della vicenda del film ci sono Kosuke e Natsume, giovanissimi amici precedentemente inseparabili, da qualche tempo allontanatisi. I due hanno condiviso gran parte degli anni dell’infanzia nel vecchio condominio che ora viene definito “le case infestate”, prossimo alla demolizione dopo il trasferimento in massa delle famiglie nelle nuove zone residenziali. Dopo la fine della scuola, Kosume si reca con alcuni suoi amici in quello che fu il suo vecchio appartamento, ora disabitato; mentre per gli altri ragazzini la visita è un’eccitante occasione per scoprire un luogo che si crede abitato dagli spiriti, per Kosuke è l’occasione per dare l’addio alla sua vecchia casa, che verrà demolita alla fine dell’estate. Inaspettatamente, il ragazzo trova nel palazzo proprio Natsume, ombrosa e malinconica; la ragazzina sostiene che nello stabile viva ancora un suo coetaneo di nome Noppo, che però nessuno sembra aver visto. Dopo un incidente casuale sul tetto del palazzo, il gruppo di ragazzi è testimone di un evento inspiegabile: il circondario viene inondato improvvisamente di una grande quantità d’acqua, su cui lo stesso palazzo si trova a galleggiare come un’immensa imbarcazione. Isolati e incapaci di comprendere cosa stia succedendo – e se il fenomeno sia realtà o un sogno collettivo – i ragazzini inizieranno a studiare un modo per tornare a casa.

Segreti sommersi

La casa tra le onde, una cupa sequenza del film
La casa tra le onde, una cupa sequenza del film di Hiroyasu Ishida

Fin dalle prime sequenze, che mostrano plasticamente la modificazione del tessuto urbano parallelamente alla crescita anagrafica dei due protagonisti, è evidente come La casa tra le onde vada a impattare i temi della crescita e della memoria, portando avanti parallelamente – in modo che potrebbe apparire (a torto) provocatorio, data la giovanissima età dei protagonisti – una riflessione sulla nostalgia. Chiunque sia in grado di ricordare il complicato passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza – specie se scandito dall’abbandono fisico di alcuni luoghi – sarà in grado di testimoniare come il cambiamento, in quella fase della vita, porti con se una naturale resistenza e uno struggimento disperato – molto più doloroso di quello che viene sperimentato in età adulta – per gli oggetti, i luoghi e i volti che si è costretti a lasciarsi alle spalle. In questo senso, il parallelepipedo di cemento (solo apparentemente spoglio) in cui Kosuke e Natsume hanno vissuto fino a pochi mesi prima, diventa l’emblema fisico di quell’infanzia che ancora non si è pronti a lasciarsi alle spalle, oltre che di un’amicizia all’insegna di una purezza assoluta che ancora non aveva sperimentato il confronto col lutto, la perdita e la gelosia. Diventa anche, per i due protagonisti, lo spazio fisico che custodisce quei segreti che risultano ancora troppo dolorosi per essere fronteggiati da due ragazzini, e che tuttavia urgono per venire (letteralmente) a galla. Prima che sia troppo tardi.

Una fiaba dolceamara

La casa tra le onde, una malinconica sequenza del film
La casa tra le onde, una malinconica sequenza del film di Hiroyasu Ishida

Avviatosi con toni da commedia – contrappuntati però dai silenzi carichi di non detti dei due protagonisti – La casa tra le onde acquista sostanza e spessore drammatico nel corso della narrazione, svelando il suo vero volto parallelamente all’immergersi del racconto nei registri del fantastico e del fiabesco. Un’evoluzione di tono armonica, che flirta anche a più riprese col genere dark fantasy e persino con l’horror, offrendo una personificazione dello spirito che infesta lo stabile – nella figura del malinconico Noppo – che rimanda un po’ ai malinconici fantasmi del J-Horror (in particolare a classici come Dark Water). Se l’afflato avventuroso della vicenda, innervato da un’immaginazione infantile che accoglie senza problemi un prodigio come quello di una casa galleggiante, fa tornare in mente certe opere di Hayao Miyazaki (viene in mente Il castello errante di Howl) qui il tono è più improntato a un intimismo malinconico; a un’esplorazione psicologica, cioè – diremmo persino psicanalitica – che diviene chiave precipua per la risoluzione del mistero e per la conclusione positiva della vicenda. Nell’oceano della memoria galleggiano luoghi fantasma (una piscina, un luna park, una ruota panoramica) a volte popolati dai fantasmi che silenziosamente li hanno abitati, che offrono ai giovani protagonisti un’ultima occasione per salutarli. Senza però indugiare troppo, perché persino a quell’età si può restare prigionieri (letteralmente) del passato. E perché anche quei bambini-fantasma, in fondo, hanno un luogo, una loro isola su cui approdare.

Nell’ultima mezz’ora, La casa tra le onde stira forse il racconto in modo eccessivo, introducendo anche una (superflua) parentesi action, e moltiplicando probabilmente più del dovuto i pre-finali, in attesa della vera, e intensa, conclusione. Eppure, il messaggio arriva forte e chiaro; così come arrivano forte e chiaro lo struggimento del passaggio che coinvolge i protagonisti, il sentore dolceamaro dell’addio, la malinconia della fine dell’estate (e di tanto altro). Sensazioni rese con pregnanza e delicatezza, da un regista che, auspicabilmente, saprà ancora far parlare di sé.

La casa tra le onde, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: Ame wo Tsugeru Hyôryû Danchi
Regia: Hiroyasu Ishida
Paese/anno: Giappone / 2022
Durata: 119’
Genere: Drammatico, Avventura, Animazione
Cast: Nana Mizuki, Inori Minase, Ayumu Murase, Mutsumi Tamura, Kana Hanazawa, Yumiko Kobayashi, Daiki Yamashita, Bin Shimada, Asami Seto
Sceneggiatura: Hiroyasu Ishida, Hayashi Mori
Musiche: Umitarô Abe
Produttore: Koji Yamamoto
Casa di Produzione: Studio Colorido Co., Twin Engine
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 16/09/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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