IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL

IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL

Spesso messo in secondo piano tra le opere di Hayao Miyazaki, Il castello errante di Howl è in realtà una potente fiaba contemporanea, compendio di molte delle tematiche del regista e loro nuova sistemazione, in un contenitore ricco di fascino e sense of wonder. Il film torna in sala con Lucky Red dall’11 al 17 agosto.

“Oh, che bel castello...”

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L’uscita, nel 2004, de Il castello errante di Howl trovava un Hayao Miyazaki reduce dai trionfi del precedente La città incantata (Orso d’Oro a Berlino e Oscar per il miglior film d’animazione), che l’aveva finalmente imposto all’attenzione del pubblico e della critica internazionali. Presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia – dove un anno dopo il regista avrebbe ricevuto il Leone d’Oro alla carriera – il film, come il precedente, vedeva Miyazaki ispirarsi a un’opera letteraria, stavolta di origine occidentale: il romanzo omonimo della scrittrice britannica Diana Wynne Jones, uscito nel 1986 e da tempo nei progetti di adattamento da parte dello Studio Ghibli. Un lavoro che, dopo la totale immersione nella mitologia locale del film precedente (ma anche in quella di matrice storico-fantastica di Principessa Mononoke) (ri)portava il cinema di Miyazaki in quei territori tra fantasy e sci-fi che avevano fatto la fortuna di capolavori come Nausicaä della Valle del Vento e Il castello nel cielo; e lo faceva innestando sulla matrice letteraria del romanzo – molto affine alle suggestioni del suo cinema – le tematiche da sempre predilette da Miyazaki, insieme alla fascinazione per alcuni temi ricorrenti (quello del volo in primis). Il risultato, benché accolto all’epoca da ottimi riscontri di pubblico e critica, viene ora generalmente messo un po’ in secondo piano nella filmografia di Miyazaki, almeno a fronte dei classici più spesso citati degli anni precedenti. Eppure, Il castello errante di Howl è a tutt’oggi un film tutt’altro che secondario nella carriera del regista, una sorta di compendio delle sue tematiche, poste in una struttura fiabesca ancora adesso capace di ammaliare.

La maledizione e il viaggio

Il castello erraIl castello errante di Howl, la giovane Sophie in una scena del film
Il castello errante di Howl, la giovane Sophie in una scena del film di Hayao Miyazaki

Il plot è ambientato in una piccola città di un regno immaginario – con qualche somiglianza con i centri urbani mitteleuropei di inizio ‘900 – in cui magia e tecnologia vanno insieme. Qui vive la diciottenne Sophie, che gestisce una piccola cappelleria ereditata da suo padre defunto; nei dintorni della città, in cui sono in corso manovre militari in vista di un’imminente guerra con un regno vicino, è appena giunto il castello errante di Howl, una struttura semovente in cui vive il potente mago omonimo, che si dice capace di rapire il cuore di giovani donne. Un giorno, mentre sta andando a trovare sua sorella minore Lettie, Sophie si imbatte proprio in Howl, che la protegge dalle pesanti avances di due soldati; l’evento viene tuttavia osservato dalla Strega delle Lande Desolate, oscuramente legata al mago, che poco dopo lancia sulla ragazza una maledizione. Sophie si ritrova così trasformata in una donna anziana e debole; senza perdersi d’animo, tuttavia, la ragazza lascia il suo negozio e si avventura alla ricerca del castello errante, sperando di incontrare di nuovo Howl e trovare così un rimedio alla maledizione della strega.

Tutte le età di Sophie

Il castello errante di Howl, un'anziana Sophie in una scena del film
Il castello errante di Howl, un’anziana Sophie in una scena del film di Hayao Miyazaki

Com’era stato per La città incantata, è un sortilegio a muovere la trama de Il castello errante di Howl, un “furto d’identità” che provoca, nella giovane protagonista, un viaggio di scoperta e un contatto con una realtà altra, a cui dovrà adattarsi per sopravvivere. Come Chihiro, Sophie non si perde d’animo di fronte allo stravolgimento della sua esistenza, reagendo anzi in modo attivo e propositivo, “contaminando” immediatamente il nuovo ambiente (lì il centro termale degli spiriti, qui l’enorme dimora mobile del mago) con la sua irruenta presenza. Un processo che tuttavia, per la ragazza mutata in anziana, si rivelerà paradossalmente più facile che per la sua omologa del film precedente, anagraficamente più giovane e immatura; il coming of age fantastico de La città incantata si trasforma qui in una messa a punto delle strategie di resilienza già acquisite dalla giovane Sophie, e in una sua più profonda scoperta dell’identità. Una scoperta che si rivelerà capace di abbracciare tanto l’età adolescenziale – incarnata dal sentimento perturbante e irresistibile provato per il mago – quanto l’accettazione saggia propria dell’età anziana, compresa ed elaborata anche grazie al contatto col personaggio della strega. Proprio l’evoluzione di quest’ultimo – potenziale villain presto trasformato in una figura più complessa – conferma il rifiuto ostinato del regista verso qualsiasi manicheismo, con la sua tendenza a problematizzare la tipica struttura delle fiabe; un rifiuto che si estende parimenti allo stesso Howl, figura tormentata che porta il peso di un’antica scelta, al demone del fuoco Calcifer e persino alla maga Suliman, personaggio che mostra qualche parentela con la regina Kushana di Nausicaä.

Il mago pirata

Il castello errante di Howl, il mago Howl con Sophie in una scena del film
Il castello errante di Howl, il mago Howl con Sophie in una scena del film di Hayao Miyazaki

Non può stupire, la fascinazione di Miyazaki per il soggetto de Il castello errante di Howl, visto l’interesse da sempre provato dal regista per le ambientazioni di matrice europea (qui trasfigurate in forma fantastica, ma ben presenti nelle varie location attraversate nella storia) e vista la capacità della vicenda di intercettare e riassumere tutti i temi e le suggestioni a lui cari. Se è vero che nell’evoluzione di Sophie possiamo rintracciare un compendio di molti dei giovani personaggi femminili del regista, è anche anche che la storia in sé ripropone con forza il tema dell’antimilitarismo, unito all’onnipresente passione (stavolta declinata in chiave steampunk) per i velivoli aerei e per il motivo del volo, elemento simbolico che non a caso avrà una forte importanza nella chiusura della storia. Se il motivo dei due regni in lotta e gli sforzi di un personaggio per fermare il conflitto sono mutuati direttamente da Nausicaä della Valle del Vento, le immagini delle città distrutte e dei cieli illuminati dalle fiamme riportano alla mente il prologo di Conan – Il ragazzo del futuro, indimenticata serie animata che conteneva già, in nuce, tutta la poetica del regista. E su tutto, ovviamente, c’è il personaggio del mago del titolo, sorta di “pirata” che sconta una scelta di totale libertà e avversione al potere (e qui è evidente l’affinità col Marco Pagot di Porco Rosso), figura complessa e multidimensionale capace di farsi scoprire gradualmente – e di evolvere in modo credibile – nel corso della storia.

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Un compendio ancora fecondo

Il castello errante di Howl, un'affascinante scena del film
Il castello errante di Howl, un’affascinante scena del film di Hayao Miyazaki

Lungi dall’essere un compendio di maniera dei temi di Miyazaki – ma rivelandosi anzi capace di intercettarli e dar loro una nuova sistemazione, in un contenitore fresco e avvincente – Il castello errante di Howl è comunque principalmente una fiaba contemporanea, capace di generare, ancora una volta, sense of wonder e genuina fascinazione per l’avventura. Il tono del racconto, nonostante lo spessore dei temi trattati e il suo sottofondo problematico, resta quasi sempre lieve e improntato al mood giocoso, con parentesi di humour spesso surreale, ben integrate nella vicenda; un humour intelligentemente innestato su una storia che, nella sua complessità, riesce a non sfilacciarsi e a mantenere il suo centro. Si apprezzano i rimandi ai classici di ieri e di oggi (sono anche evidenti i riferimenti a Il mago di Oz), si apprezza la complessità della costruzione visiva del film, il design dell’enorme castello del titolo – personificazione quasi antropomorfa del patto tra il mago e il demone Calcifer – si apprezza la fusione tra tecnologia tradizionale e quella digitale, con una presenza di quest’ultima visibile ma mai invasiva. La capacità del film di intercettare (anche) i gusti di un pubblico di famiglie, ancor meglio e più compiutamente di quanto aveva fatto La città incantata, si sposa con uno spessore narrativo che lo rende fruibile a più livelli, con personaggi che è sempre un piacere (ri)scoprire. E, come spesso accade per i film di Miyazaki, sui titoli di coda si finisce per volerne di più, rifiutandosi di lasciar andare il senso di meraviglia da cui ci si ritrova invasi.

Il castello errante di Howl, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: Hauru no ugoku shiro
Regia: Hayao Miyazaki
Paese/anno: Giappone / 2004
Durata: 119’
Genere: Avventura, Animazione, Fantastico
Cast: Akihiro Miwa, Akio Ôtsuka, Ryûnosuke Kamiki, Tatsuya Gashûin, Yô Ôizumi, Chieko Baishô, Daijirô Harada, Haruko Katô, Mitsunori Isaki, Takuya Kimura
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Fotografia: Atsushi Okui
Montaggio: Takeshi Seyama
Musiche: Joe Hisaishi
Produttore: Toshio Suzuki, Hayao Miyazaki, Tomohiko Ishii
Casa di Produzione: d-rights, Studio Ghibli, Tohokushinsha Film Corporation (TFC), Tokuma Shoten, Mitsubishi, Nippon Television Network (NTV), DENTSU Music And Entertainment
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 11/08/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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