THE GREAT YOKAI WAR: GUARDIANS

THE GREAT YOKAI WAR: GUARDIANS

Con The Great Yokai War: Guardians il cinema di Takashi Miike mostra da un lato la sua patina più giocosa, dall’altro una sostanza che, in una confezione rutilante, sa dire tante cose sul Giappone e la sua cultura di massa. Lo fa, come sempre, giocando coi generi, e mostrando anche un inaspettato lirismo. Film di chiusura dell’Asian Film Festival 2022.

I nuovi guardiani

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A dispetto di una fama internazionale ormai consolidata, e di un nome ormai pienamente inserito nel circuito festivaliero che conta, Takashi Miike continua a proporre il suo cinema con la consueta prolificità (intaccata solo in parte dalla pandemia) e soprattutto con l’usuale radicalità di sguardo. Radicalità che, nel caso di questo The Great Yokai War: Guardians significa capacità di riscrivere un filone classico della filmografia giapponese (quello legato agli yokai, mostri del folclore nipponico) contaminandolo con altri generi, tanto occidentali quanto orientali: parliamo in questo caso, rispettivamente, del fantasy classico con bambini protagonisti – con tanto di citazione esplicita dalla saga di Harry Potter – e del genere dei kaiju (i mostri giganti di cui fa parte Godzilla), adocchiato esplicitamente nel finale. Il tutto inserito sullo sfondo di una storia familiare che tangenzialmente tratta i temi del lutto e dell’abbandono, nonché quelli dei legami di sangue. Difficile non restare storditi e ammaliati da tanta inventiva, specie laddove la si trovi in un contenitore tanto rutilante quanto ludico nella confezione: ma, d’altronde, è questa la cifra stilistica a cui Miike ci ha abituati ormai da tre decenni. Il film, sequel ideale del precedente The Great Yokai War (2005), ha chiuso l’edizione 2022 del romano Asian Film Festival, che del regista aveva già presentato l’altro film datato 2021, The Mole Song: Final.

Fuori dalla Fossa

The Great Yokai War: Guardians, una scena del film fantasy
The Great Yokai War: Guardians, una scena del film fantasy di Takashi Miike

Al centro della trama ci sono i fratellini Kei e Dai Watanabe, orfani di padre, ultimi, lontani discendenti di un’antica stirpe di samurai. I due bambini si trovano loro malgrado a fronteggiare il risveglio di un antico yokai proveniente dalla cosiddetta Fossa Magna (area rocciosa che taglia in due il Giappone) che sta seminando morte e distruzione con lo scopo di tornare in mare, suo luogo di origine. Kei viene scelto per fermare la creatura quando, durante un gioco coi suoi amici, prende in mano casualmente una pergamena di colore rosso, che la leggenda vuole sarebbe stata scelta dal bambino predestinato a salvare il mondo; il ragazzino viene così convocato dagli yokai che vivono nascosti tra gli umani, preoccupati dal risveglio del loro antenato fuori controllo. Nel frattempo, tuttavia, anche il suo fratellino minore Dai finisce nel mondo delle mitologiche creature, avendo anche lui toccato la pergamena.

Una patina giocosa

The Great Yokai War: Guardians, una sequenza del film
The Great Yokai War: Guardians, una sequenza del film di Takashi Miike

La confezione ludica del film di Miike, che gioca con le creature del folklore locale sottraendo loro ogni carica di spavento, o semplice inquietudine, non deve ingannare: The Great Yokai War: Guardians si prende gioco consapevolmente dei suoi personaggi (umani e non), abbozza una “mitologia” dei suoi mostri per poi smontarla, si diverte con folli demoni motociclisti che bramano la fine del mondo, provocanti evocatrici del ghiaccio, donne volpe dal passato misterioso e antiche creature dimoranti nella roccia, che si informano dei fatti del mondo attraverso cellulari vintage; tutto sembra teso a irridere le convenzioni del cinema e della serialità locale più popolari, confezionando una commedia di largo consumo rivolta (soprattutto) al pubblico più giovane. Il film, al suo livello più superficiale, è davvero un’avventura che fonde le culture popolari di oriente e occidente, immaginando una società parallela degli yokai che riecheggia vagamente quella magica di Harry Potter (evocato anche nell’appellativo di “Tu-sai-chi” dato alla divinità che dorme sotto il suolo del Giappone), mettendo al centro della sua trama un bambino predestinato come il recente Il ragazzo che diventerà re, citando scherzosamente tanto La storia infinita nelle sequenze della corsa sul drago volante, quanto gli anime robotici degli anni ‘70 subito dopo il risveglio dell’idolo nella parte finale. Eppure, dietro questa rutilante mescolanza di materiale c’è, di fatto, molto altro.

Il viaggio del piccolo eroe

The Great Yokai War: Guardians, un'immagine del film fantasy
The Great Yokai War: Guardians, un’immagine del film fantasy di Takashi Miike

Il prologo del film, che delinea la realtà dei due piccoli protagonisti con pochi tocchi – e con l’immagine dei personaggi ripresi davanti al mare, vero e proprio topos della cinematografia nipponica degli ultimi decenni – da un lato mostra uno sguardo attento sul nucleo familiare, visto come argine a una realtà sociale sempre più atomizzata e competitiva, tesa a fare della stessa infanzia una mera anticamera del mondo adulto; dall’altro evidenzia il tema del lutto e quello di un prematuro coming of age nel personaggio del piccolo Kei, costretto ad assumere su di se il ruolo di “guardiano” e custode del fratello minore, replica in piccolo della dinamica che gli stessi yokai giocheranno, su scala globale, con l’umanità. Il piccolo protagonista, legato a suo fratello da una promessa “adulta”, si ritrova a confrontarsi con creature paradossalmente più infantili di lui (in primis quella del demone innamorato del suo cellulare), in un’avventura che sarà anche viaggio alla riscoperta delle proprie stesse radici (nella sua discendenza con la stirpe dei Watanabe, legata agli yokai da un antico patto). Non a caso, la stessa immagine del padre del protagonista – con una funzione più che meramente esornativa – tornerà nell’ultima parte del film, come approdo ultimo di un percorso avventuroso che è anche di crescita e (ri)scoperta degli affetti. Una dinamica simile, se ci si passa il paragone con un altro fondamentale autore nipponico, solo apparentemente lontano da Miike, a quella che abbiamo visto nell’indimenticato L’estate di Kikujiro (1999) di Takeshi Kitano.

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Intrattenimento ed equilibrio

The Great Yokai War: Guardians, una foto del film
The Great Yokai War: Guardians, una foto del film di Takashi Miike

The Great Yokai War: Guardians non perde comunque di vista il suo primario compito di intrattenere, e lo fa col tipico fare iconoclasta miikiano: con quell’atteggiamento mostrato dal regista, cioè, da “terrorista dei generi” contemporaneo – appellativo che il nostro Lucio Fulci, suo originale depositario, siamo convinti gli cederebbe volentieri – qui appena mitigato da una storia pensata anche per un pubblico di famiglie (ma che certo non si limita a quest’ultimo). A dispetto della baraonda visiva che il film propone, e della continua mescolanza (che gli appassionati del cineasta giapponese conoscono bene) tra materiale alto e basso, tra autorialità e spinte popolari, la sceneggiatura mantiene un buon equilibrio, descrivendo con attenzione e gusto le tappe del viaggio del protagonista. Nella risoluzione della vicenda, inattesa per come arriva, il regista rompe consapevolmente le convenzioni del genere, sostituendo un momento estremamente lirico – che ovviamente non riveliamo – ai fuochi d’artificio che ci si aspetterebbe. Il cinema di Takashi Miike è anche questo, ed è uno dei motivi che ce lo fanno amare.

The Great Yokai War: Guardians, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: Yokai Daisenso Gâdianzu
Regia: Takashi Miike
Paese/anno: Giappone / 2021
Durata: 118’
Genere: Fantasy, Avventura
Cast: Hana Sugisaki, Kôji Ohkura, Takahiro Miura, Eiji Akaso, Kazuki Kitamura, Kazuki Miki, Kazuya Murakami, Kôji Takeda, Kokoro Terada, Nanako Matsushima, Rei Inomata, Sakura Andô, Sumire, Tarô Nakatani, Yoshito Momiki, Yûko Ôshima
Sceneggiatura: Yûsuke Watanabe
Fotografia: Hideo Yamamoto
Montaggio: Naoichirô Sagara
Musiche: Kôji Endô
Produttore: Norikazu Tsubaki, Shigeji Maeda, Reiko Imayasu, Misako Saka, Shigeo Minakami
Casa di Produzione: Hikari TV, Movie Walker, TV Tokyo, Kadokawa, Oriental Light and Magic (OLM), CyberAgent, Toho Company, Fujishoji

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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